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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

16/05/2010


Dettaglio intervista

Ministro Franco Frattini, come va?

«Molto bene, grazie».

Almeno lei.

«Tocca tenersi su».

E il PdL, invece, come sta?

«Nel PdL si respira aria di delusione e d'indignazione per quello che sta accadendo. Siamo davanti a quella che Berlusconi chiama la prova del bar , ovvero l'immagine che hanno di noi i nostri sostenitori, Guardi quello che succede nel blog del nostro partito: il sito è intasato da gente che protesta. E poi c'è da superare la prova delle cancellerie ».

E solo una sensazione o ha già avuto segnali chiari dai suoi omologhi stranieri?

«Ho avuto segnali più che chiari. Colleghi degli altri Paesi europei, che qualche settimana fa correvano a congratularsi con me perché abbiamo vinto tutte le elezioni da quando siamo tornati al governo, oggi mi chiedono: «Scusa Franco, ci spieghi cosa sta succedendo?». Del resto, quando sulla copertina dell'Economist si legge che l'Italia è il Paese della corruzione…».

È questa l'idea che si stanno facendo di noi i nostri partners?

«La politica ha moltissime colpe, ma quando si vede che sono coinvolti funzionari di medio livello, vice capi di gabinetto, vice prefetti, è del tessuto pi profondo dello Stato che si parla. E la percezione che se ne ricava, paradossalmente, è più grave di quella che si ha vedendo un politico indagato o un ministro che si dimette. Se passa l'idea che questo tessuto è pervaso dall'immoralità e dall'illegalità, le cancellerie ne deducono che l'Italia è un Paese instabile. Ecco, questa è la preoccupazione che io ho ogni giorno».

Silvio Berlusconi tutto questo lo ha capito?

«Lo ha compreso immediatamente, come è solito fare nei momenti pi delicati. Nelle sue parole c'è la consapevolezza che è urgente agire».

Intanto agisce la Lega. I suoi esponenti chiedono a Berlusconi dl fare pulizia dentro al PdL, Non trova irrituale questo atteggiamento?

«Mi permetto di dire che lo avevo previsto. La Lega fa il suo gioco: cavalca, grazie al grande fiuto di Umberto Bossi, gli umori del nostro elettorato. Anche noi, dividendoci su questioni come l'immigrazione, abbiamo rischiato di lasciare ai leghisti la bandiera dei veri difensori della sicurezza. Abbiamo rischiato pure di consegnare in monopolio alla Lega il vessillo del federalismo: è sembrato che per difendere l'unità d'Italia dovessimo abiurarlo. Insomma, abbiamo abbandonato nelle mani della Lega partite politiche importanti, che le hanno permesso di avere quel grandissimo vantaggio al Nord visto alle regionali».

Rischiate di lasciare alla Lega anche la bandiera della moralizzazione della politica. L'idea di Roberto Calderoli di tagliare del cinque per cento gli stipendi di ministri parlamentari è ottima.

«Dopo aver parlato con Berlusconi avevo compreso che era il momento di agire, anche con dichiarazioni forti. Così venerdì sera, mentre Calderoli lanciava quella proposta, io partecipavo a un comizio in un paesino del Friuli, dove si vota questo fine settimana. E dicevo esattamente la stessa cosa che altrove, a mia insaputa, stava dicendo lui. Le duecentocinquanta persone presenti si sono alzate in piedi ad applaudire. Solo che non c'erano giornalisti delle agenzie presenti».

Certi suoi colleghi diranno che un simile intervento soldi in cassa ne porta quella che pochi.

«So benissimo che questo non è il salvataggio della finanza pubblica. Ma in certi momenti la politica deve lavorare anche con i simboli. Questo sarà il simbolo del fatto che anche non diamo il nostro contributo, che non siamo tipi da chiedere sacrifici agli altri mentre qualcuno ci ristruttura gli appartamenti gratis. Aggiungo che la sforbiciata dovrebbe interessare pure quel mondo di grand -commis che si muove sempre al riparo delle difficoltà che attraversano i comuni cittadini. È giusto, in un momento come questo, che il criterio della moderazione salariale sia adottato anche per molte alte cariche dello Stato e per l'alta dirigenza pubblica».

Viene da chiedersi cosa aspetti Berlusconi a fare propria questa idea.

«Quando Tremonti ci proporrà le tabelle della manovra, che dovremo esaminare da qui a fine maggio, sono certo che questa proposta sarà tradotta in un articolo di legge che taglierà del cinque per cento, forse anche qualcosa di più, gli stipendi in questione. Il presidente del Consiglio ha compreso che il malessere sociale è un cosa troppo seria perché noi si possa dare l'impressione di vivere in una casa dorata».

Espressione quanto mai appropriata.

«Berlusconi, in questi giorni, ci ripete sempre una frase: se in un momento del genere si tocca la casa agli italiani, anche le persone più moderate si infuriano sul serio».

Trasformerete mai in legge il ddl anti-corruzlone?

«Certo. Lo ha voluto il governo ben prima dell'esplodere del caso Anemone ed ora è decisissimo ad andare avanti. Il testo è in Senato e il 20 maggio la commissione inizierà a esaminarlo. Aggiungo che in esso dovranno essere confermate alcune delle norme pi significative, come la ineleggibilità assoluta di chi è stato condannato».

Davvero il premier intende compilare di proprio pugno le prossime liste elettorali, ricandidando «solo una dozzina» dl parlamentari uscenti, come scrive Repubblica?

«Io auspico solo che sia lui stesso a compilare le liste. Una assunzione da parte sua sarebbe una garanzia per tutti coloro che meritano. Vi sono parlamentari eccellenti che lavorano con serietà, ma vi sono anche quelli che non si sono presentati a votare in giornate importanti, o hanno mostrato sciatteria».

La Lega parla come se fosse in campagna elettorale. Voi discutete su chi deve compilare le liste. Non è che la legislatura è finita e non celo avete detto?

«Il voto anticipato sarebbe un errore gravissimo, per due motivi. Primo: non credo che sia presentabile agli elettori una coalizione che, disponendo di una maggioranza come quella che comunque abbiamo in Parlamento, in questo triennio rinunci a far votare il federalismo, la riduzione dei parlamentari, nuovi criteri per scelta del premier, una sana riforma della giustizia e la riforma del sistema fiscale. Che scuse avremmo per non fare tutte queste cose?».

Il secondo motivo?

«Il presidente del consiglio non rinuncerebbe mai a quel valore aggiunto che tutti, in Europa, gli riconoscono: avere dato stabilità al sistema politico italiano. Quindi va bene indignarsi, ma occorrono nervi saldi. Anche per evitare di aiutare i professionisti dei governi tecnici».

Ci mette anche Pier Ferdinando Casini tra questi «professionisti»? Perché il leader del'Udc ha fatto capire che U suo progetto di «governo dl responsabilità nazionale» non è contro Berlusconi.

«Io credo che Casini sia stato obbligato a chiarirsi dalle nostre reazioni. La sua impostazione originaria era il governo dei tecnici, dei probiviri . Quello di cui parla adesso è un governo politico a maggioranza allargata».

Ipotesi plausibile?

«Non penso che possa accadere domani. In prospettiva, credo che l'Udc abbia compreso da un lato che il bipolarismo è più vivo che mai, e quindi l'idea di fare il terzo polo è un pò complicata. Dall'altro che può lavorare in una coalizione di centro destra senza perdere la propria identità».

L'allargamento della maggioranza è realizzabile anche in questa legislatura, qualora le cose con Gianfranco Fini e i suoi dovessero mettersi male?

«Fini e i suoi vanno giudicati sui fatti. La concessione della cittadinanza breve, ad esempio, non è nel programma di governo, e quindi sarebbe grave se i finiani votassero contro la maggioranza su un simile provvedimento. Lo stesso vale per il federalismo fiscale. È chiaro che, se lo facessero, saremmo davanti alla rottura grave di un patto con gli elettori».

È cosi che finirà questo governo?

«Non penso proprio. Anche perché non credo che, al momento decisivo, ci sarebbe un numero significativo di parlamentari finiani pronti a votare contro la maggioranza».


Luogo:

Roma

Autore:

di Fausto Carioti

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