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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

11/01/2011


Dettaglio intervista

Il prossimo Consiglio dei ministri a Bruxelles sarà dedicato al tema della libertà religiosa. L'Europa è rimasta indietro, deve utilizzare le sue rappresentanze, ormai diffuse in tutto il mondo, per organizzare una rete di monitoraggio Paese per Paese, là dove si sono presentati problemi per la libertà religiosa, per prevenirli. Solo cosi si otterranno risultati concreti».

Il ministro degli Esteri Franco Frattini, che da tempo si spende anche personalmente per il rispetto delle libertà religiose, è convinto che oggi il rispetto di questo diritto umano fondamentale sia più che mai strategico per la sicurezza internazionale e la convivenza pacifica.

Ministro Frattini, dopo l'attacco ai cristiani copti sembra quasi che il cerchio si stringa intorno al Mediterraneo, culla del cristianesimo.

«Il ruolo europeo è decisivo, l'Italia lo sollecita, e non da oggi. Posso ricordare i nostri interventi diretti in Pakistan o in Iraq, dove si erano verificate situazioni preoccupanti. L'impostazione preferibile per l'Europa è quella di favorire il dialogo interreligioso, come del resto sostenuto anche dal Papa, per evitare la radicalizzazione dei contrasti in Paesi nei quali i cristiani hanno da sempre un ruolo nella società. Ma occorre anche la prevenzione della violenza, sperando che oltre ai soliti appelli, si vedano anche dei fatti».

Tuttavia non sembra che i governi nazionali siano cosi interessati alla protezione delle minoranze religiose.

«Se posso parlare della mia esperienza diretta, in Pakistan credo che il mio intervento all'università di Islamabad abbia aiutato ad aprire una discussione sulla legge contro la blasfemia. In Iraq alcuni impegni suggeriti al governo sono già stati mantenuti, come le squadre di polizia formate da cristiani per monitorare le aree a rischio per le minoranze. In Egitto, il presidente Mubarak ha affermato che islamici o copti, sono tutti egiziani, e alcuni connazionali di fede musulmana si sono detti pronti a fare da scudo ai cristiani. I segnali ci sono, è l'Europa che è rimasta indietro: se si muove avremo risultati che finora sono mancati».

L'assenza dell'Europa, soprattutto negli investimenti economici sulla sponda Sud del Mediterraneo, è stata segnalata dagli analisti anche nei confronti delle rivolte del pane In Algeria e Tunisia.

«In effetti Euromediterraneo non ha portato risultati concreti. L'iniziativa fu lanciata con grande enfasi dalla Francia tre anni fa, ma non si è neppure arrivati a calendarizzare l'incontro proposto a Barcellona. Ma non è solo questo. L'Europa e i Paesi più sviluppati hanno taciuto per troppo tempo sulle speculazioni globali sui prezzi alimentari. Di nuovo va ricordato che la priorità italiana all'ultimo G20 in Corea è stata proprio la necessità di denunciare la speculazione dei gruppi. Se in una settimana il prezzo di riso e pane aumenta fino al 50%, è chiaramente una manovra speculativa. Esattamente come per il petrolio. Il G20, al di là delle dichiarazioni, non ha adottato azioni di prevenzione e ci siamo trovati con due Paesi, che sono in prima linea contro il terrorismo, con la gente in piazza per la disperazione».

Saranno governi in prima linea contro il terrorismo, ma picchiano duro.

«L'azione per prevenire i fattori speculativi deve accompagnarsi al sostegno ai governi anti-estremismo e a un'azione per evitare le violenze contro le persone».

Come evolverà a suo giudizio la situazione?

«Io credo che i governi riusciranno a tenere sotto controllo la situazione, spero senza violenze ulteriori verso i civili, ma questo non sarà sufficiente ad affrontare il problema strategico della speculazione: la Francia è quest'anno presidente del G20 e ha l'opportunità di risolvere la questione alimentare. L'Algeria ora ha ridotto il prezzo abbattendo le tasse, ma è una misura tampone. Dobbiamo capire come è possibile che i prezzi abbiano queste oscillazioni. Al G20 avevamo suggerito, ed è stato ripreso all'incontro della Fao a Roma, di costruire un meccanismo di allerta preventivo che scatti quando si capisce che qualcosa di sospetto sta succedendo, come abbiamo fatto a livello finanziario dopo il crollo di Lehman Brothers. Il meccanismo anti-speculazione è stato discusso alla Fao, ma non implementato. Invece deve diventare efficace, sul modello Opec. Il tema più serio è quello degli investimenti europei in Africa per far ripartire lo sviluppo ed evitare il traffico di esseri umani. Come cooperazione, io ho da investire la metà dei miei predecessori. Non si capisce che sono soldi che rappresentano investimenti anche per evitare i flussi della disperazione sulle nostre coste».

La Fao è un'agenzia delle Nazioni Unite, per le quali si parla da tempo di riforma. Quale la posizione dell'Italia?

«Noi siamo riusciti a collegare un gruppo ampio di Paesi, circa settanta, e lavoriamo in particolare col gruppo africano per una riforma che non riguardi solo i seggi al Consiglio di sicurezza. Occorre che al Consiglio si dia una maggiore rappresentatività, occorre un seggio unico per l'Europa e almeno un seggio per il continente africano, che ne è privo. C'è poi il problema del funzionamento dell'Assemblea generale. Per esempio, in tema di libertà religiosa, contro tutte le intolleranze, è passata all'unanimità una risoluzione proposta dall'Italia contro tutte le intolleranze. Qualcuno se n'è accorto?».

In compenso il Ministero degli Esteri ha completato in questi giorni la riorganizzazione lanciando anche la diplomazia economica. Di che si tratta?

«Abbiamo ridotto le Direzioni generali ridisegnandone i compiti e abbiamo convinto la rete delle ambasciate a collaborare al sostegno dell'immagine dell'Italia offrendosi come strumento di sostegno al sistema Paese. Deve percepirsi che dietro un imprenditore italiano c'è tutto il peso istituzionale dell'Italia, anche nei contenziosi. I risultati sono venuti con un export aumentato nel 2010 del 17 per cento».


Luogo:

Roma

Autore:

Susanna Pesenti

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