Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

21/10/2011


Dettaglio intervista

Ministro Franco Frattini, è veramente finita? Il Segretario di Stato americano ha detto che dopo la morte di Gheddafi la cessazione delle ostilità non è affatto automatica.

«Quella della signora Clinton è una dichiarazione di grande cautela, che capisco sapendo come è complessa la situazione libica. Ma credo che se fosse confermata anche la morte di Saif al Islam sarebbero caduti entrambi i principali responsabili delle stragi, della repressione e della guerra contro il popolo libico. E questo significherebbe che la fine del regime è davvero arrivata, pur se bisognerà stare in guardia per evitare focolai di lealisti o episodi di terrorismo».

Ritiene credibile il rischio di un bagno di sangue contro i pretoriani di Gheddafi e le tribù che hanno sostenuto il Rais?

«Questo è un problema serio. Il mix di odio tribale e desiderio di vendetta contro il regime è un pericolo reale. E su questo punto sarà messa alla prova la credibilità delle affermazioni che il presidente Abdel Jalil ha fatto sulla volontà di creare uno stato di diritto. Chiusa una pagina nera, dobbiamo aiutare la svolta democratica: la parola chiave è ora riconciliazione. E il Cnt deve assolutamente fermare la mano di eventuali giustizieri: io stesso lo dirò domani (oggi, ndr) al primo ministro Jibril, che sentirò telefonicamente».

Quali sono adesso le priorità dell`Italia sullo scacchiere libico?

«La prima è aiutare coloro che hanno gravemente sofferto: i feriti, i familiari delle vittime, quelli che hanno perso la casa. E quindi ricostruire ospedali e scuole, dare assistenza.

E poi la Libia richiede con urgenza la formazione di un esercito ben addestrato e di una polizia nazionale, per i quali siano disposti a fare attività formativa. La Libia ha anche bisogno di assistenza per poter riprendere a crescere economicamente. Gli serve expertise per gestire i porti e le infrastrutture. L’Italia vuole essere assolutamente in prima linea al suo fianco nella ricostruzione».

Bossi dice: e adesso a casa i clandestini libici.

«Di clandestini libici ne abbiamo pochi. Abbiamo invece molti richiedenti asilo e il ministro Maroni ha avviato le procedure per valutare le loro domande. Ma sono vittime e non criminali o migranti economici».

Adesso che il regime è caduto non dovrebbero venire meno le ragioni della concessione dello status di profughi?

«Saranno gli uffici del ministro Maroni a stabilirlo. Certo la nuova Libia di Jibril ha già accettato la collaborazione con l`agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, che Gheddafi aveva sempre respinto. E quindi il processo sarà gestito in piena trasparenza e con ogni garanzia».


Luogo:

Roma

Autore:

Alessandro Farruggia

12423
 Valuta questo sito