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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

02/03/2010


Dettaglio intervista

Vancouver - Franco Frattini, ministro degli Esteri, è un appassionato competente degli sport invernali. Per 12 anni è stato presidente della Commissione Maestri di sci. Doveva arrivare a Vancouver, ma ha rinunciato al viaggio. L'Italia si è trovata invischiata in una crisi profonda, che è stata vissuta anche da altri Paesi di grande tradizione nell'Olimpiade d'inverno come Russia, che ospiterà la prossima Olimpiade a Sochi nel 2014, e Finlandia. «Ho deciso - ha chiarito subito il ministro - di non andare ai Giochi, perché ho percepito che la mia presenza avrebbe acuito il disagio del momento difficile. In circostanze simili non bisognava caricare gli atleti di altre responsabilità in un ambiente che stava già vivendo una delusione annunciata».

Annunciata?

«Sì. La nostra spedizione torna dal Canada con un bilancio deludente, molto al di sotto delle speranze che erano anche state espresse anche da me stesso, quando gli atleti erano stati accolti a Villa Madama. In quell’occasione, ricordo, avevo detto che avrei scommesso su Zoeggeler e sullo sci alpino che avrebbe fatto senz'altro meglio dello zero ottenuto a Torino. Zoeggeler ha meritato un bronzo che vale quanto un oro, poi Razzoli è stato fantastico e abbiamo scoperto Pittin, ma il resto è stato inferiore alle attese. Ora bisogna andare a trovare le cause di questa crisi in quanto è successo negli anni precedenti. Sarebbe sbagliato limitarsi al presente».

A cosa si riferisce?

«Sono stati fatti una serie di errori di impostazione dalla federazione. Mi domando come sia possibile pretendere che gli atleti si concentrino su un obiettivo importante, liberino la mente dalle preoccupazioni, quando si chiede loro di pagarsi le spese di trasferte per gli allenamenti? Si mette Blardone nella condizione di allenarsi da solo. E poi, visto che ci sono sacrifici finanziari da fare, si invitano i consiglieri federali a Vancouver con le mogli... Non ha senso».

E' un giudizio severo.

«No, è la fotografia di una situazione generale. Sento parlare di necessità di avere in squadra i mental trainer, perché si è creata la malattia dell'insicurezza, invece di fare lavorate gli allenatori nelle migliori condizioni. E' inaccettabile. Ho sentito anche la Fontana, giovane atleta medagliata, criticare pesantemente la gestione federale e poi per protesta non partecipare a una gara olimpica. Questo è il sintomo chiaro di un disagio che ha radici profonde, di qualcosa nato prima. Così si paga per la totale noncuranza delle federazioni».

Ci faccia un esempio

«Io ho lasciato la Coscuma (Commissione maestri di sci) perché non ho accettato la fusione a freddo che ha operato la Fisi mettendo insieme la commissione maestri con la scuola tecnici federali. Non si può mischiare la tecnica agonistica con quella dei maestri. Così non si fa cultura specifica soprattutto nella fase delicata della costruzione dei giovani. Preparare i tecnici è fondamentale. Il Coni ha il sacrosanto diritto di monitorare con severità le situazioni se si vuole evitare un'altra delusione fra quattro anni a Sochi»


Luogo:

Vancouver

Autore:

Gianni Merlo

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