Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

10/05/2011


Dettaglio intervista

«Noi non facciamo la guerra alla Libia. Siamo lì per difendere gente che soffre. Vuole che sia più chiaro? Le bombe di Belgrado, D'Alema le fece sganciare prima che ci fosse un via libera delle Nazioni Unite. Dicemmo sì per l'interesse nazionale. Stavolta è diverso, ci sono tutti: l'Onu, la Nato, l'Europa. Io sono dalla parte delle Nazioni Unite e non m'interessa dove stanno gli altri».

Ma non dispera, Franco Frattini, che si stemperino polemiche e attacchi da sinistra nel «supremo interesse nazionale». Intanto, a Firenze, dal palco del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, rivestito di blu nel giorno in cui l'Europa celebra se stessa attraverso la conferenza The state of The Union, e incurante degli striscioni e dei cori di un centinaio di anarco-antagonisti tenuti a distanza da polizia e carabinieri, il ministro sposa le tesi del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, espresse attraverso un messaggio ascoltato in diretta dal presidente del Parlamento Europeo, Yerzy Buzek e recapitato anche a Josè Barroso, che all'ultimo momento ha dato forfait.

Ministro Frattini, il presidente Napolitano critica la Ue che non sa esprimere una posizione comune in politica estera…

«Condivido le parole del presidente Napolitano. L'Europa non è stata, come avremmo desiderato, leader con una voce unica in azioni strategiche di politica estera verso regioni prioritarie, dal Mediterraneo al Medio Oriente. Vuol dire che una riflessione è necessaria per non perdere quel ruolo che la Ue si era assicurata in altri scenari, come nei Balcani. Rischiamo di essere in retroguardia invece che all'avanguardia».

Per la Libia a che punto siamo?

«Lavoriamo per trovare una soluzione politica. L'ostacolo è Gheddafi che rifiuta di lasciare al popolo di ragionare del suo futuro».

Sull'immigrazione cosa cambierà?

«Ho apprezzato la linea della Commissione, la scorsa settimana: pone al centro solidarietà, accoglienza, condivisione. Ma aspetto i fatti. Se l'Europa sarà capace di tradurre una scelta politica in decisioni pratiche nel giro di qualche giorno, o di qualche settimana, sarà credibile. Altrimenti la gente ripeterà: “A noi che ce ne viene?” Sarebbe un errore, ma servono risultati veri».

Quale altro segnale deve dare Bruxelles?

«Deve procedere concretamente verso i bisogni dei cittadini, soprattutto nel sostegno alle famiglie».

Con la Francia come va?

«Ora ci sono rapporti chiari. Ma stiamo lavorando a tutto campo: sostengo che l'adesione della Croazia alla Ue deve avvenire, come previsto, nel 2012. E non può esistere l'euro senza la Grecia: l'Europa non è un autobus su cui si sale e si scende a seconda di come cambiano i tempi».

Firenze diventerà una centro strategico per la Ue?

«Sì, la Farnesina è impegnata direttamente: sostiene la candidatura di Firenze a sede della nuova scuola per esperti che lavoreranno nelle sedi diplomatiche comuni in tutto il mondo. E propone che in Palazzo Vecchio ci siano appuntamenti europei di grande importanza con cadenza biennale».


Luogo:

Firenze

Autore:

Sandro Bennucci

11737
 Valuta questo sito