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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

13/02/2011


Dettaglio intervista

ROMA — Fermare l'onda tunisina prima che si gonfi ancora, prima che i quattromila profughi sbarcati sulle coste italiane diventino quindicimila come negli Anni 90, quando per gli albanesi l'Italia era l'America. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, guarda con preoccupazione ai barconi strapieni di gente in fuga dalla povertà nordafricana e si appella all'Europa, perché accolga le pressioni del nostro governo e attivi una missione Frontex, che blocchi nei porti del Maghreb le navi dei clandestini.

Un barcone è affondato al largo della Tunisia, cosa farà l'Italia per scongiurare altri morti?

«Il governo ha decretato lo stato di emergenza e i nostri pattugliatori sono già in mare al largo delle coste tunisine. Ma non può bastare, dobbiamo mobilitare i Paesi del Mediterraneo che hanno navi, aerei, elicotteri».

Sta chiedendo aiuto all'Europa?

«La protezione di cui i tunisini in fuga hanno bisogno non può riconoscerla solo il nostro Paese. Molti di coloro che sono sbarcati a Lampedusa hanno indicato di avere dei congiunti in Francia, dove la comunità tunisina è larghissima, ma non è un problema solo di Roma o di Parigi. Ho preso contatto con la signora Ashton per raccomandarle di considerare priorità la decisione sull'invio della missione Frontex, l'agenzia che ho creato io quando ero commissario Ue e che serve a mobilitare pattugliamenti e respingimenti».

E cosa le ha risposto Catherine Ashton, il ministro degli Esteri dell'Europa?

«Ha capito la drammaticità della situazione e mi ha detto che deve essere considerata urgente. II tema è in agenda, mercoledì il Consiglio degli alti rappresentanti dei 27 lo affronterà e speriamo che la valutazione tecnica sia positiva. Ci aspettiamo che tra dieci giorni, a Bruxelles, al Consiglio dei ministri degli Interni, la decisione sia presa. Le regole di ingaggio ci sono e poi si vedrà la solidarietà europea. Sono certo che Paesi che hanno sempre collaborato alle missioni di Frontex, come Grecia, Spagna, Francia, Malta o Portogallo, lo faranno anche questa volta».

Intanto però Lampedusa è presa d'assalto. Come farete a garantire assistenza ai migranti ammassati sui moli?

«Assisteremo queste persone, ma non possono rimanere sul territorio italiano. L'Italia non può reggere l'impatto, da immigrazione zero a migliaia di arrivi. Abbiamo garantito calma all'Europa perché gli accordi con Libia, Egitto e Tunisia funzionavano. Ma ora il sistema ha collassato, i meccanismi non tengono più. O i Paesi europei si fanno carico della redistribuzione, o si fa quello che dicono le leggi Ue».

Verranno rimpatriati?

«Sì, le leggi dicono che devono essere rimpatriati. O tu sei un rifugiato, e allora l'apposita commissione valuterà la tua domanda, oppure sei un immigrato in fuga dalla povertà e in questo caso tocca alla Ue organizzare il rimpatrio. Noi abbiamo attivato tutti i meccanismi di protezione per salvare questa gente dalla morte, ma non può certo essere l'Italia che organizza le navi per rimandarli a casa. La criminalità organizzata approfitta del caos, i trafficanti di vite umane chiedono fino a mille dollari a persona, senza la garanzia di arrivare vivi... E’ un business orrendo».

Si parla di tremila, forse quattromila clandestini. Lei cosa prevede per i prossimi giorni?

«La nostra previsione è drammatica. Nel momento in cui il canale libico è chiuso si apre quello tunisino e il traffico di esseri umani diventa africano. Pensi cosa può succedere se domani arrivano anche gli egiziani, può determinarsi una situazione albanese».

È allarme profughi, come negli anni Novanta?

«Dall'Albania arrivarono quindicimila persone in una settimana e l'emergenza si risolse col pattugliamento italiano dentro le acque albanesi. Il governo di Tirana accettò il nostro aiuto e il flusso migratorio finì. Ecco, io mi auguro che le autorità tunisine accettino il modello Albania, perché quando i trafficanti di esseri umani vedono le motovedette a un miglio dalla costa, non fanno partire i barconi».

Per Romano Prodi l'Europa deve evitare gli esodi di massa stando vicina alle trasformazioni del Nordafrica, concorda?

«È una banalità, ovvia e giusta. La frase che la sinistra non pronuncerà mai, perché troppo saggia, è che la Ue deve intervenire immediatamente».

Livia Turco, Pd, denuncia che il centro di Lampedusa è stato chiuso «per motivi incomprensibili».

«Frasi sciacallesche. Lampedusa era stata chiusa nella prospettiva di una tranquillità di lungo termine. Noi abbiamo garantito immigrazione zero finché i regimi dei Paesi vicini non sono esplosi. L'opposizione parla a vanvera e non sa che il ministro degli Esteri tunisino mercoledì verrà in visita da me e rafforzeremo i nostri rapporti».


Luogo:

Roma

Autore:

Monica Guerzoni

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