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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

10/06/2010


Dettaglio intervista

Traduzione dell’intervista apparsa a pagina 6 del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung del 10 giugno 2010

"I migliori giocatori di scacchi sono stati gli speculatori"

Colloquio con il Ministro degli Esteri Frattini a cura di Klaus Dieter Frankenberger e Andreas Ross

Signor Ministro, Lei giunge qui a Berlino in un momento poco ameno.

Sì, lei ha ragione. È in gioco la credibilità dell’Unione Europea e siamo chiamati a domandarci se l’Unione sia in grado di far fronte alla crisi globale dell’economia e delle finanze.

Il Governo Federale intende risparmiare, dichiarando che abbiamo condotto una vita finora al di sopra delle nostre possibilità.

Questo è vero, per tutti gli stati occidentali. Gli Italiani e i Tedeschi però hanno sempre fatto attenzione a risparmiare denaro e vivere in modo modesto. I debiti dei privati in Italia e in Germania sono molto più bassi che nel Regno Unito, negli USA o in Spagna. Dipende dalla nostra cultura. È così che mi è stato insegnato già in famiglia. Gli Inglesi poi hanno anche un deficit di bilancio che è quasi il doppio del nostro, cioè tra il 10 e l’11 percento del PIL.

Il debito statale italiano ammonta a circa il 120 percento del PIL. L’Italia non avrebbe dovuto iniziare molto prima a ridimensionare in maniera energica i propri debiti?

Il nostro elevato indebitamento è l’eredità degli scorsi 25-30 anni. Avremmo dovuto intervenire duramente molto prima, questo sì, ma non tre giorni o tre anni fa, bensì 15 anni fa. Adesso ci tocca modificare il metodo in cui calcoliamo il debito. Non si deve limitare lo sguardo all’indebitamento delle finanze pubbliche. Al contrario, siamo obbligati a calcolare l’indebitamento interno lordo, analogamente a quanto fa l’OECD, sotto forma di combinazione tra l’indebitamento pubblico e privato. Ne emerge che sono la Germania e l’Italia ad occupare i vertici nella classifica nell’Unione. Se ci si limita ai debiti statali, allora l’Italia vanta brutti risultati. Ma non dimentichiamo che una delle cause scatenanti della crisi è stata lo scoppiare della bolla dell’indebitamento privato e non l’esplosione dell’indebitamento statale.

Queste cifre sono risapute. Nonostante ciò, perché anche l’Italia viene messa sotto pressione dai mercati?

Ci sono talmente tanti speculatori a livello internazionale. Dopo la dura legge finanziaria approvata dal nostro Esecutivo la scorsa settimana però, le speculazioni a scapito dell’Italia cesseranno. La decisione dell’Unione di istituire un fondo anticrisi, unita a singoli provvedimenti nazionali, è un chiaro messaggio a tutti gli speculatori. Grazie a questa risolutezza politica vi saranno meno tentativi di speculazione. .

Ma è veramente così risoluto il Presidente del Consiglio Berlusconi? Ha preso le distanze dal pacchetto di risparmio del suo Governo.

Berlusconi ha dovuto contemperare i diversi orientamenti in sede di governo. Alcuni volevano che ci si concentrasse unicamente sui tagli alle spese, altri sugli stimoli alla crescita. Il che non vuol dire che non sarebbe possibile giungere ad un ulteriore miglioramento del compromesso per mezzo di un dibattito più equo e trasparente in Parlamento. Stiamo già approntando nuove proposte. Sinora, infatti, è stato proposto di abolire le province più piccole. Io sarei ancora più coraggioso e direi: sciogliamo nei prossimi due anni tutte quelle province che superano i propri limiti di bilancio.

Buon divertimento. Incontrerà di certo grandi resistenze.

Si, ma l’opinione pubblica capisce meglio questo, rispetto agli appelli a fare dei sacrifici collettivi. A parte ciò, possiamo favorire la crescita se eliminiamo della burocrazia. Dovremmo inserire un articolo nella finanziaria in cui si dice che è consentito tutto ciò che non è oggetto di espresso divieto. In tal modo sarebbe più semplice creare una ditta, senza dover stare tanto ad aspettare le autorizzazioni.

Qual è in realtà il problema chiave dell’economia italiana?

In primo luogo c’è troppa burocrazia. Troppe norme amministrative, troppo poca trasparenza. Ciononostante, l’Italia ha sei milioni di piccole e medie imprese. È grazie a queste che la nostra economia è cresciuta nel primo trimestre dello 0,5 percento. Il che non è molto, ma sempre di più che in Germania, Francia e Regno Unito. Quanto sarebbe elevata la crescita se non ci fosse la burocrazia! Il secondo problema è l’evasione fiscale. Il 19-22 percento del nostro prodotto interno lordo viene realizzato in nero.

Se l’evasione fiscale fa parte della cultura italiana, sarà difficile che cambi qualcosa.

Si, Ed è per questo che dobbiamo creare incentivi mediante riduzioni fiscali e contrastare l’evasione fiscale, per esempio mediante controlli – ovviamente, senza trasformare l’Italia in uno stato di polizia. Se lasciamo il tutto nelle mani del contribuente, la tradizione dell’evasione fiscale si affermerà.

In sé sono fatti ormai ben risaputi. C’era bisogno della crisi dell’euro perché il Suo Governo si mettesse ad intervenire?

La crisi è il fattore aggiuntivo di cui avevamo bisogno. Attraverso un’amnistia abbiamo già dimostrato che è possibile rimpatriare il denaro finito nei paradisi fiscali internazionali. In tal modo sono tornati altri 80-90 miliardi di euro in Italia provenienti da Svizzera, Liechtenstein, Lussemburgo o le Bahamas.

È preoccupato per la svalutazione dell’euro e le eventuali conseguenze politiche?

L’euro continua a restare in ogni caso una delle migliori, se non addirittura la più grande conquista dell’UE. Personalmente non riesco ad immaginarmi affatto un ritorno alle monete nazionali anche se eravamo tanto affezionati allora alla nostra lira. Quello che mi preoccupa è il crollo dell’importanza politica dell’euro, il quale implica una diminuzione dell’importanza dell’Europa sulla scena internazionale. Come già detto, è in gioco la nostra credibilità. Esattamente come noi Europei siamo chiamati a trovare un accordo in materia di sanzioni all’Iran o una posizione nel conflitto medio-orientale, è necessario pure che difendiamo insieme la nostra moneta.

Il Cancelliere Federale Merkel ha affermato che se fallisce l’euro, fallisce l’Unione Europea. Concorda con questa ipotesi di tracollo?

Sì, Si è trattato di un’importante drammatizzazione che aiuta a far capire all’opinione pubblica che sono le circostanze ad imporci di agire più concordi e risoluti che mai.

La Signora Cancelliere viene accusata però anche di aver ritardato importanti decisioni. Sarebbe stato possibile impedire un’estensione della crisi greca nella crisi dell’euro?

Quando ci siamo resi conto della reale dimensione della crisi, era già troppo tardi. Gli speculatori internazionali seguono una strategia, una visone. Avevano già calcolato tutte le conseguenze dei loro attacchi alla Grecia: l’impatto sul Portogallo così come la ritrosia e mancanza di disponibilità di alcuni Stati membri a reagire velocemente. Gli speculatori sono come i giocatori di scacchi che in una volta sola calcolano già in anticipo diverse mosse.

E politici e funzionari pubblici non sono bravi giocatori di scacchi?

Dobbiamo migliorare. Questa è la nostra sfida. Tuttavia abbiamo agito velocemente mettendo a disposizione grandi somme di denaro per rendere più difficile la cosa per gli speculatori. Questa è stata la prima crisi di questo tipo dall'introduzione dell'Euro. Perciò addolcirei la dura critica che ritiene la reazione europea troppo timida.

In Germania molti erano irritati a causa della situazione in Grecia, a causa degli altri partner dell'Ue e del Governo federale. Lei comprende la psicologia tedesca?

Per le strade italiane c'è la stessa sensazione. Al nordest, dove si trova la mia circoscrizione elettorale, la gente lavora molto duramente e non capisce perché deve pagare per Atene. Ecco la mia risposta: perché la crisi della Grecia colpirà voi e le vostre piccole aziende prima di quanto si creda. Certamente capisco la gente. Tuttavia i politici hanno la responsabilità di assumere la guida anche se – come il Cancelliere – perdono le elezioni per questo motivo. In caso di necessità bisogna rassegnarsi a perdere una volta le elezioni, ma non si deve abbandonare l'idea di un'Europa più forte.

Attualmente la Germania si sta mostrando sufficientemente forte nel guidare l'Europa?

Di fronte al clima in Germania direi: sì, la Germania guida con mano forte. Desidero ripetere: il Cancelliere consapevolmente ha corso il rischio di perdere elezioni molto importanti.

La Signora Merkel aveva anche proposto nuove regole, fino ad una possibile esclusione di un paese dall'Eurogruppo. Lei apprezza la guida del Cancelliere anche sotto questo aspetto?

Questa però è una provocazione politica. Il trattato non prevede una esclusione dall'Eurogruppo. Tuttavia chi vuole appartenere a questo club, deve anche rispettarne le regole. Dobbiamo imporre meglio queste regole. Non intendo dire però che bisogna andare fino all'esclusione transitoria o definitiva dall'Eurogruppo.

Si potrebbe o dovrebbe sottrarre provvisoriamente il diritto di voto a paesi membri?

Anche questo non è previsto dal trattato. Per riformarlo avremmo bisogno dell'unanimità che, però, non ci sarà.

Dopo l'irritazione nel contesto del Trattato di Lisbona il timore di una revisione del trattato è enorme.

Per dire la verità, per un lungo periodo non voglio assolutamente più discutere di una riforma delle istituzioni.

Per quanto riguarda la crisi attuale della politica estera: dopo l'attacco contro la flottiglia della solidarietà da parte di Israele, Parigi e Londra hanno proposto che le forze dell'Ue potrebbero controllare la costa davanti a Gaza. Una buona idea?

Di questo argomento i Ministri europei degli esteri parleranno lunedì a Lussemburgo. In linea di principio non sono contrario ad un impegno europeo. Ma non dobbiamo dimenticare che Israele è uno Stato democratico e sovrano. Non possiamo controllare il territorio e le acque israeliane all'insaputa di Israele. Tuttavia è molto difficile immaginare che Hamas si metta d'accordo con Israele.

Israele aveva il diritto di impedire alle navi di raggiungere la costa della striscia di Gaza?

Questo non lo so. Ma dal punto di vista israeliano il fatto è controproducente. Le immagini della popolazione nella striscia di Gaza che soffre per il blocco danneggiano Israele. E dico questo nella veste di Ministro degli esteri dell'Italia, che forse è il più stretto amico di Israele in Europa.

L'Italia, al contempo, vuole essere un amico stretto della Turchia. Che ne pensa delle dure accuse avanzate dal Premier Erdogan nei confronti di Israele e dell'atteggiamento di blocco adottato dalla Turchia nella lotta per le sanzioni all'Iran?

Dovremmo riflettere quanto prima su quali sono gli errori che l'Europa ha commesso nei confronti della Turchia. L'Italia, probabilmente, è il fautore più deciso di un'adesione turca all'Unione Europea. Credo che noi europei abbiamo commesso l'errore di spingere i turchi verso est invece di attirarli verso di noi. Se diamo l'impressione ai turchi che non li vogliamo avere come membri della famiglia europea, si guarderanno intorno in vista di altre prospettive – quella di una potenza regionale - verso l'Iran, verso il Caucaso, la Siria e così via. Non è nell'interesse dell'Europa. Lunedì prossimo, il collega Westerwelle ed io chiederemo a Lussemburgo di parlare su come procedere ora con la Turchia. Tra alcune settimane terminerà un'altra Presidenza comunitaria senza avere aperto neanche un capitolo delle trattative di adesione. Non siamo riusciti a parlare nemmeno di una cosa talmente innocua come la sicurezza alimentare a causa del blocco da parte di uno Stato membro. E tutti noi dobbiamo subirne le conseguenze.

La intendiamo bene: È per il riserbo dell'Europa che la Turchia è diventata più nazionalista, che è più aperta agli islamisti, che segue una politica anti-israeliana e si avvicina all'Iran?

Si. È pur vero che vi sono anche dinamiche politiche interne. Ma se l'Europa avesse tentato più attivamente di avvicinare la Turchia a sé, avremmo contribuito ad impedire tutto questo.

È ancora possibile per l'Europa e l'Oriente accattivarsi le simpatie della Turchia di Erdogan?

Abbiamo ancora un po' di tempo. Ma dobbiamo dare più costanza al processo di adesione.

Erdogan ed il suo partito Akp, però, continuano ad aspirare ad entrare con la massima urgenza nell'UE?

Si. Infatti abbiamo anche invitato l'Akp a partecipare all'incontro del Partito Popolare Europeo in qualità di osservatore. Sembra paradossale che un partito musulmano come l'Akp venga invitato da parte del Ppe, ma non lo è.

Lei è già stato Ministro degli Esteri dal 2002 al 2004 e lo è di nuovo dal 2008. Che cosa è cambiato?

Primo, l'entusiasmo per l'Europa era molto più forte prima dell'allargamento dell'Unione verso est. Tutti volevano più integrazione. Ora prevalgono malumore e dubbi sull'allargamento. La gente chiede: perché devo pagare per questo o quell'altro nuovo Stato? Secondo, ora l'Europa ha l'opportunità di svolgere un ruolo chiave in Africa, nel Mediterraneo o nel Medio Oriente dato che il Presidente americano Obama sta seguendo un approccio multilaterale. Anche il Presidente Bush è stato un amico dell'Italia e dell'Europa, ma voleva l'allineamento. Obama ci lancia l'appello a condividere le responsabilità.

Gli europei sono più pessimisti ma hanno più possibilità?

Esattamente. E’ questo il paradosso.


Luogo:

Roma

Autore:

Klaus Dieter Frankenberger e Andreas Ross

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