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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

19/03/2011


Dettaglio intervista

«Sono molto soddisfatto. Il Parlamento ha votato all'unanimità l'intervento militare sotto l'egida Onu. C'è stato perfino qualcuno che in commissione ha detto: "La comunità internazionale è arrivata troppo tardi"».

Ministro Franco Frattini, l'obiezione è fondata: Gheddafi ha avuto tutto il tempo di massacrare gli insorti.

«La decisione è arrivata quando c'è stato il sì della Lega Araba e dell'Unione africana. L'ho sempre detto: i carri armati sono più veloci delle risoluzioni dell'Onu. Ma se non avessimo un consenso politico come quello che abbiamo ottenuto, con addirittura alcuni Paesi arabi che parteciperanno alla missione, sarebbe stato un disastro. Provi a immaginare aerei Usa o italiani che colpiscono in territorio arabo senza il sì degli arabi...avremmo avuto un effetto controproducente. Avrebbero potuto parlare di neo-colonialismo. Il ritardo è il prezzo che si è pagato al multilateralismo. Ma non ci sono, questa volta, le divisioni scatenate da Bush con l'intervento unilaterale in Iraq».

Lei festeggia il sì bipartisan del Parlamento. Ma la Lega non ha votato e Bossi si dipinge "tedesco"...

«Noi rispettiamo la posizione di Bossi come quella della Germania, che si è astenuta nel Consiglio di sicurezza Onu. Berlino, tra i partner dell'Alleanza atlantica, è stata sempre quella meno favorevole agli interventi militari. E' accaduto per l'Iraq e accade adesso in Afghanistan, dove ha ritirato gli aerei. Ma la Merkel non si metterà di traverso. Lo stesso vale per Bossi che non è interventista, ma ha sempre dimostrato lealtà verso la maggioranza. In più siamo convinti di riuscire a convincere la Lega a schierarsi a favore: essere in prima linea permetterà all'Italia di chiedere il sostegno dell'Europa per fronteggiare il flusso migratorio. Potremo dire: "Cari alleati, abbiamo messo le nostre basi, i nostri aerei, i nostri uomini. Ora non potete pensare di lasciarci da soli".Credo che Bossi capirà».

Ha detto "basi e aerei". Ciò significa che parteciperemo direttamente alle azioni militari.

«Sì, parteciperemo a interventi per proteggere la popolazione civile nel caso di nuove aggressioni delle forze di Gheddafi. In base alla risoluzione Onu se costretti colpiremo le basi missilistiche, le basi aeree a terra e contrasteremo gli aerei d i Tripoli che bombarderanno un ospedale o un insediamento civile».

In quanto tempo sarete operativi?

«Dipende dai dispositivi militari. Ma dalle informazioni che ho siamo già pronti».

L'Italia è in guerra con la Libia?

«Assolutamente no, la Costituzione ce lo preclude. Noi siamo impegnati a far rispettare una risoluzione Onu che chiede a Gheddafi di cessare il fuoco, di terminare i bombardamenti aerei e di rispettare l'embargo. Nessuna guerra».

Il ministro La Russa dice che siamo «esposti» a ritorsioni e si dice «preoccupato». Scatterà l'ombrello di protezione Nato?

«Senz'altro. L'Alleanza atlantica ha il dovere di proteggere l'area più esposta a potenziali, possibili, eventuali, azioni ritorsive. E lo farà su indicazioni e su richiesta della Difesa. Ma credo che Gheddafi abbia altro da fare che lanciare attacchi contro di noi».

A chi tocca guidare le operazioni? L'Italia si candida?

«Certamente sì. Abbiamo chiesto che la base di coordinamento sia spostata da Stoccarda a Capodichino. Giochiamo un ruolo fondamentale, senza l'Italia questa operazione non si potrebbe svolgere. E questo ruolo ci deve essere riconosciuto, tanto più che il comandante militare della Nato è l'ammiraglio Di Paola».

La Nato però è divisa. La Turchia ha detto no e la Germania si è astenuta.

«Di fondo c'è una grande compattezza. Tanto più che la Merkel, pur astenendosi, non si è opposta».

Come valuta il protagonismo di Sarkozy?

«Non è il momento di criticare gli alleati. Siamo sulla stessa barca».

A che punto sono i contatti con gli insorti?

«A buon punto, siamo stati i primi a parlare con il Consiglio provvisorio di Bengasi. E siamo già alla seconda nave di aiuti con kit medici e umanitari. Spero che gli altri Paesi facciano lo stesso... Gli insortici considerano interlocutori privilegiati».

Durerà secondo lei il cessate il fuoco deciso da Gheddafi? Gli insorti parlano di bluff.

«Non credo che reggerà, temo che l'annuncio del cessate il fuoco sia propaganda. Purtroppo prevedo altri attacchi. Gheddafi ha dimostrato di seguire una linea molto lontana dalla ragionevolezza».

Che effetto fa schierare i propri aerei contro chi, fino a pochi mesi fa, veniva ricevuto in pompa magna a Roma?

«Dal primo momento abbiamo affermato che c'erano limiti che non potevano essere superati. Quando Gheddafi ha cominciato a bombardare il suo popolo abbiamo detto, basta. Quel regime è de-legittimato e deve lasciare al più presto».

Come e quando finirà?

«Finirà chela Comunità internazionale garantirà le condizioni per un dialogo nazionale di riconciliazione per il dopo-Gheddafi. E' stato avviato un percorso verso la democrazia e il rispetto dei diritti. Ma sui tempi nessuno può fare previsioni. Spero solo che Gheddafi capisca al più presto che non ha vie d'uscita e si faccia da parte. Temo però che non accadrà subito e i nostri aerei sono pronti a partire e a colpire i jet libici che violeranno la risoluzione Onu».


Luogo:

Roma

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