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Governo Italiano

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Data:

11/10/2011


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I profondi mutamenti avvenuti sulla scena mondiale negli ultimi decenni, dalla fine della guerra fredda alla globalizzazione, hanno rilanciato il dibattito sulla protezione e promozione dei diritti umani universali. La "primavera araba" ha dimostrato che le legittime aspirazioni dei popoli superano i confini dell’Occidente: anche se, come abbiamo visto in questi giorni, in Egitto esistono ancora pericolose sacche di intolleranza, soprattutto religiosa, che contraddicono quei principi di democrazia e uguaglianza dei diritti per l’affermazione dei quali la maggior parte delle popolazioni arabe hanno ripudiato le dittature. La diversità delle culture, delle civiltà, non contraddice, ma completa l’affermazione, dei diritti umani e dei valori universali. Nella pratica sappiamo bene che non tutti i problemi sono risolti sulla strada dell’accettazione dell’universalismo dei diritti. Uno degli ostacoli principali è la concezione rigida del principio di sovranità che ancora prevale in alcune parti del mondo non occidentale, la concezione westfaliana che resiste, sfidandola, alla realtà del mondo interdipendente.

Questa visione della sovranità ha impedito purtroppo la ferma condanna da parte del Consiglio di Sicurezza delle repressioni violente in Siria: una brutta e triste pagina della storia di questi giorni, nella quale a farne le spese è il popolo siriano che sta lottando con coraggio per l’affermazione dei propri diritti. Ma ci sono, dal lato opposto, segnali importanti come quello del conferimento del Premio Nobel per la Pace a due autorevoli donne africane – il presidente della Liberia, Ellen Johnsonn Sirleaf, e la sua connazionale Leymah Gbowee – e all’attivista yemenita pro-democrazia Tawakkul Karman.

Per l’Italia la promozione dei diritti umani è una componente essenziale della politica estera. La nostra continuità nella protezione e promozione dei diritti umani ci ha consentito di svolgere un ruolo primario nei vari consessi multilaterali. Tra questi il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, del quale da quest’anno e fino a 2014 saremo membri di turno. Siamo impegnati su vari fronti, tra i principali vorrei citare quello della protezione della libertà religiosa, che assume per noi carattere prioritario. Siamo costernati dalle violenze che hanno colpito la comunità copta in Egitto e allarmati per l’esodo di cristiani copti dal Paese, che rischia di gettare un’ombra sulla transizione democratica di uno Stato a noi amico e punto di riferimento centrale per la stabilità in Medio Oriente.

Abbiamo perciò chiesto all’Unione Europea di intervenire presso le autorità egiziane per garantire la sicurezza dei copti, sottolineando che, al di là della difesa dei loro legittimi diritti, i cristiani costituiscono un valore aggiunto alle prospettive di sviluppo del Paese. Nonostante quest’anno cada il trentesimo anniversario della "Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di intolleranza e di discriminazione basate sulla religione o sul credo", dobbiamo purtroppo constatare che le minoranze religiose, e soprattutto quelle cristiane, continuano in diverse parti del mondo a subire gravi episodi d’intolleranza e violenza alle quali bisogna opporsi con determinazione.

Abbiamo perciò in ambito Ue sostenuto l’istituzione di un meccanismo per monitorare lo stato della libertà religiosa e intervenire prontamente in caso di violazioni. A livello di Nazioni Unite, l’Italia è stata tra i promotori della risoluzione di condanna di ogni forma di intolleranza e discriminazione religiosa, adottata nel dicembre scorso dall’Assemblea Generale. Riteniamo sia importante non circoscrivere la promozione dei diritti umani alla libertà religiosa o alla grande battaglia contro la pena di morte, nella quale continuiamo a impegnarci senza sosta e senza risparmio di energie. Con analoga determinazione l’Italia ha portato avanti alle Nazioni Unite numerose campagne per la tutela dei diritti umani del fanciullo e della donna. Ricordo anche il ruolo giocato dal nostro Paese nel contrasto alle mutilazioni genitali femminili. Nella nostra strategia complessiva, l’educazione dei diritti umani gioca un ruolo fondamentale, poiché rafforza nell’individuo la consapevolezza dei propri diritti e contribuisce a promuovere una cultura di rispetto per la dignità umana.

Per avere successo le battaglie in favore dei diritti umani devono coinvolgere tutti. Non solo organismi multilaterali, governo e Ong, ma anche l’opinione pubblica, che ha il diritto di conoscere questi temi per contribuire alla loro promozione. Per questo motivo l’Italia ha partecipato, insieme ad altri sette Paesi, ad elaborare il testo di una Dichiarazione Onu sull’Educazione e la formazione ai diritti umani, in procinto di essere ufficialmente presentata. In questa stessa linea, il Comitato interministeriale per il diritti umani (Cidu) del Ministero degli Esteri, ha organizzato un ciclo di incontri dal titolo "La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica", che si inaugura oggi alla Farnesina.

Gli incontri saranno dedicati all’approfondimento delle principali tematiche legate ai diritti umani, e vedranno la partecipazione non solo di organismi istituzionali o addetti ai lavori, ma anche di esponenti della società civile e studenti di vari atenei romani.

Siamo convinti che "educare ai diritti umani" rappresenti un passo fondamentale per tutelare tali diritti, nella loro pienezza e in ogni contesto. Dobbiamo soprattutto puntare sui giovani: scommettere su di loro significa creare una coscienza nuova nelle generazioni del futuro e in questo modo dare maggiore speranza a chi ancora subisce – in Italia e nel mondo – gravi violazione dei propri diritti umani.


Luogo:

Roma

Autore:

Franco Frattini

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