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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

01/02/2010


Dettaglio intervista

Franco Frattini vuole rinsaldare i rapporti con i centristi dell'Udc, e non è di quelli che sparano su Casini rimproverandogli i due «forni» . «Anche se, quando il giornale del vescovi contesta una politica che, in nome del potere e delle alleanze opportuniste, sacrifica la linearità della tradizione, beh, lì ritroviamo molti dei nostri argomenti critici. Però questo non significa che come Pdl non cerchiamo la possibilità di un'intesa seria con l'Udc, per cominciare a governare insieme importanti regioni. Lazio, Campania...».

Cos'è che proprio non digerisce delle alleanze dei centristi?

«Per noi è bruciante in Piemonte l'alleanza centrista disinvolta con la Bresso, che a sua volta si allea con l'estrema sinistra, con gli anti Tav che bloccano la Val di Susa, con coloro che contestano i nostri valori più profondi, che richiamano una comune identità cristiana».

Lì però i centristi combattono la Lega.

«Il rapporto Lega-centristi è stato esasperato, da una parte e dall'altra».

Sull'identità cristiana, invece, avete lavorato assieme in Europa, no?

«Quando si è trattato di lavorare assieme, abbiamo fatto un'azione capillare su tutti i paesi del Consiglio d'Europa che ha portato all'elezione di Luca Volontè a presidente del gruppo del Ppe, il più grande gruppo del Consiglio d'Europa. C'è stata una grande lealtà, in nome dei valori comuni. Ora è assurdo che io presenti il ricorso italiano sulla sentenza del crocefisso nelle scuole, trovando l'Udc fortissimamente schierata con noi e la Santa Sede e poi mi trovo a Torino i candidati Udc che sostengono i laicisti più sfrenati. Questo ci brucia».

Al Pd molto meno.

«Per forza, quelli cercano alleati per salvarsi dal proprio disastro interno. Ci hanno provato in Puglia; in Campania si sono spaccati, non hanno nemmeno la coalizione. Loro hanno fatto alleanze di necessità, noi sulla base di principi comuni».

C'è una sorta di divisione Nord-Sud nelle vostre alleanze: con la Lega al Nord, con i centristi al Sud...

«E' un approccio federalista. Il federalismo non si deve esprimere solo nelle istituzioni, ma è bene ci sia un federalismo delle proposte politiche. La proposta politica che facciamo agli elettori del Veneto -più sviluppo alle piccole e medie imprese, meno burocrazia, infrastrutture e sguardo all'Europa dell'Est- non può essere la stessa che facciamo in Campania, dove c'è lo sfascio dell'amministrazione pubblica, la lotta alla camorra; questo è il federalismo delle proposte politiche».

Per lei le Regionali sono importanti come le elezioni di “mid term” per Obama?

«Noi abbiamo due ambizioni: mostrare agli elettori in ciascuna regione ciò che il governo centrale ha fatto per l'Italia. L'aver sbloccato il piano nazionale di infrastrutture per molti miliardi di euro, troverà un indotto interessante per tutti. Poi ci sono le tematiche regionali. Vogliamo dimostrare che il trend dell'elettorato nazionale, che ha portato a vincere l'Abruzzo e la Sardegna, sarà confermato in altre regioni. Partiamo da 11 per la sinistra e 2 per il centro destra».

Il Pd spera nel 7 a 6.

«Quando sento parlare di una “vittoria” nostra solo per 7 a 6, sorrido: se ne vincessimo sei avremmo triplicato il numero delle regioni. La sinistra vuole barare con i numeri».

E' tornato un po' di gossip sui nomi nelle liste, veline e specchietti per le allodole...

«Abbiamo avviato uno screening molto dettagliato, non possiamo fare dei listini un refugium peccatorum. Ci saranno nomi di persone che danno lustro alla lista, professionisti di fama, che non prendono voti ma che saranno utili per dare un contributo in consiglio regionale. Non si tratta di mettere una quantità di persone che non hanno nè arte nè parte e che cercano un posto di lavoro. Tempo fa sollevai il problema con il presidente Berlusconi e lo trovai assolutamente in linea. Ci sono sempre tentazioni e spinte locali, ma lo screening nazionale impedirà di mettere in lista chi non lo merita».

Governare una regione non è facile.

«E con il federalismo ancora meno. Governare una regione richiede avere assessori di primissima qualità e competenza: per ognuna servirà avere, otto, dieci, dodici personaggi capaci di governare alcuni miliardi di euro di bilancio. Basta pensare alla macchina della Sanità».

Torniamo all'Udc. Dopo le regionali l'alleanza progredirà?

«Molto dipenderà da loro. Noi siamo un partito del 40%, l'Udc del 6%. Abbiamo fatto il primo passo, cercato dialogo, accordi. Qualche volta hanno fatto il gioco della ragazza corteggiata che fa finta di non accettare la corte e tentenna. Bisognerà vedere come gli elettori reagiranno, che messaggio verrà dalle urne. Certo, alleati con la sinistra come lista nazionale perderanno. Si conteranno e tireranno le somme. Speriamo facciano un passo».


Luogo:

Roma

Autore:

Claudio Rizza

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