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Governo Italiano

La Sicilia è al centro dello scenario mediterraneo

Data:

10/12/2011


La Sicilia è al centro dello scenario mediterraneo

La prima uscita ufficiale il ministro degli Esteri Giulio Maria Terzi di Sant'Agata l'ha riservata a Catania un po' per l'importanza del convegno intermediterraneo, un po' perché l'ha sollecitato il suo amico ambasciatore Vattani e un po' perché il suo stesso nome richiama la nostra Santuzza. Il titolare della Farnesina accompagnerà il premier Mario Monti a fine mese in Libia e perciò la prima domanda è questa:

La Libia è tutta da ricostruire, le grandi imprese hanno già contatti per gli appalti. Come si possono inserire le piccole e medie industrie siciliane? Le ricordiamo che negli anni 60 c'erano in Libia migliaia di lavoratori siciliani e che l'Alitalia aveva un volo bisettimanale Catania-Tripoli.

«I rapporti tra Italia e Libia e il loro rafforzamento sono una priorità altissima. C'è l'intenzione di stabilire quanto prima un contatto politico al più alto livello, l'obiettivo è quello di riavviare un percorso per l'applicazione completa del trattato di amicizia che stabilisce il quadro delle relazioni. Di conseguenza dare un impulso forte a quello che è lo scambio bilaterale. La Libia ha un bisogno evidente di ricostruzione, di rafforzamento delle infrastrutture e dei consumi: è il contesto ideale, vista la prossimità geografica, per la presenza delle piccole e medie imprese siciliane».

C'è un problema di visti per andare in Libia. Molte compagnie come Alitalia, Blu Panorama, Wind Jet sono interessate a volare su Tripoli da Catania, ma i passeggeri non ci sono perché non trovano i visti. Le autorità libiche presenti al convegno ci dicono: l'Italia pone troppe restrizioni per i visti per andare in Libia e noi facciamo altrettanto.

«Non direi che l'Italia ponga ostacoli alla concessione dei visti, ci sono dei regolamenti Schengen che siamo tenuti a rispettare, vi sono altre forme di visti per lavoro che consentono molte possibilità. Noi tendiamo a favorire gli scambi di personale, di manodopera. Cercheremo di snellire le procedure».

E' possibile portare avanti il vecchio progetto del Politecnico del Mediterraneo?

«La cooperazione interuniversitaria è di grande interesse, appartiene anche ad una delle componenti fondamentali del programma di politica estera che ho presentato in Parlamento qualche giorno fa. Dobbiamo valutare in che modo questa formula si può inserire nella programmazione universitaria mediterranea, certamente ci lavoreremo. E la Sicilia, proprio per i suoi antichi rapporti con i Paesi arabi e per il suo spirito di accoglienza, è in posizione ideale per portare avanti il suo progetto».

II suo predecessore ministro Frattini puntava sulla Sicilia per lo sviluppo dell'Italia nel Mediterraneo. Si apre una nuova stagione alla luce della primavera araba nel Mediterraneo?

«Questo è il motivo per cui sono venuto qui, ho voluto dare una sensazione concreta di quanto sono impegnato nello sviluppare la dimensione mediterranea della nostra politica estera. Ho sollecitato l'Unione europea a porre maggiore attenzione sulla dimensione mediterranea con progetti concreti, un nuovo modo di vedere un partenariato impegnato sulla sponda sud. Il ministero degli Esteri mette a disposizione la sua rete diplomatico-consolare per la promozione dell'intero sistema Paese. Voglio sottolineare che il governo italiano è già impegnato per promuovere una strategia dell'Unione europea perla macro-regione adriatica-jonica. Questa strategia include anche la Sicilia e potrà in futuro rappresentare un modello di cooperazione con Paesi non membri dell'Unione sui temi comuni al nostro mare, come ad esempio il problema della pesca su cui dobbiamo trovare un accordo con i Paesi della sponda sud. Auspico che i partiti vincitori delle elezioni nei Paesi interessati dalla primavera araba mantengano la loro promessa di democrazia».

Ma ancora ci sono rivolte, c'è il rischio del fondamentalismo islamico.

«Riconosciamo le incertezze della fase attuale, ma siamo contrari ai processi alle intenzioni. Ai preventivi ammonimenti preferiamo l'apertura di credito ai vincitori delle libere elezioni. Troppo semplicistico lo schema di quei commentatori, secondo i quali saremmo di fronte al bivio epocale tra modernizzazione dell'Islam e islamizzazione della modernità. La realtà è molto più complessa, non può essere ridotta a schemi. Dobbiamo anche muoverci in un quadro di sostegno rispettoso al cammino dei popoli del Nordafrica verso un modello economico maggiormente diversificato, basato su attività capaci di generare alti livelli di occupazione. Contiamo molto sulle iniziative internazionali e vorrei ricordare l'effetto di moltiplicatore di potenza dei programmi finanziati dall'Ue nel quadro della politica di vicinato. Ne abbiamo conferma, ad esempio, del programma Italia-Tunisia gestito proprio dalla Regione siciliana. La Sicilia ha molte opportunità di relazioni con i Paesi del mondo arabo».


Luogo:

Catania

Autore:

Tony Zermo

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