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Governo Italiano

Dettaglio articolo

Data:

11/01/2010


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Il governo italiano ha posto l'Africa al centro della sua azione di politica estera. Ho visitato nel febbraio scorso quattro Paesi africani - la Nigeria, l'Angola, la Sierra Leone ed il Senegal. Mi recherò questa settimana in Mauritania, Mali, Etiopia, Uganda e Kenya. L'Africa è stata protagonista nell'agenda della Presidenza italiana del G8. Al Vertice dell'Aquila abbiamo invitato a partecipare attivamente ai lavori un numero senza precedenti di rappresentanti africani.

Tutto ciò fa seguito ad un lungo periodo in cui l'attenzione politica dell'Italia verso il continente africano era oggettivamente calata. Nei Paesi che ho menzionato non si registrava una visita di un Ministro degli Esteri italiano da diversi decenni. Perché questo nostro rinnovato interesse verso il continente africano e quale ruolo ha l'Italia da svolgere in questi Paesi? Vorrei spiegarlo con semplicità, in poche parole. Nel mondo complesso e interdipendente del XXI secolo l'Africa è diventata un attore politico ed economico a pieno titolo, non più soltanto il destinatario di aiuti, oggetto di charity, un partner paritario con cui bisogna interagire in maniera nuova e più moderna, senza i vecchi paternalismi. Le economie di molti Paesi africani sono cresciute a tassi elevati nei primi sette anni di questo decennio e riteniamo che, superata la crisi globale, possano ritornare a crescere a ritmi considerevoli; l'instabilità ancora diffusa in molti paesi africani, Somalia in primis, rappresenta una minaccia immediata alla nostra sicurezza.

Vado quindi in Africa perché abbiamo interessi nazionali concreti da difendere: opportunità per le nostre imprese, necessità di approfondire la collaborazione con i governi di quei Paesi nella lotta al terrorismo, alla pirateria, per risolvere alla radice il problema dell'immigrazione clandestina che proprio in questi giorni è riemerso in tutta la sua drammaticità con i tragici fatti di Rosarno. Mi sono personalmente battuto anche negli anni precedenti, nella veste di Vice Presidente della Commissione europea, contro il lavoro nero che costituisce uno dei fattori di spinta dell'immigrazione clandestina. L'Italia è da sempre un Paese tollerante ed ospitale, non ha nel suo DNA il retaggio dei grandi imperi coloniali: ma abbiamo il dovere, attraverso l'amicizia e la partnership con i Paesi africani, di risolvere alla radice e regolare nel reciproco interesse il fenomeno dell'immigrazione, per salvaguardare il benessere e la sicurezza dei nostri cittadini e dei cittadini africani che rispettiamo.

Abbiamo del resto dimostrato di essere particolarmente sensibili al tema dei diritti umani, come prova l'impegno del governo italiano per l'abolizione delle mutilazioni genitali femminili. Sono incoraggiato dal fatto che uno dei Paesi che visiterò, l'Uganda, ha nelle settimane scorse messo fuori legge questa pratica barbara e offensiva dei diritti più elementari.

L'Italia vuole assumere un ruolo di leadership per portare in Africa “più Europa” e sollecitare un ruolo più incisivo dell'Unione europea. L'Europa, più di ogni altro continente è esposta ai pericoli di instabilità sistemica in Africa creati dalle minacce del terrorismo, dei traffici illeciti del riscaldamento globale che, se non risolto, aumenterà i flussi di eco-immigrati verso il nostro continente. L'Africa non può essere dunque per l'Italia e per noi europei una sfida come le altre. E’ una sfida centrale e complessa che non possiamo permetterci di sottovalutare.


Luogo:

Roma

Autore:

Franco Frattini

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