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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

14/09/2010


Dettaglio intervista

1. Quale e’ la ragione della Sua visita in Croazia?

Mercoledi’, domani, teniamo la seconda riunione del Comitato dei Ministri fra Italia e Croazia, in attuazione del Memorandum di collaborazione che il Ministro Jandrokovic ed io abbiamo firmato in occasione della mia visita a Zagabria il 12 gennaio 2009. La prima riunione si e’ tenuta a Roma il 1 luglio dell’anno scorso, quest’anno e’ il turno di Zagabria. Il nostro obiettivo e’ chiaro: vogliamo rafforzare la nostra collaborazione in alcuni settori strategici, dall’energia ai trasporti, dall’ambiente al turismo, dai porti all’agricoltura, dalla ricerca scientifica alla cultura in senso lato. Ma soprattutto vogliamo inquadrare questa nostra collaborazione nella prospettiva europea, che tiene conto del prossimo ingresso della Croazia nell’Unione Europea. Vogliamo dare un respiro “europeo” alla nostra collaborazione bilaterale per sviluppare e proteggere innanzitutto l’Adriatico, ma in generale anche per cominciare a costruire insieme e gettare le basi di quella che sara’ la nostra collaborazione in sede UE. Ritengo che la ”prospettiva europea” della nostra collaborazione bilaterale sia stata una delle chiavi del successo delle nostre relazioni in questi ultimi anni.

L’Italia resta fermamente convinta dell’importanza della cooperazione regionale quale fattore di stabilizzazione e di crescita del benessere nell’area. In questa prospettiva ci siamo fortemente impegnati per il rilancio di quelli che a nostro giudizio costituiscono i due principali fori di cooperazione regionale: l’Iniziativa Adriatico-Ionica (IAI) e l’Iniziativa Centro Europea (InCE). Al riguardo, registro con soddisfazione come quest’anno, nell’ambito della Presidenza italiana della IAI, siano stati firmati importanti protocolli di cooperazione nei settori delle PMI, dello sviluppo rurale e del Turismo, che erano stati definiti in occasione della Riunione Ministeriale svoltasi ad Ancona il 5 maggio 2010. Incoraggiati anche da questo successo, l’Italia si sta come noto facendo attivamente promotrice della costituzione di una “Macroregione Adriatico-Ionica” in ambito europeo, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo economico e sociale dell’area e favorirne il processo di integrazione nella UE.

2. Per l’appunto, la Croazia e’ nella fase finale dei negoziati di adesione all’Unione Europea. Lei pensa che la Croazia sia in grado di firmare l’anno prossimo il Trattato di adesione?

La Croazia ha compiuto consistenti passi avanti nel corso degli ultimi mesi, raggiungendo l’obiettivo dell’apertura di tutti i capitoli negoziali e della chiusura provvisoria di 22 capitoli. Nel corso dei prossimi mesi il Paese sarà dunque chiamato a concentrare i propri sforzi per soddisfare pienamente i parametri stabiliti dalla UE. Uno sforzo considerevole, dunque. Ma è importante sottolineare che, rispetto ad un anno fa, l’atmosfera e’ sostanzialmente cambiata. Prima vi erano condizionamenti esterni, vedi questione dei confini con la Slovenia, che voi stessi avete saputo risolvere in uno spirito europeo, offrendo un esempio concreto a tutti i Paesi della regione. Ora il clima e’ piu’ sereno e, pertanto, la tempistica del negoziato dipenderà sostanzialmente dalla vostra capacità di superare gli ultimi ostacoli in vista della firma del Trattato di Adesione entro il primo semestre del 2011, sotto Presidenza ungherese. L’obiettivo principale deve essere quello di diventare Stato membro a pieno titolo entro il 2012, anche per poter beneficiare dei consistenti fondi che l’Europa e’ pronta a mettere a vostra disposizione. Gli esami per entrare sono severi, ma l’Europa è anche solidarietà ed opportunità.

3. L’Italia ha sostenuto le aspirazioni della Croazia di entrare nell’Unione Europea fin dall’inizio. Quali sono le motivazioni?

Innanzitutto, l’Italia crede fermamente che i rapporti di amicizia e di collaborazione con la Croazia siano una priorità e che tutti i Paesi della regione debbano entrare, progressivamente e ciascuno secondo i propri meriti, nell’Unione Europea. La prospettiva europea della regione e’ di fatto l’unico strumento in grado di assicurare stabilità, pace e sviluppo, fornendo risposte credibili e concrete ai problemi dell’area. La Croazia e’ il primo Paese nella lista, anzi e’ vicinissimo al traguardo. Il successo croato rappresenterà pertanto un esempio positivo per tutta la regione, dimostrando che la prospettiva europea è concreta per tutti quei Paesi che si impegnano con coerenza e determinazione a portare avanti le riforme richieste dalla UE. L’ingresso della Croazia contribuirà inoltre a rafforzare la cooperazione regionale, favorendo il superamento delle numerose questioni bilaterali ancora presenti nell’area in uno spirito europeo.

Ma, accanto a questa considerazione generale, ve ne sono altre di specifiche. Che la Croazia entri al piu’ presto nell’UE ce lo chiedono i nostri imprenditori, interessati alla semplificazione delle regole che derivera’ dall’ingresso del Paese nel grande mercato unico europeo; ce lo chiedono i nostri turisti, che ogni estate sono protagonisti di una festosa invasione delle vostre coste via terra e via mare, ma che aspettano la soppressione delle regole burocratiche che ancora esistono (lei non sa quante contravvenzioni ancora vengono fatte ai nostri diportisti che non sanno che occorre andare a registrarsi al primo porto che toccano); e soprattutto ce lo chiedono i nostri connazionali, la nostra minoranza, che attende con ansia la scomparsa di quella frontiera - l’ultima - che li separa dall’Europa e dall’Italia, e che e’ destinata a venire meno quando la Croazia entrera’ a far parte dello spazio Schengen.

Voglio aggiungere che noi contiamo molto di poter instaurare una fruttuosa e costruttiva collaborazione con la Croazia all’interno della UE. La base di questa collaborazione gia’ esiste. Abbiamo interessi strategici comuni, quali lo sviluppo sostenibile dell’Adriatico e il sostegno al cammino europeo dei Paesi della regione. Anche nel Mediterraneo abbiamo visioni comuni. Insomma, con l’ingresso della Croazia siamo certi di poter contare su un partner con cui condividere visioni e strategie e continuare a lavorare insieme in Europa.

4. Come descrive le relazioni bilaterali fra i due Paesi?

Eccellenti. Direi che forse mai in passato avevano raggiunto questi livelli di intensità. E come ho detto, credo che la chiave di volta sia stata quella di aver inserito lo sviluppo delle nostre relazioni bilaterali nel contesto dello sforzo della Croazia di aderire all’Unione Europea.

Vorrei fare alcuni esempi concreti. Negli ultimi due anni abbiamo sviluppato enormemente la nostra partecipazione ai “twinnings”, ai programmi europei di gemellaggio fra Amministrazioni pubbliche per sostenere lo sforzo della Croazia di adattarsi alle norme e procedure europee. Da un gemellaggio siamo passati ad oltre undici, nei piu’ diversi settori (guardia costiera, veterinaria, controllo delle frontiere marittime, collaborazione di polizia, agricoltura, pubblica amministrazione, dogane). Proprio domani ha inizio un nuovo twinning nel campo della concorrenza. Tutti programmi che hanno avuto grande successo. In sostanza, abbiamo creato le basi per una proficua collaborazione fra le nostre Amministrazioni anche negli anni a venire.

Vorrei ricordare anche il ruolo della minoranza italiana nel tessuto politico e sociale della Croazia ed il suo contributo al rafforzamento delle nostre relazioni bilaterali.

Le visite bilaterali al piu’ alto livello hanno conosciuto un impulso fuori dall’ordinario. Incontri fra i nostri Presidenti della Repubblica, Primi Ministri, Ministro degli Esteri, altri Ministri. Ma tutto sempre indirizzato ad ottenere risultati concreti, nell’interesse dei due Paesi e sempre inquadrati nella cornice europea.

5. L’Italia e’ il primo partner commerciale della Croazia. Cosa puo’ essere fatto ancora per migliorare lo sviluppo economico e la cooperazione fra i due Paesi?

L’Italia rimane il primo partner commerciale, anche se la crisi economica ha fortemente ridotto, in questo ultimo anno e mezzo, il valore del nostro interscambio. Certo, e’ stato un fenomeno generalizzato. Noi contiamo che, con la ripresa, anche il nostro interscambio torni ai livelli precedenti.

Ma non per questo siamo rimasti inattivi in questi mesi. Il senso della nostra riunione del Comitato dei Ministri e’ proprio quella di sviluppare insieme alcuni progetti di piu’ ampia portata. Penso al settore dell’energia, dove possiamo partire gia’ da una solida collaborazione nello sfruttamento dei giacimenti di gas nell’Alto Adriatico e molti altri progetti sono possibili, nel gas come nel petrolio e nelle rinnovabili. Penso al settore ferroviario, dove abbiamo contribuito a definire il “master plan” del Corridoio X e dove questa e altre opere essenziali, come il Corridoio 5c, debbono essere progettate e realizzate. Penso ai porti, dove la collaborazione fra le Autorita’ portuali dei maggiori scali dell’Adriatico del nord e’ gia’ proficuamente avviata. Penso ai numerosi progetti che sono in corso di preparazione per adeguare la Croazia alle regole europee, e dove il contributo italiano puo’ essere utile. Penso alle piccole, medie, e medio grandi imprese, italiane, che si sono localizzate in Croazia, grazie anche al sostegno delle nostre banche, e stanno dando un supporto non indifferente in termini di produzione e occupazione.

Ecco, progetti concreti. Certo, alcuni progressi ulteriori debbono essere fatti. Alcuni ostacoli burocratici esistono in Croazia che rendono talvolta inutilmente tortuosa la vita di chi vuole investire nel Paese. Non lo diciamo solo noi, lo dicono i vostri stessi imprenditori. Per questo vorremmo trovare un sostegno per risolvere insieme alcune difficolta’, attraverso il Gruppo di Lavoro fra i due Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Economia gia’ costituito e che ha dato vita fra l’altro al Foro economico bilaterale.

E, come ho detto, non siamo stati fermi. Proprio in questi giorni, e nonostante la crisi economica, due aziende italiane hanno aperto i battenti, una a Krizevci (macchine per il ferro), una a Vukovar (fertilizzanti). Un grosso investimento sta per partire nel settore turistico vicino a Zara. Insomma, gli imprenditori italiani credono ancora nella Croazia.

6. Possiamo dire che Italia e Croazia hanno risolto con successo la questione dei beni degli esuli?

La questione degli esuli e’ complessa, per molti versi dolorosa, perche’ ci riporta indietro agli orrori della seconda guerra mondiale. Noi ci siamo impegnati a guardare al futuro, all’Europa. Ma allo stesso tempo non dobbiamo tralasciare la storia degli esuli, dei tragici fatti che hanno segnato tante persone e tante famiglie, anche per essere certi che questi non si ripetano. E’ giusto quindi coltivare la loro memoria. Finora questo processo e’ rimasto per lo piu’separato, la memoria degli esuli da un lato, la vostra memoria dall’altro. Ma e’ possibile un punto di incontro, soprattutto quando si tratta di ricordare e dare pari dignita’ al dolore di tutti quelli che sono stati vittime di quegli avvenimenti. L’incontro dei tre Presidenti di Italia, Croazia e Slovenia a Trieste in occasione del concerto dell’Amicizia diretto dal Maestro Muti a Trieste lo scorso 13 luglio dimostra che questo incontro e’ possibile, “nel doveroso ricordo delle tragedie del passato e nel comune impegno a costruire insieme un futuro di libera e feconda cooperazione tra i nostri Paesi e i nostri popoli nell’Europa unita”, come detto nella solenne Dichiarazione approvata. Io credo che quell’incontro ci debba guidare nell’affrontare e portare a soluzione le questioni ancora aperte.

Sui beni degli esuli, voglio sottolineare che l’Italia ha seguito nei confronti della Croazia alcune chiare linee direttrici. In primo luogo, la questione non e’ stata posta come precondizione per l’ingresso in Europa. In secondo luogo, rispetto dei Trattati internazionali sottoscritti. In terzo luogo, parita’ di trattamento tra cittadini croati e stranieri, e quindi italiani, per i casi non ricompresi nei Trattati.

La recente sentenza della Corte Suprema croata, riconoscendo questa parita’ di trattamento, costituisce un passo importante, anche se certamente limitato a categorie ben definite. In tale contesto, la sentenza, ora, deve trovare applicazione anche nei confronti di tutti gli italiani che hanno a suo tempo presentato domanda. Un riesame delle loro domande, dunque, alla luce del nuovo principio. Io ritengo che vi siano oggi tutte le condizioni per portare a soluzione il problema. Con il collega Jandrokovic conto di poter definire un comune percorso a questo fine.

7. Lei e’ ottimista riguardo la prospettiva europea della regione? Vi sono persone all’interno dell’UE che ritengono che il processo di allargamento debba avere una battuta di arresto, dopo l’ingresso della Croazia?

La prospettiva europea dei Balcani Occidentali, dopo l’ingresso della Croazia, rimane, come ho gia’ detto, l’unica realista prospettiva per la regione. Non vedo altri possibili vie che non siano quelle del ritorno a logiche che tutti abbiamo condannato. Il mio e’ dunque l’ottimismo della volonta’.

Allora l’impegno e’ di continuare su questa strada, come l’Italia sta facendo con coerenza. La Conferenza di Sarajevo del 2 giugno u.s., organizzata dalla Presidenza spagnola sulla base della proposta avanzata in tal senso dall’Italia, ha rappresentato in tale contesto un momento di importanza fondamentale, ribadendo l’impegno della UE a favore della prospettiva europea della regione e l’obiettivo ultimo di una piena adesione per tutti i Paesi dei Balcani Occidentali. Certo che in Europa esistono resistenze. Gli esami, come peraltro lo e’ stato per la Croazia, saranno rigorosi, ma questo e’ nell’interesse generale. Ogni Paese deve dimostrare di essere all’altezza di entrare in Europa e portare il proprio fattivo contributo allo sviluppo del processo di integrazione comunitaria. L’importante è che non venga mai meno la chiara indicazione che, al termine del percorso, il traguardo e’ e rimane l’adesione all’Unione Europea.

Io sono sicuro che, una volta membro a pieno titolo, la Croazia sara’ in prima fila nel sostenere insieme a noi ed agli altri Paesi like-minded questa prospettiva. Anzi, gia’ oggi la nostra collaborazione in questa direzione e’ completa. Il completamento del processo di adesione dei Balcani Occidentali all’Europa e’ un chiaro interesse strategico comune e dobbiamo continuare a lavorare insieme al fine di raggiungere quanto prima tale obiettivo.


Luogo:

Roma

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