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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

14/01/2011


Dettaglio intervista

L'Italia ama considerarsi un mediatore fra l'Europa e gli Stati del Nordafrica. Lei che cosa sta facendo a sostegno e a tutela delle proteste e dei primi barlumi di una società civile in Algeria ed in Tunisia?

Abbiamo detto con molta chiarezza che esistono buone ragioni per queste proteste pubbliche. Vi sono stati enormi aumenti di prezzo per cereali e riso, insopportabili per la popolazione. Il Presidente del Consiglio Berlusconi ha affrontato l'argomento al Vertice G20 in Corea nel novembre scorso. A oggi, purtroppo, la comunità internazionale non ha reagito adeguatamente al riguardo.

Ma a far scendere in piazza la gente non sono solo gli aumenti dei prezzi.

Vi è tutta una serie di motivi. La povertà e uno spaventoso livello di disoccupazione hanno un peso notevole. Senza dubbio hanno un ruolo anche gli estremisti che vorrebbero esacerbare la situazione. Al riguardo i Governi di Tunisi e di Algeri reagiscono in modo molto sensibile — e non molto tempo fa, infatti, l'Algeria è stata oggetto di gravi attentati terroristici. C'è solo un modo per calmare la situazione: questi Paesi devono essere maggiormente avvicinati all'Europa.

In che modo si potrà fare?

Abbiamo lanciato un progetto per il Mediterraneo, finalizzato proprio a tale obiettivo. Esso mira a promuovere lo sviluppo della sponda meridionale del Mediterraneo — in Libia, Algeria, Tunisia. Bisogna però distinguere che a differenza della Tunisia, la Libia e l'Algeria non sono Paesi poveri.

E che cosa dovrà fare l'UE?

L'economia europea deve investire in Paesi come la Tunisia e avviare uno sviluppo spontaneo. Solo in questo modo si potrà riuscire ad arrestare l'emigrazione da questi Paesi. La gente ha bisogno di avere delle prospettive nel proprio Paese.

Che cosa sta facendo l'Italia, in particolare, per aiutare questi Stati?

Promuoviamo la fondazione di piccole e medie imprese, specialmente in Tunisia e in Algeria. In Tunisia, l'Italia è particolarmente attiva nel settore tessile. Aiuti di questo genere sono l'unico strumento per contribuire al progresso.

La parola d'ordine dei giovani che scendono in piazza in Tunisia è: lavoro e dignità. Ciò è insolito — e prezioso: dove si assiste altrimenti in quest'area in modo così inconfondibile a una forma di protesta di matrice non religiosa bensì proveniente dalla società civile? L'Europa sta facendo abbastanza per appoggiarla?

No assolutamente. L'Italia sta facendo diverse cose, già solo per il fatto che la Tunisia ci è vicina. Ma l'UE, finora, sta facendo troppo poco, potrebbe impegnarsi molto di più. L'UE dovrebbe fare di più per permettere soggiorni nei Paesi comunitari ai giovani provenienti da Paesi come la Tunisia. Quando ero Commissario europeo, anni fa, ho proposto un progetto Erasmus per il Mediterraneo. Studenti provenienti dai Paesi nel Sud del Mediterraneo avrebbero dovuto avere la possibilità di venire nelle Università europee, ma purtroppo non è stato possibile — sono stati contrari in particolare gli Stati del Nord-Europa.

Perché?

Non volevano il libero scambio di studenti in Europa. Perciò in Italia l'abbiamo fatto sul piano bilaterale. L'anno scorso abbiamo approvato 1000 borse di studio per studenti provenienti dalla Libia. Per 3000 studenti algerini e tunisini abbiamo creato la possibilità di iscriversi ai corsi delle università italiane.

Lei esalta l'idea dell'Unione del Mediterraneo. Come è noto, il Cancelliere federale Merkel non è una sostenitrice di questo progetto.

La Germania all'inizio ha frenato perché si temeva che questo progetto avrebbe potuto danneggiare l'allargamento dell'Unione verso est, allora pienamente in corso. Oggi questo non è più il problema. La pace in Europa può esistere in modo duraturo soltanto se l'area mediterranea diventa una zona di convivenza e di rilancio economico. È stato un errore da parte dell'UE congelare tutti gli altri progetti dell'Unione per il Mediterraneo per via della sospensione del processo di avvicinamento israeliano-palestinese.

E' stata innanzitutto la Germania ad avere delle riserve di fronte al concetto dell'Unione per il Mediterraneo?

Beh sì, la Germania ha sempre avuto problemi con una politica dei visti più liberale e più aperta. Tuttavia sono stati principalmente Paesi come il Belgio o i Paesi Bassi, e soprattutto la Gran Bretagna, a opporre resistenza. In particolare è stata bloccata l'idea di una banca per lo sviluppo del mediterraneo, non da ultimo dalla Germania. Noi continuiamo a considerarla giusta. Così non si porrebbe un contrappeso disgregatore. Compito della banca sarebbe promuovere le piccole e medie imprese. Proprio in questo campo, la Germania ha molta esperienza.

La Tunisia e soprattutto l'Algeria sono partner importanti per l'Europa perché hanno combattuto il fondamentalismo, allo stesso tempo sono, però, regimi autoritari che bloccano lo sviluppo delle loro società. E' giusto sostenere questi regimi?

Dobbiamo innanzitutto riconoscere che paesi come Algeria, Marocco, Tunisia, Libia e Egitto sono stati oggetto di gravi attentati terroristici. Da questo punto di vista meritano la nostra solidarietà. Dobbiamo aiutare questi paesi nelle questioni umanitarie così come in quelle relative all'economia e i diritti dell'uomo, perché senza i loro attuali Governi diventerebbero vittime del fondamentalismo. Questi Stati proteggono l'Europa dall'onda incombente del fondamentalismo.

Un gioco pericoloso, visto che questi regimi ostacolano lo sviluppo civile delle loro società.

Questo è giusto. Ci serve tempo. Prendiamo l'esempio del Marocco: in questo paese è stato un re ad avviare un programma di ammodernamento — con più diritti per le donne e una migliore istruzione. O prendiamo l'Egitto: il Paese ha adottato un programma molto importante per migliorare i diritti delle donne. Contano anche passi di questo genere. Dobbiamo puntare su di loro, non abbiamo altra scelta. Dobbiamo aiutare questi paesi a non imboccare la strada della violenza.

L'Italia è un Paese con una forte tradizione cristiana. Oggi i Cristiani vengono perseguitati in molte parti del mondo, ad esempio in Iraq o adesso in Egitto. La reazione dell'UE a riguardo risulta molto fiacca.

Sì, è molto fiacca. Non abbiamo ancora capito che la libertà di religione rappresenta il presupposto in funzione del quale possiamo godere di tante altre libertà. Sarebbe un grande errore ritenere la religione e la libertà di religione delle questioni private.

Dieci anni fa in Iraq viveva un milione di Cristiani, oggi al limite solo la metà. Il Cristianesimo che in Iraq ha una storia di duemila anni alle spalle, ha ancora un futuro in quel Paese?

Ciò dipende anche da noi. Il Primo Ministro Maliki nella regione di Mossul ha creato delle pattuglie di polizia composte da cristiani. Al suo governo dovrebbero appartenere due o tre cristiani— anche questo è un chiaro segnale.

Dopo l'attentato contro i Copti egiziani, il Papa durante il messaggio di Capodanno, rivolgendosi al Governo egiziano, ha detto che esso deve fare di più per tutelare i Cristiani e che non sono sufficienti solo le parole.

Questo è ciò che il Papa è chiamato a fare, è il suo compito in quanto autorità morale. I politici hanno un altro compito: dobbiamo favorire e intensificare il dialogo tra i diversi Governi. Il Papa non può esprimersi in termini relativistici, il suo messaggio deve essere universale.

Quando dei Cristiani vengono perseguitati, in Germania così come in Italia si parla spesso in generale di perseguitati, non di Cristiani perseguitati.

Questo è un errore. Non si tratta infatti in generale di perseguitati, visto che vengono perseguitati per il fatto di essere Cristiani.. Se una società come quella irachena, che sotto il profilo dei culti religiosi era un tempo pluralista, dovesse ridursi a un solo culto, si indebolirebbe e ciò la danneggerebbe

Lei appartiene a un governo conservatore ed è a favore dell'adesione della Turchia all'Unione Europea. Sono conciliabili le due cose?

Frattini: Noi crediamo che l'appartenenza della Turchia all'Unione Europea sarebbe vantaggiosa per l'Europa. Proprio perché l'Europa per me ha un'identità cristiana così forte e chiara, affermo anche che un paese islamico che rispetti i diritti dell'uomo può essere membro dell'UE. Sarebbe un segnale di grande debolezza da parte dell'Europa di stampo cristiano se vedesse nella Turchia un pericolo. È però veramente singolare che Paesi che hanno un concetto di sé inequivocabilmente laico, siano contrari all'adesione all'Unione di un paese la cui popolazione è in maggioranza non cristiana.

Questo però non è l'unico motivo per il quale Lei è a favore dell'adesione della Turchia?

Si tratta anche di una questione strategica. Nessuno può d'altronde negare che la Turchia svolge una funzione centrale nella lotta al terrorismo e al fondamentalismo. La Turchia è di importanza centrale per l'intero Medio Oriente e l'area del Mediterraneo. Dobbiamo averla costantemente a bordo con noi.

La Turchia è destinata a fare da intermediaria tra l'Oriente e l'Occidente?

Essa può essere un ponte. La Turchia può dimostrare al mondo islamico che l'Europa non è più un continente delle crociate.

Stando ad un documento pubblicato da Wikileaks, pare che l'ambasciatore statunitense a Roma, Ronald Spogli, abbia riferito a Washington che il Presidente del Consiglio Berlusconi "si rifiuti sistematicamente di seguire i consigli strategici del proprio Ministro degli Esteri, il quale è demoralizzato, è sprovvisto di mezzi e diventa sempre più insulso". Non sono parole molto lusinghiere.

Allora deve andare a leggere anche un'altra citazione in cui questo stesso ambasciatore dichiara che il Ministro italiano degli Esteri vanta una buona reputazione e stima internazionale — soprattutto negli Stati Uniti. Io non commento simili citazioni, ma mi limito a dire che i Ministri degli Esteri sono interamente coinvolti in tutti i vertici europei, ma che il potere decisionale strategico in definitiva è nelle mani dei Capi di Stato e di Governo, Berlusconi, Merkel, Cameron, Sarkozy.


Luogo:

Roma

Autore:

Thomas Schmid

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