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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

11/05/2010


Dettaglio intervista

Ministro Frattini, a netto de buon esito de vertice europeo, è ancora presto per parlare di scampato pericolo?

«Direi che abbiamo messo un tassello importante in questa direzione: è stata dimostrata la credibilità dell'azione europea e abbiamo fermato l'incendio».

Ma basterà una ventata speculativa perché le fiamme tornino a propagarsi…

«Il rischio c'è sempre, molto dipenderà dalla capacità dei governi di mantenere la rotta lungo la linea che è stata decisa».

Ossia?

«I principi sono chiari: occorre da parte di tutti uno straordinario rigore nei conti pubblici e bisogna avviare un'attenta riflessione attorno all'esigenza di dare all'Europa regole nuove che rafforzino tanto il sistema dell'euro quanto la governance economica».

Che genere di regole?

«Regole sulla vigilanza preventiva, regole sul rating...».

Soprattutto sul rating.

«Soprattutto. Abbiamo visto grandi agenzie di rating dare dieci e lode a soggetti in evidente difficoltà: non deve più accadere».

Si disse anche all’inizio della crisi finanziaria di due anni fa, perché stavolta dovrebbe cambiare qualcosa?

«Perché stavolta è stato peggio. Il piano di intervento da 750miliardi di euro non servirà a salvare la Grecia, ma tutti noi. Cioè l’euro e l’Europa. E’ scattato un istinto di sopravvivenza grazie al quale siamo potuti passare dai dubbi iniziali della Germania a una comune determinazione».

Che tempi prevede per e nuove regole

«Tempi rapidi, non c'è dubbio. A fine mese l'Italia presiederà il vertice Ocse e non sarà solo l'occasione per sottolineare la lungimiranza del ministro dell'Economia Tremonti, che per primo ha posto in sede europea i problemi che andavano posti, e l'efficacia politica e negoziale del presidente Berlusconi: in quell'occasione cominceremo a raccogliere i frutti di quel che abbiamo seminato in questi giorni».

Il fatto che due delle principali agenzie di rating siano americane rappresenta un problema?

«Dipende da come si lavora. Certo è che in queste ore abbiamo riflettuto molto sulla necessità di mettere a punto delle regole che consentano all'Europa di darsi un suo sistema basato su suoi criteri».

Concretamente?

«E forse prematuro dirlo, ma tra le opzioni più allettanti c'è quella di costituire un'agenzia di rating interamente europea».

La crisi greca ha spinto molti, Ciampi ad esempio, a ripensare la politica delle porte aperte a tutti…

«Guardi, io credo che chi oggi è a bordo non possa essere fatto scendere, ma sono il primo a dire che per le nuove adesioni occorreranno rigorose valutazioni sulla base di parametri stringenti».

E’ quel che dicono tutti, però...

«No, non è retorica. Ormai tutti hanno capito che se un'Europa larga è nell'interesse generale non lo sono meno la solidità e l'efficienza dei suoi attori».

Allargare a base dell'Europa significa abbassarne il vertice: non crede che quante più saranno le adesioni tanto meno realistica sarà la speranza di un'unità politica?

«Sì, è vero, e per questo ritengo che le nuove adesioni vadano valutate con estremo rigore senza mai cedere alla tentazione del doppio standard: i parametri devono essere uguali ed egualmente stringenti per tutti».

Germania e Francia continueranno ad essere le “locomotive” d'Europa?

«Non ho mai creduto che l'Europa avesse un solo motore. In quest'occasione, ad esempio, l'Italia e la Francia hanno giocato un ruolo decisivo ed è stato grazie all'incoraggiamento di questi due paesi che la Germania ha potuto vincere le proprie, oggettive, difficoltà politiche».

Come al solito, Regno Unito si è tenuto un passo indietro…

«A disimpegnarsi è stato il governo laburista, non Cameron. Vedremo l'atteggiamento del nuovo governo, certo è che invocare una governance economica vuol dire anche assumersi le proprie responsabilità».

Tra giustizia e tensioni interne, il governo Berlusconi appare debole: a crisi finanziaria consente ancora di ipotizzare le elezioni anticipate?

«Credo sia dannoso solo il parlarne. La forza dei governi sulla scena internazionale si fonda sulla loro stabilità, e, a differenza di Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, in questa fase il nostro governo è percepito come stabile. Percezione che potrebbe mutare solo se noi della maggioranza cominciassimo a darci scriteriatamente la zappa sui piedi...».


Luogo:

Roma

Autore:

Andrea Cangini

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