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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

01/11/2011


Dettaglio intervista

«Il G20 che si apre giovedì a Cannes deve dimostrare di essere il G20 del coraggio, non dell'incertezza e della viltà. Si deve fare quel passo avanti verso un'integrazione politica che sia da stimolo all'Unione europea che deve passare da semplice unione monetaria ed economica, a una vera e propria unione politica. Solo con più Europa, come ripete spesso anche il presidente Napolitano, riusciremo a uscire dal tunnel». Franco Frattini, ministro degli Esteri, ha appena lasciato il Quirinale dove ha incontrato il capo dello Stato. E lancia un appello ai Grandi, ai partner europei e alle opposizioni.

Ministro, il tunnel s'annuncia lungo e buio. Lo spread con i titoli tedeschi è schizzato a quota 410 e i rendimenti dei Btp sono saliti al 6.18 %. E' arrivato il contagio greco? «Gli speculatori avevano cominciato a parlare di un lunedì nero dell'Italia già dalla fine del vertice di venerdì. Mi chiedo come mai. Questa è la prova provata della preordinazione delle manovre speculative contro l'Italia. E poi, francamente, se qualcuno come il presidente francese Sarkozy si lascia scappare la frase, se non avessimo salvato la Grecia sarebbe toccata all'Italia, beh chi non ci aveva ancora pensato si lancia all'assalto speculativo».

Non sarà mica solo colpa degli altri? «No. E per evitare che il tunnel rimanga lungo e buio, il nostro compito è approvare in tempi rapidissimi l'agenda europea. L'Italia deve avere la responsabilità di capire che questa è l'ultima chiamata: se dal 15 novembre non saremo in grado di rispettare la prima delle scadenze promesse nella road map, saremo visti come inadempienti. E essere inadempienti oggi significherebbe creare un danno serissimo alla credibilità sul recupero del nostro Paese».

Le opposizioni, Fini e gli industriali sostengono che il problema è la mancanza di credibilità di Berlusconi.  «A Fini non rispondo quando parla come un capo partito. Vorrei invece ricordare che una volta Prodi disse che durante una tempesta non si cambia il timoniere, una crisi al buio sarebbe estremamente pericolosa. Ora abbiamo un'agenda europea, approvata dalle istituzioni europee e occorre un largo consenso per realizzarla. Chi si oppone lo fa perché non condivide ciò che ci ha detto l'Europa? Oppure non condivide perché è Berlusconi a guidare il gioco? Se la risposta fosse quest'ultima non sarebbe un atto d'amore verso l'Italia, ma verso la propria parte politica. Ci sono ad esempioesponenti dell'opposizione come Ichino, Renzi ed Enrico Letta che dicono sì a un lavoro più flessibile. Bene, entriamo nel merito, superiamo i personalismi».

Ha detto: «Una crisi al buio sarebbe folle». Potrebbe però essere Berlusconi a indicare il suo successore.  «Questo potrebbe accadere se ci fosse da parte di Berlusconi la percezione di non essere in grado di guidare l'attuazione dell'agenda europea. Berlusconi invece è convinto dell'opposto. E chi ama l'Italia, mentre l'Europa ci chiama a obblighi stringenti che cominciano a scadere tra 15 giorni, dovrebbe lavorare perché il nostro Paese riesca a dare risposte positive. Dico: facciamo uno sforzo tutti insieme, portiamo in Parlamento le proposte, confrontiamoci. Lo dico a Casini, ai moderati del Pd. Se crolla tutto si fa un gran favore a Grillo e all'estrema sinistra, non certo al Paese».

Berlusconi ci mette spesso del suo, venerdì è riuscito a dire che l'euro non convince nessuno. A lei è venuto un colpo? «Beh, io in questi casi ho un attimo di sudore freddo. Poi gli chiediamo cosa volesse dire, perché non si è spiegato meglio e infine di chiarire il suo pensiero. Cosa che ha fatto venerdì. Ma sa, Berlusconi ha la capacità tutta non politica di esprimere sentimenti e gli umori profondi della gente. E questa è la sua forza. Certo, nel politically correct prima si deve dire una frase e poi c'è la frase numero due che corregge la prima. La diversità di Berlusconi, da uno establishment che non lo ama, deriva anche da questo: lui parla in modo diverso. Ammetto pero che su temi come l'euroci vorrebbe un margine di riflessione in più. In ogni caso non ho visto tutti questi santoni che si meravigliano di tutto, stupirsi di fronte all'infelice battuta di Sarkozy sul rischio di contagio per l'Italia».

Errori del premier a parte, c'è un malessere anche nel Pdl e nella maggioranza.«E' vero, cresce il fronte dei dissidenti. E di questo bisogna tener conto. Probabilmente si è fatto un grave errore: accreditare la tesi di un presunto patto Berlusconi-Bossi per le elezioni nella prossima primavera. E molti hanno avuto l'impressione che fossimo al rompete le righe, all'ognuno per se e Dio per tutti. Da qui la lettera dei dissidenti. Per fortuna ora è stato tutto chiarito: non c'è stato, e non c'è, alcun patto per votare nel 2012».

I dissidenti propongono anche un governo-laboratorio aperto all'Udc per gettare le basi del nuovo centro-destra. Ma qui scatta la pregiudiziale anti-Berlusconi. «E' sbagliato porre pregiudiziali sulla persona. Per me il laboratorio deve avvenire in Parlamento. Ad esempio sulla legge elettorale, sulla riforma delle pensioni e del lavoro. E non penso solo all'Udc, ma anche a Renzi, Ichino, Enrico Letta. Chi punta alla caduta del governo Berlusconi sappia che l'approdo sarebbero le urne: i mercati e gli speculatori sono molto più veloci della politica».

 La cabina di regia dell'agenda europea è a palazzo Chigi. Bossi dice che Tremonti si è defilato. O è stato esautorato? «Tremonti non può e non deve defilarsi perché è il ministro dell'Economia. Portare l'agenda a palazzo Chigi significa solo favorire la collegialità con gli altri ministri competenti, che reputano il coordinamento del governo preferibile a un coordinamento in mano al ministro dell'Economia. Con Tremonti ho parlato a lungo meno di tre giorni fa a Venezia e l'ho trovato serene determinato. Non ho avuto l'impressione di un ministro defilato».


Luogo:

Roma

Autore:

Alberto Gentili

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