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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

21/08/2011


Dettaglio intervista

«Le nostre imprese possono stare più che tranquille. Il nuovo governo libico rispetterà tutti i contratti precedenti». Franco Frattini finalmente vede la fine del tunnel dell'intervento militare e delinea scenari incoraggianti.

Un paese da ricostruire. Non saremo bruciati da Sarkozy che ha voluto l'azione di forza contro Gheddafi?

«Io sono stato il primo ministro degli esteri del mondo a telefonare a Jalil per congratularmi della nascita del nuovo governo. L'Italia ha fatto da apripista superando anche le incertezze americane e stiamo già lavorando sodo».

Insomma si passa all'incasso per l'impegno mantenuto nonostante la contrarietà della Lega.

«Credo che i leghisti abbiano sbagliato nel fare l'equazione intervento Nato uguale più immigrazione. Tutto il contrario invece, sapevamo che c'era da attendersi la pressione di alcune decine di migliaia di persone, ma se Gheddafi avesse messo a ferro e fuoco la Cirenaica avremmo dovuto fare i conti con milioni di persone in fuga».

Gheddafi ha usato l'immigrazione come arma di ricatto. Con la sua caduta cosa può succedere su questo fronte.

«D'intesa con il ministro Maroni abbiamo già inviato alcuni esperti a Bengasi. L'idea è di ripetere l'accordo raggiunto con la Tunisia dopo la caduta di Ben Ali».

II petrolio è l'altra voce che ci riguarda da vicino anche se quello libico riguarda poco più del 10 per cento del nostro fabbisogno. Anche qui accordi confermati?

«Certamente. Non rivelo certo un segreto dicendo che i tecnici Saipem sono al lavoro da tempo per rimettere in funzione gli impianti. Credo però che bisogna anche dire che con la pace si creano grandi opportunità di investimento sia nel settore sanitario che in quello edilizio».

Perché gli Stati Uniti erano così recalcitranti a riconoscere Bengasi?

«Credo che non avessero la conoscenza reale di quel che accadeva. Noi sì, la presenza di Al Qaida dietro la rivolta era solo una bugia propagandistica del Colonnello e lo sapevamo benissimo. Anche sulla questione siriana siamo stati i primi a spingere verso le sanzioni».

Qual è lo scenario della ricostruzione?

«Ne discuteremo insieme agli altri paesi che si sono impegnati in questi mesi per cacciare Gheddafi».

Il Rais fuggirà o combatterà fino alla morte?

«Lo scenario è imprevedibile, ma tutto lascia capire che davvero siamo alle battute finali di questa tragedia».

Cosa ha cambiato davvero i rapporti di forza tra le parti?

«Due elementi. Il primo è stato l'intervento della Nato. Molti però pensavano bastasse qualche bomba per far crollare il regime. Invece Gheddafi ha messo mano ai suoi forzieri e ha pagato migliaia di disperati come mercenari coni quali ha occupato Tripoli».

Dunque non bastavano i bombardamenti per vincere la guerra?

«E stato necessario formare militarmente i ribelli e costruire una vera e propria strategia di accerchiamento. La situazione è cambiata dopo la conquista delle montagne a Sud, poi si è lanciata l'offensiva anche da ovest».

L'altro elemento?

«L'isolamento internazionale di Gheddafi».

L'intervento militare è stato davvero necessario?

«Quando sono andato a Bengasi la prima volta mi hanno fatto vedere un carro armato lealista distrutto: era a un chilometro e mezzo dal nostro albergo. Senza la Nato il Colonnello avrebbe completamente distrutto le città nemiche e sarebbe stato un bagno di sangue con gravi conseguenze anche per il nostro Paese».


Luogo:

Roma

Autore:

Luciano Pignataro

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