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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

12/04/2010


Dettaglio intervista

«Sono in buone condizioni. Al nostro ambasciatore, che li ha visitati, hanno espresso preoccupazioni per le quattro colleghe italiane che lavorano all'ospedale di Lashkar Gah ed ho dato indicazioni perché siano trasferite sotto la protezione dell'esercito Isaf». Franco Frattini segue la vicenda dei tre fermati in Afghanistan. Ma prende nettamente le distanze da Emergency e Gino Strada.

È intervenuto in difesa dei tre fermati?

«Ho parlato con il mio collega afghano Zalmay Rassoul. Ho chiesto informazioni ed avuto rassicurazioni circa la tutela dei diritti e delle garanzie assicurate dai trattati internazionali alle persone in stato di fermo. Ed ho confermato il nostro impegno assoluto nel contrasto ad ogni forma di supporto, diretto o indiretto, al terrorismo. Prego con tutto il cuore che le accuse siano infondate perché sarebbe una vergogna per l'Italia».

Sembra che creda alle accuse. Che idea si è fatto di quel che è successo?

«Le accuse sono, evidentemente, molto serie: nell'ospedale sono stati trovati giubbotti esplosivi del tipo usato dai terroristi kamikaze per i loro attentati. Vogliamo la verità, e in fretta».

Le sono stati assicurati tempi brevi?

«Non possiamo nè vogliamo forzare la mano a indagini che, sono sicuro, faranno il loro corso nel modo migliore, e con le garanzie dovute. Si tratta di personale nè in collegamento nè alle dirette dipendenze delle istituzioni italiane. Là ripeto, prego con tutto il cuore che le accuse si rivelino infondate ma è un fatto che in quell'ospedale sono state trovate armi. La situazione è molto delicata, le accuse gravissime».

Una presa di distanza netta da Emergency?

«Non ho, non abbiamo nessun rapporto con Emergency. L'organizzazione svolge un lavoro che rispetto e di cui prendiamo atto. Ma noi siamo lo Stato e come Stato ci muoviamo».

E’ d'accordo con il suo sottosegretario, Alfredo Mantica, che accusa Emergency ed il suo fondatore Gino Strada, di fare «troppa politica»?

«Certe frasi pronunciate dal dottor Strada - come l'accusare al governo di Kabul di aver rapito i tre italiani - sono completamente fuori luogo. Non c'è stato nessun rapimento. Si tratta di fermi seguiti al ritrovamento di armi. Sarebbe successo in qualsiasi Paese democratico. Lanciare quelle accuse, tentare in ogni modo di politicizzare la vicenda è assolutamente sbagliato. Spero sinceramente che il dottor Strada non insista: ho chiesto e mi aspetto indagini rapide per accertare la verità, la si smetta di lanciare accuse assurde».

Strada è convinto che si sia voluto colpire Emergency in quanto «testimone scomodo» dei metodi poco ortodossi del governo di Kabul e della missione Isaf. Condivide?

«Non sono testimoni scomodi di niente. Io ho sempre ringraziato e ringrazierò chi cura feriti e malati. Ma se si vuole fare il controcanto alla missione internazionale è un altro paio di maniche. Noi continueremo ad onorare i nostri impegni internazionali».

La preoccupano le manifestazioni inscenate davanti all'ospedale? Teme coinvolgano la missione italiana?

«Non manifestano contro i militari italiani. Sono civili che chiedono la chiusura dell'ospedale dal quale dicono che si entra ed esce con le armi. Denunciano una troppo stretta contiguità con i talebani. Fortunatamente la popolazione civile ha capito che i talebani sono i nemici. E che una cosa è curare i feriti altro è avere contatti diretti o indiretti con quei nemici».

Sta sposando la tesi dell'accusa. Li crede colpevoli?

«Non lo so. Lo accerteranno le indagini. Lì sono state trovate delle armi: vorrei sapere chi le ha fatte entrare, chi non ha vigilato. Ho delle domande, aspetto risposte. Sarei l'uomo più felice del mondo se si scoprisse che le accuse sono ingiuste».

Strada denuncia una macchinazione per far chiudere un presidio scomodo.

«Se si curano i malati, francamente non vedo lo scomodo. Noi abbiamo ospedali in tutto il mondo e nessuno ci ha mai chiesto di chiuderli, anzi, in tutto il mondo i medici italiani ricevono la gratitudine delle popolazioni assistite. Quelle del dottor Strada, lo ripeto, sono battute fuori luogo per politicizzare la vicenda».

E’ vero che soldati della missione Isaf hanno partecipato all'arresto?

«Non lo so. La missione Isaf non ha compiti diretti dì polizia, demandati all'autorità locale. lo stesso mi sono tenuto in contatto con il governo e l'ambasciatore ha visitato i fermati su interessamento del ministro dell'interno».

Le immagini dimostrano che uomini in divisa Isaf hanno partecipato all'irruzione.

«I militari sono sempre stati di supporto alle operazioni di polizia. Se si deve trovare dell'esplosivo e combattere il terrorismo credo che l'Isaf debba e possa collaborare. O no?».


Luogo:

Roma

Autore:

Teresa Bartoli

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