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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

28/02/2011


Dettaglio intervista

Ministro Franco Frattini, ha appena dichiarato: «Gheddafi se ne vada». Non arriva un po'tardi il ben servito del governo italiano al dittatore libico?

«Arriva quando abbiamo visto Gheddafi sparare sul suo popolo. Non spetta alla comunità internazionale, né a Bruxelles, ne a Washington, decidere chi deve andarsene e chi deve restare. Non l'abbiamo fatto con Mubarak e non l'abbiamo fatto con Bel Ali, oggi lo facciamo con Gheddafi perché ha cominciato a uccidere la sua gente assoldando perfino dei mercenari».

In Italia l'opposizione parla di governo compromesso. Quanto imbarazza la foto di Berlusconi che bacia l'anello al Rais?

«Altrettanto quanto imbarazzano tutti coloro che tre mesi fa hanno votato Gheddafi membro dei Consiglio diritti umani dell'Onu. L'Italia non l'ha votato perché non c'era, ma il 90% dei presenti disse di sì».

Da poche ore a Bengasi gli oppositori hanno annunciato la nascita del Consiglio nazionale. Avete già avviato dei contatti?

«Intanto dobbiamo capire bene chi sono i rivoltosi. La maggioranza di loro la conosciamo. Hanno lavorato fino a ieri con Gheddafi, come l'ambasciatore all'Onu Salgham, che era mio amico quando era ministro degli Esteri. Ma di certo non saremo noi a operare per la formazione di un governo di transizione, deve essere il popolo libico a decidere. Noi possiamo e dobbiamo lavorare, come ha fatto l'Onu, per costringere il regime a cessare le violenze. Per prima cosa deve partire subito una missione ispettiva delle Nazioni Unite per dare il via a una sessione della Corte penale internazionale: bisogna raccogliere un dossier adeguato, con elementi certi, per deferire Gheddafi».

La Clinton ha annunciato che gli Usa sono pronti a sostenere gli oppositori. L'Italia?

«Noi siamo pronti a sostenere tutti coloro che lavorano per il bene del popolo libico, come il ministro della Giustizia Jalil, l'ambasciatore di Libia a Roma Gaddur, quello all'Onu Sal-gham. Gente al servizio del proprio popolo che io non mi limiterei a chiamare "oppositori". Così vengono sminuiti. La difficoltà del momento è proprio quella di costruire una classe dirigente in grado di costituire un'alternativa al regime: per questo il governo provvisorio che era stato annunciato ancora non si è formato».

Berlusconi ha denunciato il rischio del fondamentalismo islamico.

«Il rischio c'è. Esiste una componente islamista di tipo radicale che la classe dirigente e la società civile libica devono tenere alla larga. Va respinto con forza il tentativo di Al Qaeda Maghreb di contaminare il futuro del popolo libico. Bisogna togliere a Gheddafi l'alibi che dietro alla rivolta ci sono i fondamentalisti. Ma certamente non saremo quelli che tenteranno di pilotare la formazione di un governo, sarebbe un'azione che darebbe al popolo libico la dimostrazione che la comunità internazionale vuole decidere al suo posto».

Quanto durerà ancora il regime di Gheddafi?

«Spero finisca al più presto. Sarà sempre troppo tardi quando terminerà questa guerra civile, ma il Rais è asserragliato nel suo bunker protetto dai miliziani e temo che ci vorrà ancora qualche tempo».

L'Onu ha deciso sanzioni contro la Libia. Lei pensa davvero che un dittatore sanguinario possa essere fermato con l'embargo o con il blocco dei beni?

«E' un messaggio: ora l'isolamento internazionale è assoluto. L'Onu ha deciso all'unanimità, c'è stato il sì di Cina e Russia e perfino Chavez ha preso le distanze. Ma andrebbe decisa anche la "no fly zone"».

Una misura che comporta l'uso della forza, un'escalation militare, se viene violata...

«Certo, per questo è necessaria una riflessione approfondita. Tant'è, che il consiglio di sicurezza dell'Onu ieri non ha deciso di applicarla. Servono caccia da guerra ed elicotteri che la facciano rispettare, occorrono precise regole d'ingaggio. Ma nei Balcani dette risultati importanti: impedì ai caccia di Milosevic di colpire popolazioni inermi. E credo che avrebbe successo anche in Libia, perché eviterebbe i bombardamenti in Cirenaica e nelle zone sottratte al controllo del regime di Gheddafi. Insomma, l'utilità è indubbia. Ma bisogna essere consapevoli che è una misura che poi va fatta rispettare. Non c'è niente di peggio che adottare la no-fly zone e poi vedere gli aerei di Gheddafi che vanno a bombardare sfidando la comunità internazionale. Ma, ripeto, è una decisione che darebbe un contributo importante anche di effettività. E' una misura che morde, per usare una espressione un po' brutale».

L'Italia potrebbe permettere l'utilizzo delle proprie basi?

«Bisogna discuterne, nessuno ce l'ha mai chiesto. E il fatto che nessuno ne abbia mai parlato è significativo, vuol dire che c'è la consapevolezza che ci vorrebbe uno sforzo corale e non un solo Paese disponibile. Ognuno dovrebbe assumersi le proprie responsabilità. Sa, è bello dire: "Evacuiamo la gente". L'Italia ha evacuato centinaia e centinaia di stranieri, altri Paesi hanno preso i loro e se ne sono andati. E' facile parlare con le forze degli altri».

Sta prevalendo l'egoismo tra i partner europei?

«Spero di no. Ma certo, guardate la questione degli immigrati. L'Europa non è ancora in grado di applicare un pieno principio di solidarietà».

Il suo collega La Russa parla di esodo biblico...

«Faremo la nostra parte e siamo pronti a reggere il primo impatto. Ma continueremo a insistere e l'Europa prima o poi dovrà aiutarci. Serve una redistribuzione numerica dei migranti. Servono accordi per pattugliare le coste degli Stati africani nelle acque territoriali dei Paesi d'origine dei flussi. Ma per fare questo occorre uno sforzo dell'Unione europea, con aiuti economici ai Paesi che accettano il pattugliamento. Da soli non possiamo farcela e anche in Nord Europa, prima o poi, dovranno capirlo».


Luogo:

Roma

Autore:

Alberto Gentili

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