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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

26/04/2011


Dettaglio intervista

Da pochi minuti il premier Silvio Berlusconi ha annunciato che l'Italia parteciperà ai bombardamenti Nato sulla Libia. La notizia arriva alla vigilia del vertice italo-francese, a cui partecipa il ministro degli Esteri Franco Frattini.

Un'accelerazione verso la fine della guerra?

«E’ un'azione ormai resa inevitabile dal ripetersi dei massacri a Misurata e in altre città libiche. Dopo il riconoscimento del Consiglio nazionale transitorio (Cnt), l'Italia ha accolto l'appello lanciato agli alleati per una maggiore pressione militare. Con questo via libera si superano tutte le cautele che finora avevano impedito un impegno dell'Italia anche su questo fronte».

Come si è arrivati a questa decisione?

«Quando Jalil, íl presidente del Cnt, è venuto a Roma, ha chiesto al nostro Paese un impegno per colpire gli obiettivi militari a terra. Abbiamo ritenuto che venisse così superata anche la preoccupazione sul passato coloniale italiano in Libia».

Questa decisione richiede un passaggio parlamentare?

«No. Abbiamo già avuto un mandato pieno dal Parlamento per l'attuazione della risoluzione Onu 1973. C'è evidentemente da parte mia una chiara disponibilità a riferire alle Camere, quando sarà richiesto. Aggiungo che il capo dello Stato è stato preavvertito domenica da Berlusconi».

Chi e come verrà fattala scelta degli obiettivi da colpire?

«Sarà compito della Nato. Noi metteremo a disposizione gli aerei e la Nato definirà gli obiettivi che sono funzionali. Carri armati, basi missilistiche, obiettivi militari».

Si bombarda ma si tratta anche per una resa di Gheddafi?

«L'Unione africana sta tentando con un negoziato indiretto di mettere le due parti a confronto, uno sforzo che va sostenuto con convinzione. È un obiettivo politico riuscire a ottenere l'uscita di scena del Colonnello. Gheddafi non è disponibile a lasciare il campo; ma se le sanzioni continuano, se la pressione militare aumenta, all'interno del suo gruppo potrebbe farsi strada la convinzione che il Colonnello non può più essere l'interlocutore per il futuro della Libia».

Con i bombardamenti si cerca di chiudere più velocemente la partita con il rais. Ma entro quanto tempo?

«Non sarà questione di mesi ma di settimane. Gheddafi non dispone più dell'aviazione, le forze di terra ormai sono solo mercenari. La nostra ambasciata a Tripoli è chiusa ma nei mesi scorsi c'è stato un assalto alla sede. Questo fa parte dei gesti dimostrativi messi in atto contro l'Italia, ma anche contro Francia e Gran Bretagna».

Gli istruttori militari inviiati in Libia avevano l'obiettivo di "preparare il terreno" in vista del siti bombardamenti?

«No, il loro invio è indipendente da quanto deciso in queste ore. Svolgono un ruolo indispensabile per fornire assistenza militare. C'è anche l'ipotesi che si possa addestrare personale locale ma non in territorio libico. Ma soprattutto l'obiettivo è assicurare ai civili una protezione migliore di quella che può fornire il Cnt».

Che cosa cambia per l'emergenza immigrazione. Arriveranno più profughi?

«Non ci saranno effetti sui flussi migratori. Lo sappiamo che Gheddafi ha cercato di usare l'immigrazione come minaccia contro l'Occidente. Abbiamo visto navi e barconi di disperati approdare lungo le nostre coste. Penso che questi disperati che rischiano la vita siano di grande interesse per il Tribunale penale internazionale: è un crimine contro l'umanità mandare persone incontro alla morte».

Alla vigilia dei vertice italo-francese, Parigi assesta una ennesima bacchettata a Roma: il lasciapassare per i tunisini è definito "un problema" e il comportamento dell'Italia viene considerato poco ortodosso.

«Siamo interessati al successo del vertice. Non giova né a noi né a loro il gioco del botta e risposta. Con un documento a firma comune, i due Paesi faranno un appello alle istituzioni europee per chiedere "più Europa" nella gestione dei flussi migratori. Serve un coordinamento centrale più forte. Il fatto che si sia già concordato questo. documento dimostra che da parte di entrambi c'è la consapevolezza che tocca a Bruxelles gestire e coordinare eventuali divergenze».

La Francia si è dimostrata poco solidale sull'immigrazione?

«Il vertice di Roma serve anche a dissipare incomprensioni reciproche e a ottenere un chiarimento definitivo. Non abbiamo alcun interesse ad avere problemi con la Francia».

Serve un rafforzamento di Frontex per il controllo delle frontiere esterne?

«È una delle principali richieste. Frontex deve tornare ad avere il ruolo che rivestiva qualche anno fa. Fui io a crearla, quando ero commissario europeo, e per i pattugliamenti riuscimmo a mobilitare fino a dieci Paesi europei. Ora, invece, sono in campo solo l'Italia e Malta; si aggiungerà anche la Francia».

Non solo il nodo immigrazione negli incontri bilaterali di Roma, ma anche le misure anti-opa varate per Parmalat.

«Sono presenti i due ministri dell'Economia proprio per un reciproco chiarimento».


Luogo:

Roma

Autore:

di Maria Paola Milanesio

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