Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

16/02/2010


Dettaglio intervista

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, non manifesta sorpresa per l'iniziativa della Libia. E non nasconde il suo giudizio severo sul comportamento della Svizzera. Ne spiega le ragioni.

Ministro, come mai la reazione della Libia al comportamento tenuto dalla Svizzera non la sorprende?

«Semplicemente perché era prevedibile, considerate le premesse di una questione che, tra Libia e Svizzera, risale nel tempo. E noi abbiamo cercato di scongiurare in tutti i modi un'iniziativa libica, chiedendo prudenza alla Svizzera».

Quali sono state le vicende che hanno spinto Gheddafi al blocco dei visti?

«L'aggravarsi della questione è nata da un ultimo episodio concreto. Considerare Gheddafi o il suo ambasciatore Ali Treki, oggi presidente dell'assemblea Onu, come persone pericolose perla sicurezza nazionale non credo poteva essere un comportamento da considerare accettabile».

Che giudizio dà sull'intera vicenda?

«Dico con chiarezza che si tratta di una disputa bilaterale, che coinvolge la Svizzera e la Libia. In questa disputa si è tentato di utilizzare come strumento il trattato di Schengen nato con ben altre finalità.Una scelta che ha finito per coinvolgere in maniera indiretta 26 Paesi su 27 firmatari del trattato».

Come ha cercato l'Italia di evitare una reazione libica estesa all'intera Europa?

«Avevamo offerto alla Svizzera una mano concreta, offrendoci per cercare di risolvere una disputa in cui, l'Italia, come gli altri 26 Paesi dello Schengen, non c'entra».

A cose avvenute, che reazione ufficiale c'è stata dall'Italia?

«Abbiamo espresso disappunto e rammarico per la decisione della Libia, auspicando in tempi brevi di arrivare ad una soluzione sulla gestione dei visti».

Siete in sintonia con le valutazioni formali della Ue?

«Certamente. A questo punto, è opportuno e urgente che ci sia un'iniziativa comunitaria per arrivare a risolvere la questione. Lunedì ci riuniremo a Bruxelles per individuare una soluzione accettabile per tutti».

Su quali basi?

«Da un lato bisogna tutelare l'accordo di Schengen, dall'altro impedire che un suo uso inopportuno da parte di uno dei Paesi che ne sono stati firmatari abbia conseguenze impreviste anche per gli altri».

Ha in mente delle soluzioni da proporre lunedì?

«Nell'immediato, bisogna lavorare ad una soluzione tecnica. Si potrebbe pensare di individuare uno dei Paesi firmatari, come Malta, l'Italia, o altri, a rilasciare visti escludendo la Svizzera. Resta però sempre la questione della controversia bilaterale da risolvere tra Libia e Svizzera».

Che invito ha rivolto il suo Ministero agli italiani che dovrebbero entrare in Libia per lavoro, o altri motivi?

«Abbiamo invitato i nostri connazionali ad evitare di recarsi in Libia almeno per qualche giorno, in attesa di una soluzione da trovare lunedì».

Il rapporto dell'Italia con la Libia resta sempre buono, nonostante questa vicenda?

«Con la Libia il nostro rapporto resta invariato. E non poteva essere altrimenti. Ripeto, siamo solo indirettamente colpiti da questa vicenda. Il trattato di Schengen è nato per impedire che criminali o terroristi entrino nell'area dei Paesi aderenti. Non può essere utilizzato per altre finalità».

Che iniziative avete intrapreso per spingere la Libia a rivedere la sua decisione?

«Alla Libia abbiamo rivolto un appello per cercare una soluzione in tempi brevi. Tutti gli ambasciatori dei 26 Paesi colpiti hanno chiesto a Tripoli di rivedere il blocco dei visti. Finora senza successo, ma non disperiamo. Lavoriamo ancora in questa direzione, in attesa della riunione di lunedì tra i ministri della Ue».


Luogo:

Roma

Autore:

Gigi Di Fiore

10044
 Valuta questo sito