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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

01/03/2011


Dettaglio intervista

L’Italia sta con il popolo libico che vuole sottrarsi dalla dittatura di Gheddafi, ma al momento è molto difficile decifrare con chi interloquire vista la confusione istituzionale che regna nel Paese. Il ministro degli Esteri Franco Frattini non nasconde il ruolo guida che l’Italia deve assumersi verso la nuova Libia sempre però in un preciso quadro europeo.

In Libia si è insediato un Consiglio nazionale, manca ancora però un interlocutore preciso. Questo caos istituzionale e politico che cosa può determinare?

“Credo che possa portare ad una situazione di una Libia fuori controllo totalmente, visto che Gheddafi controlla Tripoli e forse anche lì non tutte le periferie”.

Che cosa serve allora?

“Che una credibile alternativa si formi sulla base di una classe dirigente che a differenza di Paesi come Tunisia, Egitto dove c’era ed esisteva, in Libia non c’è mai stata. Occorre che questa classe dirigente si organizzi e diventi credibile per formare un’alternativa di governo. Certo non può essere la comunità internazionale a scegliere un referente. E’ il popolo libico che deve scegliere la sua via verso un futuro migliore. Noi li possiamo aiutare”.

Senza un interlocutore e una tensione tribale, si rischia che la Libia diventi una sorta di Afghanistan nel cuore del Mediterraneo….

“Questo è l’effetto della struttura del Paese, fondato sulle tribù. Tutto ciò rende molto più difficile la situazione ed ecco perché poniamo la precondizione che cessino le violenze. Poi la rete degli ambasciatori libici sparsi per il mondo costituisce sicuramente un’ossatura di classe dirigente perché hanno rifiutato le imposizioni e la violenza del regime, ma sono in grado di relazionarsi con la comunità internazionale. Dobbiamo dare loro la possibilità di proporsi”.

Gheddafi resterà o capitolerà?

“L’isolamento internazionale è arrivato a tal punto che francamente non vedo una via d’uscita. Sta cercando di resistere, ma quando si dice parlando al pubblico in una piazza che chi non mi ama merita di morire, beh, queste frasi sono agghiaccianti e sono il segno di un isolamento totale, o quando si dice andate in banca che c’è un sussidio di 500 dinari e poi il sussidio non c’è vuol dire che manca anche il controllo dei conti dello Stato. Purtroppo ogni giorno che passa in più è un giorno costellato di sangue”.

L’Italia ha denunciato il trattato con la Libia. Quale sarà il suo ruolo d’ora in avanti?

“L’Italia ha “il” ruolo chiave perché è il Paese più vicino geograficamente, perché abbiamo una presenza molto radicata di imprese grandi e piccole che sono andate via ma che sperano di tornarci in un quadro politico completamente diverso e il più presto possibile. L’Italia è il solo Paese che ha evacuato centinaia di stranieri a bordo delle sue navi e dei suoi aerei. Abbiamo un ruolo per accompagnare una nuova via per la Libia, una via che sceglieranno i libici però, non il ritorno a un’impostazione colonialista che i libici non accetterebbero mai”.


Luogo:

Trieste

Autore:

Mauro Manzin

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