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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

26/04/2011


Dettaglio intervista

La decisione, racconta il ministro degli Esteri, era nell'aria. «E' stata comunicata da Berlusconi ad Obama col quale era in agenda una telefonata, e poi al premier britannico Cameron e al segretario della Nato Rasmussen, ma è maturata nel colloquio di quasi due ore, la settimana scorsa, col presidente del Consiglio di Transizione di Bengasi». In quella visita, sia Jalil che Al Isawi agli interlocutori istituzionali avevano ripetuto: lo sappiamo che i bombardamenti della Nato possono avere dei «danni collaterali», in una guerra ci sono sempre vittime civili, «ma non c'è nessuna possibilità di soluzione pacifica in Libia, Gheddafi non se ne andrà mai». Ora, aggiunge Frattini, «l'Italia partecipa a pieno titolo alla missione, in condizioni di parità in quanto a impegni e responsabilità».

Ministro, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, l'Italia decide di partecipare a bombardamenti sia pure in una missione Nato e su mandato dell'Onu. Ci sarà un dibattito con voto del Parlamento?

«Abbiamo avuto dal Parlamento un mandato pieno ad applicare la risoluzione 1973 dell'Onu, che autorizza a fare tutto quello che è necessario per proteggere la popolazione libica. La risoluzione è chiarissima, ed è in quell'ambito che continuiamo ad operare: non occorre alcun voto. Il ministro La Russa ed io abbiamo preso l'impegno a riferire sulla missione, ed è quello che faremo davanti alle Commissioni esteri e difesa».

Intende dire che il tipo di bombardamenti che effettueranno i caccia italiani a suo avviso non richiede un voto parlamentare?

«Bombarderemo obiettivi mirati, per esempio batterie anticarro, carrarmati, depositi di munizioni. Obiettivi pianificati dalla Nato, che ce li indicherà di volta in volta. Prima, a bombardare erano 12 Paesi, adesso sono 13».

C'è il rischio di vittime civili. Siete sicuri che l'opinione pubblica italiana lo accetterà?

«La situazione di Misurata è sotto gli occhi del mondo. Di Misurata, e non solo: sono in corso bombardamenti violentissimi delle truppe di Gheddafi contro la popolazione libica in tutto l'Ovest del paese. Le stragi continuano indiscriminate, e la Nato ha bisogno di maggiori forze, ha chiesto più impegno all'Italia. E così pure i libici del Consiglio di Transizione».

Quando è stata presa quella decisione, visto che le pressioni della Nato duravano da settimane?

«Sabato scorso, quando è stato informato il presidente della Repubblica, che è solidale con la decisione».

Non è un mistero che ad esser contrario fosse Berlusconi, data anche la posizione della Lega. Quand'è che il presidente del Consiglio, che ai corrispondenti esteri ha raccontato di aver avuto l'impulso di dimettersi quando sono cominciati i bombardamenti contro Gheddafi, ha cambiato idea?

«La decisione è maturata durante la visita di Jalil a Roma. Mai vi considereremo invasori, ci ha detto. A Berlusconi ha fatto un discorso assai toccante. Signor presidente - gli ha detto - voi vi siete fatti ingannare dalla retorica di Gheddafi, ma noi che siamo i libici di Bengasi, i libici che dovrebbero odiare di più gli italiani, riconosciamo che voi non ci avete solo colonizzato: avete costruito il nostro Paese. E' per questo - ha continuato - che abbiamo bisogno di voi, proprio di voi, adesso: aiutateci».

E la contrarietà della Lega? Non rischiate di indebolire la missione pur di non affrontare, con un voto in Parlamento, il dissenso politico?

«Si tratta di resistenze che andranno chiarite tra Berlusconi e Bossi. La Lega è preoccupata da un'ondata di immigrazione anomala. Quando sarà chiaro che è Gheddafi ad organizzare i barconi, il dissenso rientrerà. Tra l'altro, quei barconi spinti in mare con ogni mezzo arricchiscono il dossier della Corte penale internazionale contro Gheddafi, perché sono anche quelli crimini contro l'umanità».


Luogo:

Roma

Autore:

Antonella Rampino

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