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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

04/06/2010


Dettaglio intervista

Basta limitarsi a chiedere a Israele di togliere l'embargo contro Gaza: è ora che la comunità internazionale faccia un passo in più. A dirlo è Stefania Craxi, sottosegretario agli Esteri, che nel pomeriggio di ieri ha lasciato lo Stato ebraico alla volta di Roma; con lei c'era l'ultimo dei nostri connazionali ad aver partecipato all'impresa di Freedom Flotilla che ancora si trovava nello Stato ebraico, e che ora è in Italia, «un po' provato, ma in buone condizioni di salute», assicura il sottosegretario.

Risolta l'urgenza degli attivisti trattenuti nel carcere di Beer Sheva, per le diplomazie e i governi di tutto il mondo è ora il tempo di affrontare il nodo Gaza in senso più politico, di strategia. La prima mossa di vari governi, compresi il nostro e quello americano, è stata dare fiducia agli israeliani, bocciando in sede Onu la risoluzione che chiedeva un'indagine «imparziale e credibile», e dunque non affidata allo Stato ebraico, su quanto avvenuto lunedì scorso a largo della Striscia.

«Questo non è il momento di eccitare gli animi - spiega al Riformista Stefania Craxi -, quello che è successo sul traghetto turco è stata una tragedia, ma sarebbe una tragedia ancora più grande se per conseguenza venisse interrotto il processo di pace appena iniziato. Non bisogna permettere che questo accada: il voto italiano, e quello della Casa Bianca, vanno letti in quest'ottica, peraltro condivisa da israeliani e Autorità nazionale palestinese. Entrambi hanno dichiarato di voler andare avanti con le trattative di pace».

Da parte palestinese, a ribadirlo personalmente al sottosegretario è stato lo stesso Abu Mazen, che Stefania Craxi ha incontrato in Cisgiordania, e che già aveva parlato sull'argomento ieri da Betlemme, in occasione della conferenza internazionale sugli in- vestimenti nell'Anp. Non solo parole: mercoledì sera il presidente palestinese ha incontrato l'inviato speciale di Washington, George Mitchell, che in questi giorni fa la spola tra Gerusalemme e Ramallah per la seconda tornata di colloqui indiretti.

Ma oltre a chiarire dinamiche e responsabilità del blitz israeliano sulla Mavi Marmara, la questione più grossa ora sul tavolo è quella che riguarda l'embargo israeliano contro Gaza: ieri da Prato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha chiesto che Israele ponga fine al blocco dell'enclave palestinese controllata dai fondamentalisti di Hamas, richiesta già formulata in toni aspri da Ankara.

«Credo sia arrivata l'ora di smettere di parlare per spot - commenta Craxi -, basta con i proclami! Bisogna fare un passo in più, la comunità internazionale non può limitarsi ad avanzare richieste nei confronti dello Stato ebraico, ma deve impegnarsi in un'azione condivisa che consenta alla popolazione della Striscia di vivere merglio e a Israele di non dover temere per la propria sicurezza». Insomma, quello che serve è una «soluzione completa, di compromesso, per far arrivare aiuti alla popolazione di Gaza, ma allo stesso tempo rassicurare Israele».

Una delle ragioni principali per cui il governo Netanyahu non prende neanche in considerazione l'apertura di Gaza è infatti la paura che la striscia costiera possa trasformarsi in una pericolosa succursale di Teheran. E Roma? Potrebbe giocare un ruolo importante in questa “cordata diplomatica”? «Certamente. L'Italia può portare la questione in tutti i tavoli internazionali e contribuire a individuare una soluzione che tenga conto delle esigenze di sopravvivenza di entrambe le parti».


Luogo:

Gerusalemme

Autore:

di Virginia Di Marco

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