Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

30/11/2010


Dettaglio intervista

La pubblicazione dei documenti riservati del dipartimento di Stato americano da parte di Wikileaks minaccia di infliggere al mondo un colpo mortale. E le aree di crisi sono quelle più a rischio. Iran, Afghanistan, Medio Oriente. Ma anche Somalia e Yemen: qui gli equilibri sono precari e le relazioni tra Stati, anche vicini, spesso sull'orlo di una crisi di nervi.

E' anche per questo che, a margine della sua visita in Qatar, Franco Frattini rivolge un invito alla comunità internazionale, quella «vera», quella che «vuole migliorare il mondo, non distruggerlo». «Deve reagire compatta», dice.

Il rischio che nessuno si fidi più di Washington, è fondato.

«E' necessario creare un'alleanza globale per continuare a far vivere il metodo della diplomazia, per non abbandonarsi alla cultura del sospetto reciproco e per bollare senza appello queste rivelazioni come l'esempio più tragico di irresponsabilità che la comunicazione globale del nostro secolo ha consentito».

Nelle parole «rubate» dei diplomatici americani c'è il focolaio di possibili crisi...

«I rapporti riservati degli ambasciatori non sono la policy di un paese. I rapporti, le considerazioni, i si dice, sono elementi, formano un quadro. Ma la policy di un paese, di un governo, è altra cosa. Sarebbe devastante far credere che la politica di Washington sia di sfiducia verso un gran numero di paesi che sono invece stretti alleati dell'America, come l'Italia. Perché se la sfiducia reciproca si impadronirà della scena internazionale, soprattutto in riferimento alle aree di crisi, allora i grandi attori non avranno più voglia di lavorare insieme. E ciò avrebbe una sola conseguenza: sarebbe la morte della diplomazia».

Non bisognerà quindi tenere conto di Wikileaks...

«Se vi è una questione di sicurezza globale, questa questione dipende anche dalla fiducia reciproca tra gli Stati. Se noi diffidassimo dei nostri interlocutori con i quali affrontiamo una crisi per risolverla, sarebbe inutile sedersi attorno a un tavolo, la diplomazia mondiale morirebbe. Ci si affiderebbe allo scontro, alle infiltrazioni di notizie e forse alle ostilità».


Luogo:

Qatar

11020
 Valuta questo sito