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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

15/02/2010


Dettaglio intervista

Non ha dubbi il ministro degli Esteri, Franco Frattini, l'operazione militare che si sta conducendo nel Sud dell'Afghanistan oltre che una grande importanza militare riveste altresì una forte valenza politica e può servire da sprone al presidente Karzai a prendersi quelle responsabilità per il suo popolo che fin qui hanno un po' latitato.

L'offensiva che si sta conducendo in Afghanistan oltre a una valenza militare ha anche un significato politico?

Certo, ha un significato politico importante perché è la parte di quella strategia che vuole da un lato restituire il controllo del Paese alle autorità afgane che, devo dire, stanno collaborando in quest'offensiva in modo molto apprezzabile con le forze militari in questo caso statunitensi, ma poi vuole dimostrare che questa forza dei talebani al di là della propaganda non ?? in realtà né invincibile, né eterna, i talebani perdono il controllo di roccaforti tradizionali anche nella zona Sud del Paese, come in questo caso e si sta dimostrando che i successi della coalizione sono successi importanti. Quindi il significato politico è: si può fare, possiamo avere successo, è anche un messaggio di conforto alla popolazione afgana che vede un po' denudarsi questa forza dei talebani che finora sembravano tenere sotto controllo quello che volevano: Adesso si sta dimostrando che non è così.

È anche un grosso aiuto politico a Karzai che finora ha avuto parecchi problemi all'interno del nuovo governo...

Sì, noi dopo la conferenza di Londra abbiamo confermato con una sola voce il sostegno a Karzai. Io stesso dissi: “E’ l'unica opzione che abbiamo sul tappeto anche se chiediamo molto a Karzai, molto di più rispetto al passato”. Gli chiediamo di portare avanti un programma di riforme per il suo popolo, un programma di lotta alla corruzione, ma è evidente che con questa azione noi stiamo dimostrando che Karzai e il suo governo possono gradualmente riprendere il controllo del loro Paese.

Quest'azione è comunque un grande banco di prova per Obama...

Lo è. Obama, a mio avviso, ha correttamente cambiato la strategia dicendo che non si può pensare solo alla parte militare, sia puntando molto a quello che gli afgani devono ricevere dal loro governo, perché finora si è vista una coalizione internazionale che ha dato molto al governo Karzai, ma un governo Karzai che ha dato poco al popolo afgano. Quindi noi stiamo oggi puntando molto su quello che Karzai deve fare per il suo popolo, il concetto di compact per l’Afghanistan sta proprio in questo.

Non ci sono italiani implicati nell'offensiva?

No, non ce ne sono, nessuno lo ha chiesto. L'Italia è, come noto, dispiegata sul fronte Ovest.

Obama ha pronta una exit strategy dall'Afghanistan per il 2011. E l'Italia?

Noi abbiamo parlato di una strategia di transizione e crediamo che oggettivamente dal 2011 sarà possibile con la coalizione e la Nato via via restituire aree del Paese al controllo delle forze di sicurezza afgane. E’ chiaro che via via che questo avverrà vi potrà essere una riduzione progressiva dei contingenti militari. Abbiamo sempre evitato di parlare di “exit strategy”, l'abbiamo definita “transition strategy” . E’ chiaro che la Nato ci domanda sempre di non qualificare questa una strategia di abbandono dell'Afghanistan e bisogna dire che anche quando le forze afgane avranno il controllo pieno del loro territorio noi dovremo continuare in un tempo congruo ad aiutare la popolazione civile, attuare i programmi di cooperazione, i programmi di formazione quindi anche con la riduzione del contingente delle truppe della coalizione della Nato non si ridurrano gli aiuti, al contrario.


Luogo:

Trieste

Autore:

Mauro Manzin

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