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Governo Italiano

Dettaglio articolo

Data:

02/04/2010


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Siamo in dirittura d'arrivo verso un altro importante appuntamento della politica estera italiana nell'ambito dell'Unione europea. Si tratta del Forum del Comitato delle Regioni “L'integrazione attraverso la cooperazione territoriale”, che si terrà a Bruxelles il prossimo 13 aprile sotto l'egida della neopresidente italiana Mercedes Bresso.

Sulla base di una riflessione molto attenta, siamo pervenuti alla considerazione d'avere davanti a noi una prospettiva concretamente percorribile per consolidare un rilancio programmatico delle strategie interne dell'Ue a 27, attraverso la “messa a sistema” di macro-regioni, onde poter rispondere meglio alla gestione di problemi comuni, facilitando così il raggiungimento, in tempi brevi, del consenso fra i paesi interessati. Le macro-regioni su cui il 13 aprile apriamo un confronto in ambito Ue sono quella già esistente del mar Baltico, la programmata del Danubio, quella proposta per il canale del Mare del nord, e la nascente Adriatico-Ionica. Inclusi i Balcani, secondo un disegno di partenariato che ci piace definire strutturato e rafforzato.

Non si tratta di partire da zero, né di tentare avventure sperimentali. Sulle orme dell'avvio della strategia per il mar Baltico, che presenta diverse similarità con l'Adriatico-Ionio e ha una tradizione di cooperazione strutturata fra i paesi nordici rivieraschi, l'Italia è più che mai convinta dell'opportunità di adottare un modello analogo anche per l'iniziativa Adriatico Ionica (IAI). Un'iniziativa nata solennemente nel 2000 ad Ancona, alla presenza dei vertici Ue, di cui l'Italia detiene la presidenza annuale dal giugno 2009, e che il 5 maggio prossimo, in occasione della riunione dei ministri degli Esteri degli otto stati membri, si vorrebbe che cementasse l'interesse ad avere anche un riconoscimento quale macro-regione Ue, consentendo un salto di qualità che darebbe indubbio valore aggiunto alla IAI.

Nel contesto di un'Unione europea allargata - che in sé per sé è una realtà importante, ma allo stesso tempo complessa da gestire a 27 - il tema delle aggregazioni regionali ha assunto maggiore rilievo in questi ultimi anni e, come da tempo auspichiamo, è opportuno che in sede comunitaria si rivolga una ben maggiore attenzione anche alle peculiarità dei mari meridionali, riequilibrando quello che percepiamo come uno squilibrio a sfavore del fianco sud dell'Ue.
Il nostro obiettivo prioritario è di accelerare lo sviluppo della macroregione Adriatico-Ionica, affinché possa divenire, in un quadro di crescente stabilità che deve necessariamente abbracciare i Balcani, un'area di confronto costruttivo, a vantaggio delle economie territoriali e delle popolazioni dell'area.
Siamo convinti che la strada maestra che conduce al raggiungimento di questo fine non possa prescindere dal rafforzamento della già esistente cooperazione regionale, la quale non ha ancora potuto sfruttare efficacemente quelle opportunità latenti che, per così dire, sono ancora lasciate in stato di stand by. Non lasciamole in attese troppo a lungo, però, perché, come tutti sappiamo, lo stand by è un meccanismo che nel suo “piccolo” consuma e non produce. Una strategia macro-regionale, naturalmente, richiede il consenso di tutti gli attori a vario titolo coinvolti in quel dato processo, i quali concordano assieme la definizione di priorità tematiche, valutando strumenti e risorse a disposizione. In generale ciò è tanto più importante in quanto con la recente entrata in vigore del Trattato di Lisbona sono stati modificati i criteri di voto che, per molte materie, sono a geometria variabile. La strategia che propone l'Italia tiene quindi conto delle prioritarie esigenze condivise sia dai paesi che si affacciano direttamente sul mare Adriatico e sullo Ionio, sia di quelli che per ragioni storiche appartengono a quel bacino.
Queste priorità coinvolgono aspetti assolutamente significativi per la qualità della vita delle popolazioni, come la tutela dell'ambiente, il miglioramento delle prospettive economiche regionali, il rafforzamento della legalità e della sicurezza, la cooperazione economica-sociale-istituzionale, nonché, dulcis in fundo, la valorizzazione di un'esperienza e di un patrimonio culturale comuni. Ecco perché, inoltre, nell'architettura di una strategia per l'Adriatico e lo Ionio un ruolo importante spetta, oltre agli stati, anche alle Regioni ed alle altre realtà locali che vantano una lunga esperienza di cooperazione transfrontaliera e che conoscono i punti di forza e le criticità del territorio.
E’ nostra profonda convinzione, e lo vogliamo dimostrare, che dalla condizione di stand by si possa emergere in tempi ragionevolmente brevi e con il vantaggio di tutti gli attori coinvolti in questo processo di crescita e sviluppo nell'ambito dell'Unione.
Ci auguriamo pertanto che in occasione dell'imminente appuntamento programmato per il Forum del Comitato delle Regioni, ove lanceremo la macro regione Adriatico-Ionica, il confronto produca un sensibile avanzamento delle intese, al fine di consolidare una strategia di sistematizzazione regionale dell'Ue che potrà raggiungere, con il gradimento di tutti, il suo migliore happy end. Il tutto senza discriminazioni e sovrapposizioni, ma con le indispensabili sinergie fra le macro regioni stesse.


Luogo:

Roma

Autore:

di Alfredo Mantica

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