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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

19/10/2010


Dettaglio intervista

Il negoziato coni Taliban, il ruolo dell'Iran per pacificare il paese, l'inutilità che anche gli aerei da caccia italiani utilizzino le bombe in questa fase, la richiesta di continuare a sostenere l'addestramento della polizia e dell'esercito afgani. Sono stati questi alcuni dei temi affrontati durante il forum dei ministri degli Esteri afgano e italiano Zalmai Rassoul e Franco Frattini, con la Redazione Esteri di Repubblica ieri mattina, nella sede del nostro giornale. Ecco una sintesi degli interventi dei due ministri.

Oggi il governo di Kabul tratta con i Taliban: non crede che questa sia un'ammissione di sconfitta dopo 10 annidi guerra?

Rassoul: «I Taliban non sono una forza monolitica, un unico movimento politico o militare. Sono gruppi composti di persone che stanno insieme per ragioni differenti: alcuni per motivi ideologici, altri per interessi economici. Il concetto di negoziare con loro non è stato lanciato da noi, ma da loro stessi: dalla gente che nel Sud, nell'Est dell'Afghanistan sta combattendo da 10 anni e adesso ha capito che è meglio parlare di pace. Sono afgani come noi, perché i militanti stranieri o i terroristi di Al Qaeda non sono e non verranno mai inclusi nei negoziati. A chi per altre ragioni ci sta combattendo, noi offriamo una pace onorevole».

Frattini: «La condizione che la comunità internazionale pone ai Taliban è quella scelta dal governo afgano: che non vengano superate tre "linee rosse". Primo: dovranno rispettare la nuova Costituzione. Secondo: dovranno accettare e rispettare pienamente i diritti umani. Terzo: dovranno rinunciare alla violenza».

Rassoul: «Chi accetterà queste condizioni è benvenuto al tavolo del negoziato. Con una precisazione: i capi dei Taliban, la loro leadership, non sono in Afghanistan. Servirà il sostegno di tutti i Paesi della regione per mandare avanti questo processo di pace».

Le bombe dagli aerei per proteggere i militari in missione nel suo Paese sono state al centro del dibattito delle ultime settimane qui in Italia qual è la posizione afgana?

Rassoul: «La maggior parte delle vittime civili fra gli afgani è provocata dai bombardamenti aerei. Per uccidere un Taliban, una bomba magari uccide 50 civili: questo è controproduttivo, perché fra le famiglie colpite, molti poi diventeranno supporter dei Taliban. Il nostro governo è contrario ai bombardamenti aerei: la soluzione a questa crisi non verrà dalle bombe dagli aerei. Si tratterà piuttosto di addestrare le truppe afgane, schierarle sul terreno, perché siano loro ad assumersi il rischio dei combattimenti. Il maggior numero di vittime fra le forze internazionali fra l'altro è provocato dalle bombe nascoste sulle strade o dai kamikaze: non dai combattimenti diretti. A cosa serve bombardare dall'aria se ad esplodere è una mina nascosta sotto terra?»

Che ruolo ha l'Iran nella crisi afgana?

Frattini: «Per la prima volta qui a Roma abbiamo visto un inviato dall'Iran seduto con rappresentanti di Paesi che vogliono lavorare assieme per risolvere i problemi dell'Afghanistan. Ho lavorato molto con il mio collega Mottaki per sottolineare l'importanza della loro presenza a questa riunione. Presto le autorità iraniane presenteranno un progetto per rendere più efficace la cooperazione fra Italia e Iran per il controllo della frontiera nella provincia di Herat. La mia impressione è che si stia rafforzando la fiducia reciproca, che ci sia maggiore credibilità di questo processo politico. Tutti hanno capito che l'interesse è aiutare l'Afghanistan, nella prospettiva di una transizione (del controllo della sicurezza del Paese, ndr.) che inizierà nella primavera del 2011 e vedrà il suo acme nel 2014. Ma anche dopo il 2014 l'Afghanistan riceverà il nostro sostengo politico, economico e allo sviluppo».

Rassoul: «L'Iran è un vicino molto importante per l'Afghanistan. Abbiamo una lingua in comune, la religione in comune, condividiamo una lunga storia. L'Afghanistan non si può permettere di non avere buone relazioni con l'Iran, nel quadro della nostra sovranità, della nostra integrità territoriale e della nostra indipendenza. A volte l'Afghanistan paga per la situazione che c'è fra altri paesi: se sale la pressione fra Iran e Occidente sul tema nucleare, naturalmente vediamo salire la pressione da noi. Lo stesso quando magari la tensione sale fra Iran, Pakistan e India. Noi dobbiamo bilanciare le relazioni coi nostri alleati e con i nostri vicini, soprattutto facendo capire a questi ultimi che la presenza delle truppe Nato non è contro di loro ma serve a stabilizzare la situazione».


Luogo:

Roma

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