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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

23/01/2010


Dettaglio intervista

Ministro Frattini, il G2 scricchiola dopo le reazioni cinesi alle critiche di Hillary Clinton?

«Non vanno sopravvalutate, le relazioni con gli Usa non ne risentiranno. Ma si tratta di un “momento della verità”, nel senso che la riaffermazione americana della libertà di espressione è coerente con l'attaccamento ai valori fondamentali. La replica testimonia difficoltà mentre ci sono pulsioni centrifughe».

Lunedì lei incontrerà la signora Clinton. Quale messaggio porta l'Italia all'amministrazione Usa?

«Intanto che l'asse euroatlantico è più vivo che mai. A eventuali tentazioni americane di guardare ad Est noi europei dobbiamo rispondere mostrando di essere un partner affidabile e unito. Quanto all'Italia, abbiamo dimostrato di muoverci rapidamente quando gli Stati Uniti hanno bisogno di noi. Penso all'Afghanistan: abbiamo inviato altri mille uomini, siamo stati i primi ad accogliere la richiesta di Obama. Il terzo messaggio è che siamo accanto all'America nella questione del terrorismo: penso allo Yemen, luogo di stabilimento e transito di un terrorismo che abbraccia Somalia, Mauritania e Africa sub-sahariana.

Parlerete certo anche di Iran.

«Sì, probabilmente a fine gennaio ci saranno proposte al Consiglio di sicurezza. Siamo continuamente al corrente di quanto accade al 5+1 grazie a un gruppo di consultazione allargato: la politica della mano tesa funziona se vengono coinvolti più attori, come India, Cina, Paesi del Golfo e Turchia. E significa anche andare a vedere il bluff iraniano: vediamo se la proposta di scambiare uranio arricchito con uranio da arricchire fuori dall'Iran può costituire la base di un accordo. Occorre convergere con una pressione comune e un'ultima offerta negoziale».

L'Italia è pronta ad applicare nuove sanzioni?

«Certo: la sicurezza è più importante degli affari, ma bisogna essere cauti: potrebbero non essere efficaci economicamente, e occorre evitare che venga rinsaldata l'unità interna colpendo il Paese nel suo orgoglio».

Le relazioni italo-iraniane hanno sollevato perplessità a Washington.

«Al momento del mio insediamento ho sostenuto la necessità di sanzioni bancarie e dell'adesione strategica alla politica della mano tesa. Non esistono inquietudini a livello dell'amministrazione, semmai al Congresso: la settimana scorsa l’ad dell'Eni Scaroni ha dimostrato, a Washington, che non sono stati fatti investimenti recenti e che quelli degli Anni 90 sono in scadenza».

Fra una settimana si svolgerà a Londra la Conferenza sull'Afghanistan. Cosa porterà l'Italia?

«Premetto che la Conferenza non deve essere l’occasione per parlare di tematiche politiche generale, con un'eccezione: come ingaggiare i gruppi taleban pronti al dialogo. Presenteremo una proposta per la ricostruzione civile della governance afghana in tre punti: 1) formazione del personale civile, in particolare per quanto riguarda le pratiche contro la corruzione, usando i parametri Ocse con i quali l'Italia ha guidato la formazione nei Balcani; 2) azioni transfrontaliere: la Guardia di Finanza è impegnata nell'addestramento, dalle frontiere dove siamo presenti arriva il 60% degli introiti della polizia doganale: il metodo funziona; 3) cooperazione allo sviluppo: pensiamo soprattutto all'agricoltura, alla produzione di olio e zafferano, che rendono ormai più della droga, i cui prezzi sono in calo. Se si distruggono semplicemente i campi di droga, si spinge chi ci lavora a unirsi ai taleban per mancanza di alternative».

Il ministro della Difesa americano, Gates, sarà a Roma fra pochi giorni: chiederà altre truppe?

«No, e non manderemo altri soldati. Cercheremo di capire che cosa intende fare Washington per la ristrutturazione in ambito regionale, e chiederemo che la zona di Herat resti sotto nostra responsabilità».

Un primo bilancio dei nuovi incarichi di gabinetto nella Commissione Ue mostra che l'Italia arranca: 22 ai tedeschi, 20 a francesi e inglesi, 14 ai portoghesi e 12 agli italiani.

«Ai livelli più alti della Commissione il nostro Paese può contare su 4 direttori generali e 5 vice direttori generali in settori strategici quali Affari Economici e Finanziari, Agricoltura, Relazioni Esterne, Politiche Regionali, Trasporti/Energia e Sviluppo. Su questo fronte la posizione italiana si è rafforzata negli ultimi mesi, e risulta attualmente in sostanziale equilibrio con quella degli altri Grandi dell'Ue. E non dimentichiamo la Nato: il numero 2, il capo delle operazioni militari e l'inviato in Afghanistan (anche quello Ue) sono italiani».


Luogo:

Roma

Autore:

di Emanuele Novazio

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