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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

25/08/2011


Dettaglio intervista

«Apparentemente stiamo vivendo le ultime ore del regime di Muammar Gheddafi; resta da capire che fine si è scelto il Colonnello ma il governo italiano è contro le vendette. Deve essere chiaro a tutti, opinione pubblica e partner nazionali e internazionali che è necessario fare partire subito un processo di pacificazione e ricostruzione, nel quale spero l'Europa sia finalmente in grado di parlare con una voce sola». Il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi parla mentre a Tripoli le ultime dichiarazioni dei capi ribelli danno una vigorosa spallata all'immagine dei "ragazzi che combattono una giusta causa": il presidente del Consiglio nazionale transitorio (Cnt) nel porre una grossa taglia sulla testa dell'ex rais "vivo o morto" ha promesso la grazia per chi lo eliminerà, fisicamente o meno. Ma tant' è. «Noi abbiamo questi come interlocutori - afferma il sottosegretario -, ci sono solo loro: l'invito è a non commettere violenze inutili o innescare una guerra civile».

Onorevole, quale la sua prima impressione sulla guerra in Libia?

È caduto, mutatis mutandis, il Muro di Berlino del mondo arabo. Sotto i colpi della globalizzazione: prima economica con la crisi che ha posto in luce le disuguaglianze in tutto il Nordafrica e nel Medio Oriente, poi quella telematica, con l'esplosione delle nuove tecnologie così decisive nell'innesco e nel coordinamento delle rivolte, infine la globalizzazione politica, con la richiesta di democrazia, libertà personali e diritti civili.

Quindi ritiene che la crisi libica abbia le stesse origini di quelle, a esempio, egiziana o tunisina?

La Libia in effetti costituisce un caso in parte differente: il Paese non è mai stato una realtà statuale compiuta ma piuttosto basata su un accordo tra il capo e le tribù. Accordo evidentemente saltato. Ora c'è entusiasmo nel vedere i giovani riappropriarsi del futuro ma prudenza per possibili nuovi sviluppi violenti.

Il governo italiano ha già una strategia in merito?

Ci muoviamo in seno al Gruppo di contatto sulla Libia, creato mesi fa. Si riunirà in un paio di giorni a Istanbul, mentre domani (oggi per chi legge, ndr) il presidente del Consiglio di transizione, Abdel Jalil, avrà un incontro con il premier Berlusconi a Milano.

Qui entra in gioco il "balletto" dei referenti: per alcuni analisti l'Italia punta sull'ex "numero 2" del regime ed ex amico di Gheddafi, Abdelssalam Jalloud, come riferimento politico in grado di garantire l'unità nazionale e specie affari per le società italiane: quale la sua opinione? È vero che è a Roma?

Jalloud ha avuto lunghi rapporti con l'Italia ma non è a Roma, è in Qatar (uno dei maggiori "sponsor" dei ribelli e dove probabilmente sarà redatta la nuova Costituzione libica che seppure enuncia principi democratici pone la sharia islamica come fonte primaria del diritto, ndr). Gli avvenimenti si accavallano, vedremo più avanti ma affermo che il governo di Roma tratta con il Cnt: tutto il resto sono illazioni. È giusto che siano i popoli a scegliere i loro leader e noi ci rapporteremo con essi.

E’ in ogni caso una corsa ad accattivarsi le simpatie dei nuovi capi di una Libia molto appetita per le sue risorse energetiche. Mentre il ministro Frattini annunciava l'arrivo del vice presidente del Cnt Jibril, questi era già a Parigi... Quali le mosse del nostro esecutivo?

Il nostro console a Bengasi è in contatto costante con gli anti-Gheddafi; la situazione a Tripoli è ancora troppo incerta per inviarvi un diplomatico. In ogni caso guai se il supporto alla transizione democratica assumesse le forme di una corsa ad accaparrarsi i "benefit" della ricostruzione. Il processo di ricostruzione sarà lungo e il Paese avrà bisogno di tutta l'Europa.

Ci sono militari italiani a fianco dei ribelli?

In base agli accordi con la Nato abbiamo inviato da tempo un team d'istruttori, oltre che di tecnici per le telecomunicazioni ma i nostri militari non sono sul campo a fianco dei combattenti.

Per alcune fonti è diverso: forze speciali sul terreno, con britannici, francesi qatarioti e giordani..

Smentisco. E non credo neppure che in questo contesto le invieremo.


Luogo:

Trieste

Autore:

Pier Paolo Garofalo

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