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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

16/02/2010


Dettaglio intervista

Ministro Frattini, il blocco dei visti ai cittadini europei è un'altra provocazione di Gheddafi?

«Gheddafi ha reagito a una decisione svizzera in base alla quale al presidente libico e al ministro degli Esteri Mussa Koussa, oltre ad altre 186 personalità libiche, viene negato l'ingresso in Svizzera perché considerati «pericolosi per la sicurezza» del Paese. Come dire che il governo di Berna li ha messi nella lista nera di Schengen. Ma non è questo l'accordo di Schengen che conosciamo. Agendo in questo modo, la Svizzera prende in ostaggio gli altri Paesi dell'area Schengen».

Secondo il governo italiano la Svizzera ha sbagliato?

«Ovviamente ci auguriamo che la decisione libica sia ritirata al più presto, siamo seriamente preoccupati e abbiamo chiesto a Tripoli di ripensarci. Ma l'azione della Confederazione, che di fatto equipara Gheddati e altri esponenti libici a terroristi internazionali, forse poteva essere evitata. Giorni fa ho scritto personalmente alla mia collega svizzera Kalmi- Rey per confermarle il nostro aiuto a risolvere la vertenza con Tripoli. Ma per risolverla, avevo notato in quell'occasione, non si può prendere in ostaggio gli altri Paesi che aderiscono all'accordo di Schengen. Non è corretto che Schengen sia piegato dalla Svizzera a mezzo di pressione: per risolvere un problema bilaterale con la Libia ci sono altri strumenti. Altrimenti rischiamo di far perdere all'accordo di Schengen la sua credibilità. Schengen va usato per fini propri. E Schengen, lo ripeto, è nato per proteggere i Paesi che vi aderiscono da criminali e terroristi. Che succederà se domani, a puro titolo di esempio, il Lussemburgo avrà un problema con la Giordania e la Francia avrà un problema con l'Egitto, e i due Paesi decideranno di chiudere le frontiere dell'Europa di Schengen ai cittadini giordani ed egiziani? Usare quell'accordo per risolvere questioni bilaterali è rischioso».

Ma la reazione di Gheddafi ad un'azione svizzera colpisce direttamente i cittadini italiani e gli interessi della nostra economia: sono in molti, all'opposizione, a chiedersi perchè il governo non reagisce, considerato anche l'accordo firmato l'anno scorso a Roma fra Berlusconi e Gheddafi con grande rilievo mediatico, e con una forte esposizione finanziaria da parte italiana, 5 miliardi di euro.

«L'accordo italo libico non c'entra niente con quanto sta accadendo fra la Libia e l'Europa. In questo caso si tratta dell'accordo di Schengen, che prevede la limitazione della circolazione a cittadini di un Paese terzo - in questo caso la Libia - se uno solo dei Paesi che vi aderiscono si oppone, in questo caso la Svizzera».

La reazione della Commissione europea è stata molto dura, ieri sera: il commissario agli Affari interni Cecilia Malmstroem ha «deplorato» quella che ha definito una decisione «unilaterale e sproporzionata di Tripoli», annunciando che valuterà «una reazione».

«La nostra posizione non è in contraddizione con l'Europa. Abbiamo detto che tutto nasce da una azione eccessiva della Svizzera alla quale è seguita, da parte libica, una reazione che ha provocato conseguenze amplificate, e in quanto tali preoccupanti, per i Paesi dell'Unione europea che aderiscono a Schengen. Ma il punto è un altro: la soluzione va individuata a livello comunitario, e l'Italia ha suggerito all'Unione europea di effettuare un passo su entrambe le capitali, per cercare di trovare di comune accordo una soluzione tecnica al problema».

Per esempio?

«Per esempio si potrebbero concedere visti a cittadini libici che consentano loro l'ingresso nei Paesi dell'area Schengen escludendo però la Svizzera. In questo modo verrebbe meno il motivo della reazione libica sugli altri Paesi che aderiscono a Schengen. Ne parleremo alla prossima riunione dei ministri degli Esteri Ue, lunedì a Bruxelles. Abbiamo chiesto di discutere la questione anche all'interno del Comitato Schengen a Bruxelles, in programma dopodomani».

Nel frattempo?

«Nel frattempo gli italiani che hanno visti di soggiorno permanente possono entrare in Libia. Gli altri dovranno aspettare qualche giorno. Li invitiamo a non partire, per il momento».


Luogo:

Roma

Autore:

Emanuele Novazio

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