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Governo Italiano

«Nel Mediterraneo c’è voglia d’Italia l’Europa ci segua»

Data:

21/12/2011


«Nel Mediterraneo c’è voglia d’Italia l’Europa ci segua»

Da Washington alla Famesina per assumere il timone del ministero degli Esteri: Giulio Terzi di Sant'Agata è uno di quei diplomatici di «lungo corso», attento a muoversi con il passo giusto per chi si ritrova a guidare un ministero così delicato nell'era del governo tecnico e con un mandato in larga parte legato ad affrontare la crisi. Ma il futuro dell'Italia passa anche per la credibilità che il Paese saprà trasmettere ai partner europei e al resto del mondo. La Farnesina diventa così anch'essa una sorta di postazione economica per sfruttare - dice subito il ministro - «quella credibilità che ci eravamo guadagnati nella gestione delle crisi internazionali». Non manca Terzi il ministro di sottolineare come il Mediterraneo e Napoli diventino ancora più un territorio strategico, «la vera sfida - avverte - per l'Europa nel XXI secolo per affermarsi come attore globale».

Si riparte dal ritrovato protagonismo al tavolo Ue per imprimere anche un nuovo impulso sul piano diplomatico?

«L'Italia ha sempre mantenuto un ruolo di attore di primo piano nelle crisi internazionale, dal Kosovo, all' Afghanistan alla Libia. La determinazione con la quale il governo italiano ha mostrato di volere affrontare l'emergenza economica ha riscosso un unanime apprezzamento all'interno dell'Ue e tra i nostri principali partner extraeuropei, a partire dagli Stati Uniti. Questa ritrovata credibilità consentirà di consolidare ulteriormente il ruolo e l'influenza che già ci eravamo guadagnati nella gestione delle crisi internazionali. Ma sia chiaro: non partiamo certamente da zero. Ci muoviamo in politica estera su una linea di sostanziale continuità con il governo precedente. E, sul piano anche personale, non posso che ribadire il mio più grande apprezzamento per l'attività svolta dal mio predecessore, Franco Frattini. Si tratta oggi piuttosto, con la rinnovata credibilità, di assicurare all'Italia e al suo ruolo nel mondo quel pieno riconoscimento che merita. Il consolidamento del peso dell'Italia nell'Ue può consentire di indirizzare in maniera più efficace le politiche di quest'ultima verso il Mediterraneo. Nel mondo resta forte la domanda di Italia: una domanda alla quale dobbiamo essere in grado di rispondere».

Abbiamo una lunga storia di rapporti coni popoli del Mediterraneo spesso autonomi anche rispetto alla politica statunitense. Con i nuovi equilibri che si stanno configurando in quell'area quale dovrà essere, il ruolo del nostro Paese?

«Ho indicato il Mediterraneo come un'area di assoluta priorità della politica estera del governo di cui faccio parte. E ciò non solo per la nostra vocazione mediterranea, la nostra vicinanza geografica, la tradizionale amicizia con quei popoli. Le rivoluzioni arabe hanno creato un nuovo contesto regionale, ancora fluido, dove l'Italia per mantenere il proprio ruolo e difendere i propri interessi nazionali deve aggiornare le proprie strategie. Innanzitutto: è evidente che abbiamo tutto l'interesse a sostenere le transizioni democratiche. Un interesse che condividiamo pienamente con i nostri alleati, in particolare gli Stati Uniti. Dal successo di queste transizioni può derivare una maggiore stabilità regionale e, quindi, una maggiore sicurezza per noi ed anche nuove opportunità per le nostre imprese».

Ci saranno nell'immediato le condizioni per tornare in quei paesi e riprendere le attività economiche interrotte?

«La sfida, dopo la fine delle dittature, è di creare istituzioni stabili e funzionanti, di garantire le libertà individuali e di impegnarsi per adeguarsi sul piano del rispetto dei principi dello stato di diritto a quei parametri e valori condivisi dalla maggioranza della comunità internazionale: sono queste le precondizioni anche per lo sviluppo economico, la competitività e la piena integrazione della regione nell'economia globale. Ci sono spazi per iniziative che possono essere portate avanti insieme con il nostro settore privato, con le nostre università, le amministrazioni locali, soprattutto al Sud. Ma cercheremo anche di portare "più Mediterraneo in Europa e più Europa nel Mediterraneo"».

L'Ue travolta dalla crisi a essere un punto di riferimento?

«L'Europa può e deve fare di più per sostenere le economie dei paesi mediterranei in transizione. Occorrono più risorse da parte dell'Ue: siamo di fronte a una sfida storica alla quale il continente europeo, il più direttamente interessato, non può sottrarsi. Peroreremo la causa di maggiori risorse verso il Mediterraneo anche nel negoziato sulle prospettive finanziarie dell'Ue per il periodo 2013-20. Si tratta di creare una vera e propria casa comune Euro-Mediterranea. E credo dovremo attivarci di più per associare anche la Turchia a questo progetto. Il Mediterraneo è la vera sfida per l'Europa nel XXI secolo per affermarsi come attore globale».

I rapporti con la Libia vanno reinventati?

«Esiste un rapporto di amicizia storico tra i due popoli sul quale stiamo costruendo, la solidarietà mostrata dall'Italia al popolo libico durante il conflitto ci è stata sinceramente riconosciuta dalle nuove autorità libiche. Da ultimo dal presidente Jalil, in occasione della sua visita a Roma il 15 dicembre scorso. La direttrice da seguire, e confermata negli incontri con Jalil è quella della riattivazione del Trattato di amicizia bilaterale del 2008, che era stato per ovvi motivi sospeso durante il conflitto. Malgrado esista ancora una certa fluidità della situazione in Libia sono tuttavia già ripresi a pieno ritmo i rapporti economici, gli scambi tra le imprese, le attività dell'Eni, i voli commerciali su Tripoli. Faremo presto una visita con il presidente Monti a Tripoli per suggellare questa piena ripresa dei rapporti bilaterali e tracciare insieme la strada delle cooperazioni concrete per il futuro. Avendo ben presenti le priorità immediate del governo transitorio libico, tra cui il disarmo e reintegro delle milizie».

Non teme nuove ondate di sbarchi?

«Questo tema rappresenta una priorità di intervento per entrambi i paesi. Con la Libia democratica possiamo impostare una collaborazione leale sul tema dell'immigrazione clandestina nel comune interesse. Sono già in corso contatti tecnici tra i due paesi. Continueremo ad aiutare gli amici libici a rafforzare le loro capacità autonome di controllo delle frontiere sia sul piano bilaterale che attraverso l'Ue, dove un italiano, il vice questore Vincenzo Tagliaferri, guiderà la missione europea per il "border control" che partirà a gennaio».

Si tornerà dunque a lavorare affinché Tripli sia un'opportunità economica?

«Nel pieno rispetto della sovranità libica ci proponiamo di recuperare la nuova Libia ad un ruolo attivo sul piano regionale con la riunione a Napoli nei prossimi mesi dei ministri degli Esteri dei cinque paesi della sponda nord del Mediterraneo, tra cui l'Italia, ed i cinque della sponda Sud. Caldeggiamo anche la partecipazione della nuova Libia al dialogo Mediterraneo con la Nato. Una Libia più integrata nella regione, più vicina all'Europa e alla comunità euro-atlantica significa una Libia che crea maggiori opportunità anche per l'Italia».

Mezzogiorno baricentro degli scambi commerciali tra il Nord e il Sud del mondo, sfida annunciata e mal vinta. Il governo di cui fa parte si pone questo obiettivo?

«Le primavere arabe, se completate con successo, insieme all'avvicinamento tra le due sponde del Mediterraneo offrono un contesto particolarmente favorevole anche per il nostro Sud, per il rilancio dello sviluppo economico delle nostre regioni meridionali. Un Mediterraneo resuscitato dalle rivoluzioni democratiche ed economicamente dinamico offrirà nuove opportunità in particolare per le nostre piccole e medie imprese nel Mezzogiorno. Ma anche, più in generale potrà aiutare a trasformare il Meridione, inclusa Napoli e le sue infrastrutture portuali in una sorta di hub per lo sviluppo degli scambi tra Europa ed Asia. Una sfida che dobbiamo essere pronti a cogliere. La Farnesina è pronta a fare la sua parte per far vincere questa sfida al nostro Sistema Paese».


Luogo:

Roma

Autore:

Pietro Perone

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