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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

27/05/2011


Dettaglio intervista

«Su scala regionale, è un colpo alla Osama Bin Laden. Anzi, ancora più chirurgico». Franco Frattini esulta per l'arresto del superlatitante Ratko Mladic. «È una vittoria secca su tutti i sognatori di un ritorno al nazionalismo», dice ancora il ministro degli Esteri sul fermo dell'ex generale dell'esercito dei serbi di Bosnia, accusato di genocidio e crimini contro l'umanità. «Siamo molto soddisfatti — prosegue Frattini —. È una svolta che auspicavamo e attendevamo da oltre quindici anni».

Mladic?

«Un simbolo della pulizia etnica e della violenza brutale che costò in quegli anni la vita a un numero altissimo di civili: il suo arresto premia insieme la coerenza e determinazione dimostrata in questi anni della comunità internazionale e la forte volontà politica del governo democratico serbo e del presidente Boris Tadic di fare giustizia nel quadro della piena collaborazione con il Tribunale Speciale per l'ex Jugoslavia».

L'arresto in Serbia?

«Non mi sorprende. Tadic mi aveva fatto sapere che la caccia era aperta ovunque».

Eppure si diceva che Mladic fosse morto o fuggito in Russia o in Montenegro.

«Mi avessero chiesto di fare un pronostico, avrei forse immagino una sua permanenza in Montenegro ma alla morte di Mladic non avevo mai creduto. Che sia stato arrestato in Serbia è un fatto molto importante. In tutti gli incontri con Tadic, il presidente mi aveva in ogni caso confermato che lo stavano cercando dentro e fuori i confini nazionale».

Un colpo alla Osama?

«Più chirurgico ancora. Con la morte di Bin Laden non finisce il terrorismo internazionale. Con l'arresto di Mladic, invece, seppure su scala regionale, si stronca un altro "top wanted" dopo Milosevic».

Pensa che sia solo una coincidenza che l'arresto sia avvenuto in concomitanza della visita a Belgrado di Catherine Ashton e a dieci giorni dalla presentazione del rapporto del Tribunale penale internazionale sulla Serbia?

«Di visite e rapporti ce ne sono tanti, non credo a una coincidenza. Il risultato ottenuto con l'arresto di Mladic è semplicemente il frutto di una ricerca avviata con grande serietà dalla Serbia. in sostanza, è maturato un lavoro ben fatto negli ultimi due anni».

Quale il momento di svolta?

«Quando, nel 2009, il presidente Tadic ha sostituito il capo dei servizi segreti e rivoluzionato la sicurezza interna in Serbia. Capii che si stava facendo sul serio».

Che cosa cambia ora nel processo d'integrazione della Serbia nell'Unione europea?

«La concomitanza con la visita di Ashton e il rapporto del Tpi contribuiscono ad aumentare la credibilità internazionale di Belgrado. Ma cambia anche tutto il processo di integrazione della Serbia. È un passaggio che con ogni probabilità eliminerà la riluttanza olandese e le perplessità tedesche che hanno sin qui sempre pesato. Mi attendo il riconoscimento dello status di Paese candidato in tempi molto rapidi».

Tocca a Bruxelles dare subito un segnale a Belgrado che ora la strada verso l'Ue è aperta?

«Ritengo che lo debba dare al più presto».


Luogo:

Trieste

Autore:

Marco Ballico

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