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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

28/11/2010


Dettaglio intervista

ROMA — «Non c'è alcun complotto, nessuno ne ha mai parlato — dice Franco Frattini — c'è però una mia preoccupazione per la combinazione di fattori diversi l'uno dall'altro, ma che combinati insieme potrebbero danneggiare l'immagine dell'Italia e il nostro interesse nazionale». Aggiusta ulteriormente il tiro, il ministro degli Esteri italiano, mentre l'uragano Wikileaks incombe sulla scena del mondo, minacciando devastanti effetti per i rapporti degli Stati Uniti con tutti i loro principali partner internazionali. Ma prima ancora della valanga di documenti riservati del Dipartimento di Stato, che tra poche ore invaderanno i siti Internet del pianeta, Frattini vuole parlare di Finmeccanica, «gioiello della tecnologia militare già da prima che arrivasse Berlusconi».

Su Finmeccanica, signor ministro, c'è un procedimento penale in corso: cosa significa preoccupazione? Avete sentore o notizia che tra le rivelazioni di Wikileaks ci siano precisi riferimenti a Finmeccanica?

«No, non ne abbiamo. Ma abbiamo la lettura di queste giornate: si dipinge Finmeccanica come soggetto che creava fondi neri, violava la legge e le regole della concorrenza internazionale, quando invece l'indagine riguarda singoli individui, i cui comportamenti dovranno essere accertati dalla magistratura. E’ una distorsione che danneggia un asset fondamentale dell'Italia, poiché nel mercato estremamente competitivo dei sistemi d'arma, del monitoraggio satellitare, è evidente che i concorrenti internazionali profittino di ogni cosa che possa screditare il più forte gruppo al mondo in questo settore».

Passiamo a Wikileaks. Avete detto che, d'accordo col governo americano, non commenterete. Il governo inglese vuole intervenire preventivamente sui direttori dei giornali per evitare la pubblicazione di notizie dannose dell'interesse nazionale. Seguirete l'esempio?

«Non commenteremo e non faremo neppure come il governo britannico. Credo che per la situazione italiana non si debba fare. Ma è chiaro che ci siano delle condizioni. La prima è che tutti considerino queste notizie come la palese violazione di una norma di legge, perseguibile penalmente. Il capo di Wikileaks è sotto processo in almeno dieci Paesi ed è ricercato. E com'è noto le autorità americane hanno arrestato e messo sotto processo il responsabile di queste fughe. Non si possono e non si debbono commentare notizie frutto di un reato per il quale si sta procedendo penalmente. Io non lo farò mai. Ma ripeto la condizione è che ci sia la consapevolezza di un interesse nazionale: anche perché è noto che il materiale copre fatti dal 2006 alla fine del 2009...».

Cioè riguardano anche il governo Prodi-D'Alema...

«Certo, ma riguardano l'Italia, l'immagine del Paese. Ecco perché andare a spulciare migliaia di pagine sperando di trovare la notizia egualmente illegale, più dannosa per la controparte politica e meno dannosa per noi, sarebbe un suicidio al quale in Italia nessuno si dovrebbe prestare. Ecco l'occasione per definire concretamente una volta per tutte il concetto di interesse nazionale. Credo che i magistrati italiani che hanno ritenuto di dover procedere contro Finmeccanica non dovrebbero fermarsi neanche di fronte a queste notizie».

Vuol dire che anche in Italia si dovrebbero aprire procedimenti penali contro Assange e Wikileaks?

«Credo che la magistratura dovrà valutarlo seriamente. Da giurista, posso dirle che il reato c'è. Ma c'è poi un'altra considerazione su Wikileaks: i servizi segreti non c'entrano nulla. Qui si tratta di rapporti d'ambasciata che i diplomatici americani nel mondo mandano abitualmente a Washington. Io ricevo ogni giorno decine di rapporti degli ambasciatori italiani. Vede, un pilastro della diplomazia è la garanzia della riservatezza, altrimenti non potrebbe essere più lo strumento per affrontare e risolvere controversie, dialogare anche con l'avversario, esprimere critiche anche sull'operato degli amici. La trasparenza non c'entra nulla».

E se le rivelazioni riguardassero ipotesi di reato?

«Si tratterebbe di rivelazioni identiche a quelle che arrivano da una busta anonima inviata alla Procura della Repubblica. Che fa un procuratore, indaga sulla base di un anonimo? Gli americani non diranno una parola, non confermeranno mai la paternità di quei rapporti. Quindi che si fa, si indaga sull'ipotesi che deriva da un documento che è corpo di reato, sottratto illecitamente dall'archivio di un ministero? L'indagine in questo caso va fatta sul furto di notizie, non sui fatti sostanziali. Ho letto sui giornali che ci potrebbe essere qualcosa sul sequestro Mastrogiacomo. Io non lo so e non lo sanno neppure al Dipartimento di Stato, ma immaginiamo un caso nel quale ci sia o ci sia stato un processo penale, che facciamo, ragioniamo su quello? Oppure immaginiamo che il ministro degli Esteri italiano, cioè io, abbia commesso un atto illecito nei confronti di uno Stato terzo: è immaginabile che possa essere indagato sulla base di un documento che in sé costituisce reato? Assurdo. Ripeto, noi non commenteremo, poi tutto può accadere. In Italia la magistratura è libera e indipendente, ma mi sembrerebbe un'abnormità giuridica».

Chiederete anche all'opposizione di non commentare?

«È alla prova la tenuta dell'interesse nazionale italiano. Non credo che l'opposizione debba star zitta e dire quel che diciamo noi, solo se le notizie negative riguarderanno anche il periodo di Prodi. L'opposizione dovrebbe comunque astenersi dal commento. Non è in gioco una considerazione spiacevole nei confronti di Berlusconi o del ministro degli Esteri in carica: è in gioco un principio, la riservatezza delle relazioni diplomatiche. Un'opposizione che è stata al governo e ambisce a tornarci, non può infrangere questo principio. Credo che il Pd e l'Udc, le opposizioni responsabili lo faranno. Francamente mi aspetto meno dalle altre opposizioni».


Luogo:

Roma

Autore:

Paolo Valentino

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