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Governo Italiano

Dettaglio articolo

Data:

12/01/2010


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Caro Direttore, il Suo giornale mi ha chiamato direttamente in causa in merito alla politica dell'Italia verso l'Iran. Vorrei su questo argomento sviluppare alcune considerazioni.

L'Italia ritiene che un Iran dotato dell'arma nucleare rappresenterebbe una minaccia vitale per la sicurezza regionale in medio oriente, in particolare per quanto riguarda la sicurezza di Israele di cui siamo il migliore alleato in Europa, ma anche per i paesi arabi moderati sui quali puntiamo per costruire una pace stabile nella regione.

Un Iran nucleare costituirebbe una minaccia vitale anche per la sicurezza globale. Scatenerebbe una corsa al nucleare da parte di altri paesi e aumenterebbe i rischi per la sicurezza di tutti. Il principio della deterrenza nucleare funzionava e costituiva anzi un fattore di stabilità nel contesto bipolare della Guerra fredda. Nel mondo post bipolare, senza chiari centri di gravità e popolato da minacce asimmetriche, un eccessivo “multipolarismo nucleare” rappresenterebbe un evidente elemento di instabilità. Per questo motivo l'Italia sostiene con convinzione la visione del presidente Obama per un mondo senza armi nucleari e gli sforzi sul disarmo e la non proliferazione che vanno in questa direzione. L'Iran è come noto parte del Tnp (Trattato per la non proliferazione) e la questione iraniana rappresenta quindi un test cruciale per la credibilità dell'attuale regime multilaterale sulla non proliferazione.

Per queste ragioni: la sicurezza di Israele, la stabilità regionale, la sicurezza globale - un Iran nucleare è per noi un'ipotesi inaccettabile. Come evitarla?

Noi crediamo che la politica della “mano tesa” voluta dal presidente Obama sia stata una decisione giusta. Anche se l'Iran non ha purtroppo finora risposto a tale apertura come avremmo auspicato, non bisogna da ciò concludere - come fanno erroneamente alcuni analisti - che la mano tesa non abbia prodotto risultati. Di risultati ne ha prodotti almeno due. Ha innanzitutto allargato e cementato la solidarietà internazionale sulla questione iraniana (basta vedere la posizione della Russia oggi assai più convergente con quella occidentale rispetto a un anno fa) e ha aperto gli occhi alla società iraniana sulla realtà: la protesta nelle piazze a Teheran esprime oggi la crescente consapevolezza della società iraniana che il “problema non è a Washington ma a Teheran” . Non chiudersi pregiudizialmente al confronto anche con i governi problematici, insomma, è tutt'altro che inutile. Nel caso dell'Iran la politica della mano tesa riflette anche la consapevolezza che condividiamo con i nostri alleati, che un Iran cooperativo o almeno non ostile rappresenterebbe un fattore importante per la stabilizzazione regionale, dall'Afghanistan all'Iraq.

I pericoli dell'azione militare

Ciò detto credo, anche qui in piena sintonia con i nostri alleati americani e sulla base di una condivisione di partenza della minaccia nucleare iraniana, che il tempo per attendere una risposta positiva non può essere indefinito. Avevamo posto come scadenza all'Iran la fine del 2009 e siamo perfettamente consapevoli che questa finestra si sta per chiudere. Gli ultimi segnali da Teheran non ci rendono ottimisti. Tra questi, oltre alla controproposta iraniana sul nucleare, per noi inaccettabile, anche le repressioni violente contro l'opposizione per le quali l'Italia ha reagito fermamente, sollecitando anche una comune reazione europea: non abbiamo intenzione di interferire nelle questioni politiche interne iraniane, ma crediamo fermamente nell'obbligo, per qualsiasi governo, di rispettare alcuni diritti umani fondamentali tra cui la protezione della vita dei propri cittadini. Ricordo che su mia istruzione, dopo le violenze successive alle elezioni del 12 giugno, l'Italia è stato l'unico paese europeo a concedere oltre settanta visti nazionali a cittadini iraniani.

Stiamo perciò discutendo con i nostri alleati e partner europei sulle misure da prendere di fronte alla chiusura del governo iraniano. Abbiamo sempre detto - e lo ripeto - che tutte le opzioni sono possibili e restano sul tavolo, a partire dalle sanzioni economiche. Circa l'opzione militare non si tratta di escluderla a priori - non ho mai detto questo- ma di riconoscerne razionalmente gli ovvi pericoli e le controindicazioni.

Le sanzioni come forma di pressione sul governo iraniano saranno inoltre tanto più efficaci se saranno “mirate” a coloro che nel governo iraniano rifiutano la collaborazione e approvate da un ampio numero di paesi. L'Iran non è un problema soltanto dell'occidente ma di tutti, la sicurezza è un “bene pubblico globale” e le potenze emergenti, incluse la Cina e l'India, dovranno assumersi le proprie responsabilità. Siamo allo stesso tempo consapevoli che nel caso di impossibilità a raggiungere un accordo in Consiglio di sicurezza dell'Onu, dovremo esser pronti a considerare l'ipotesi di sanzioni adottate da un gruppo più ristretto di paesi, i cosiddetti “like-minded”, di cui l'Italia è parte. In entrambi questi scenari, contribuiremo, come abbiamo sempre fatto, costruttivamente al dibattito e applicheremo coerentemente le decisioni che verranno adottate, in pieno raccordo con i nostri alleati e partner. L'Italia è tra i principali partner economici: crediamo tuttavia che la sicurezza fisica e la responsabilità di fronte ai nostri alleati e al mondo intero vengano prima di ogni altra considerazione. Le nostre imprese con interessi in Iran hanno del resto dimostrato finora un alto senso di responsabilità. Stiamo quindi monitorando assai attentamente le reazioni di Teheran e agiremo in piena sintonia con i nostri alleati americani ed europei.

Crediamo che l'Iran debba calcolare razionalmente i propri interessi. Potrà affermare il ruolo regionale a cui legittimamente aspira soltanto guadagnandosi il rispetto dei propri vicini, della comunità internazionale e dei propri cittadini.


Luogo:

Roma

Autore:

Franco Frattini

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