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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

14/04/2011


Dettaglio intervista

Ministro Frattini, prosegue l'isolamento dell'Italia nell'emergenza immigrazione?

È forte la delusione sulla posizione europea, la ritrosia e l'egoismo del Consiglio va contro lo spirito del trattato di Lisbona. Diverso è l'atteggiamento delle istituzioni: il presidente Van Rompuy ha riconosciuto la necessità di una maggiore solidarietà e della insufficiente risposta, e anche il presidente Barroso è impegnato su questo fronte.

Ma non basta, come si vede.

Bisogna rafforzare la collaborazione con la Tunisia, i pattugliamenti vanno avanti e pure i rimpatri, sono stati arrestati dei trafficanti. Ma le politiche interne dei paesi fanno prevalere gli egoismi nazionali, lo ha detto anche il segretario di Stato vaticano, cardinale Bertone, e anche il quotidiano della Cei, Avvenire, ha parlato di vergogna dell'Europa. Quindi come si vede non siamo isolati.

Dentro il governo si seminano dubbi sull'appartenenza all'Ue, stante la situazione.

L'Europa non si mette mai in discussione, e su questo è piena la sintonia con il presidente Napolitano.

Ma la Lega l'ha fatto.

Il ministro Maroni ha reagito dopo una estenuante riunione, io sono più rodato ai ritmi di Bruxelles, ma le sue dichiarazioni sono state strumentalizzate dalla sinistra.

Ma erano chiare: "Che senso ha stare nella Ue" ha detto.

Né Maroni né tantomeno il governo Berlusconi hanno mai messo in discussione la nostra appartenenza piena e leale alle istituzioni europee. Quello che chiediamo è che ci sia più Europa, e invece vediamo che non fa il suo mestiere.

Intanto con la Francia siamo ai ferri corti?

Le questioni saranno discusse nel vertice bilaterale il prossimo ad aprile a Roma, si parlerà di scalate, ma naturalmente anche di immigrazione. Questo tema oggi riguarda noi, ma le rotte dei migranti cambiano rapidamente, e domani potrebbe essere interessata la Corsica.

Per ora però ci sono i gendarmi a Ventimiglia.

Con la Francia la collaborazione va rafforzata sul serio, la politica non può essere affidata al botta e risposta di qualche prefettura francese di confine.

Intanto il costo lo paga l'Italia per intero.

L'Ue ha donato alla Tunisia i7 milioni, l'Italia da sola 150 milioni di credito di aiuto. Basta un calcolo: i 30 mila migranti che in quattro mesi sono arrivati hanno pagato ai trafficanti almeno 30 milioni, cioè il doppio dello stanziamento europeo. Una cifra analoga, magari per il microcredito, sarebbe stata sufficiente per far mettere su un negozio o comprare un taxi, e forse questi ragazzi non sarebbero partiti.

Lei dice: diamogli i soldi per farli rimanere a casa loro.

Ci vuole una politica di lungo termine. Non spendiamo più per fronteggiare gli sbarchi, ma per aiutarli davvero a casa loro, è un investimento anche per noi.

E serve a evitare le tragedie.

Ci sono dei morti in mare, parliamo di persone, spesso di bambini, non di statistiche, questa tragedia deve assolutamente finire. E anche i rimpatri non si devono concludere al porto di sbarco, ci devono essere politiche di accompagnamento.

La Lega come vede questa ipotesi?

Nel governo c'è unità di intenti, magari Bossi sintetizza un po' i concetti.

Libia: al summit Nato di Berlino si chiederà nuovamente all'Italia di partecipare ai raid. Il nostro no è definitivo?

L'Italia ha chiesto scusa al popolo libico per gli orrori compiuti nel periodo di colonizzazione fascista, quindi se provocasse vittime civili in eventuali bombardamenti sarebbe un fatto gravissimo.

Quindi i nostri aerei non attaccheranno?

Domani il presidente del Cnt Jalil sarà a Roma, ricevuto dal presidente Napolitano e da Berlusconi, e anche io avrò un colloquio. Se i libici ci daranno argomenti forti vedremo, lo deciderà il governo.

I tempi della politica non sembrano grande compatibili con quelli della guerra.

Su qualsiasi cambiamento sarebbe necessario un dibattito parlamentare e un consenso ampio. E l'ultima parola spetterebbe al presidente Napolitano, che ha incoraggiato il Governo ad andare avanti.

La guerra a Gheddafi sta andando male?

No, non condivido questa visione. Senza l'intervento Nato Gheddafi sarebbe tornato stabilmente a Bengasi, e quello che accade a Misurata sarebbe nulla. L'Italia agisce sul campo con i medici di Emergency, mandiamo aiuti, evacuiamo i feriti. È davvero molto.

C'è il rischio spaccatura in due della Libia?

Si, questo pericolo c'è, specie se oltre il cessate il fuoco non si va verso la riconciliazione nazionale e l'esilio di Gheddafi. Con la cessazione del conflitto e basta si andrebbe verso il consolidamento dello status quo e la fissazione di una frontiera interna fatta di carri armati.


Luogo:

Roma

Autore:

Carlo Marroni

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