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Governo Italiano

Terzi: « l'Italia chiede all'Onu di difendere la libertà religiosa»

Data:

27/12/2011


Terzi: « l'Italia chiede all'Onu di difendere la libertà religiosa»

Solidarietà al governo nigeriano e alle vittime; condanna assoluta «per questo episodio di efferata barbarie compiuto da un folle estremismo che colpisce nel momento più sacro per la comunità dei cristiani». Giulio Terzi di Sant'Agata, ministro degli Esteri, analizza la strage di Natale e ribadisce, in questa intervista, che l'impegno contro il terrorismo e insieme per il dialogo e lo sviluppo è una priorità del governo.

Ministro, chi c'è dietro questi attentati su vasta scala?

«E’ una sequenza che ripete quanto avvenuto lo scorso anno alla vigilia di Natale e che combina queste azioni di terrorismo nel Nord della Nigeria a una serie di altri terribili eventi che hanno colpito negli ultimi due-tre anni le comunità cristiane in altri Paesi dove sono presenti componenti islamiche estremiste. I due centri più coinvolti negli attentati di questi giorni, Bauci e Yobe, erano già stati teatro di scontri sanguinosi in passato; a Bauci nel 2009, dopo l'uccisione di Mohamed Yusuf, leader del gruppo Boko Aram, al quale sembrano far capo gli attentati dell'altroieri, ci fu un'escalation di guerriglia con 700 morti. La Nigeria soffre molto di un clima di violenza che viene innescato anche da condizioni di sviluppo differenziato e da una realtà etnica, culturale e religiosa che separa il Nord dal Sud e i 12 Stati a legge islamica dal resto del Paese».

La denuncia delle violenze contro le comunità cristiane è stata una costante dell'azione del passato governo. Vale anche per quello attuale?

«Certamente. E’ il momento non soltanto di declamazioni di condanna, ma di proseguire le iniziative e i piani di azione che abbiamo avviato nell'Unione europea, nelle Nazioni unite e nell'Alleanza per le civiltà, per una ripresa del dialogo tra le società civili e per dare incoraggiamento e assistenza ai governi delle nazioni colpite. Questo governo continuerà l'azione che è stata svolta dall'Italia negli ultimi anni, talvolta con non poche difficoltà. Su impulso italiano, nel luglio 2010, la Ue ha adottato un piano d'azione per la tutela della libertà religiosa nel mondo. In Consiglio degli Affari esteri, abbiamo stimolato i partner a rinnovare la condanna esplicita non soltanto per il crescente numero di attentati ai danni dei cristiani, ma ai danni di tutte le comunità religiose, di tutti i luoghi di culto; e in quell'occasione abbiamo ribadito che deve essere effettuato un monitoraggio sulla situazione dello stato della libertà religiosa nel mondo; questo per il governo italiano ha la massima priorità. AllOnu, l'Italia ha una leadership chiara, accresciutasi negli anni, sull'affermazione dei diritti umani. Il tema della libertà religiosa, per la sua portata etica e la sua dimensione, deve essere un presupposto per il dialogo internazionale».

Questi attentati ci riportano al clima dell'11 settembre 2001, da scontro di civiltà? o sono azioni residuali?

«Sono tensioni assolutamente residuali. Abbiamo sempre rifiutato la teorizzazione di Samuel Huntington sullo scontro delle civiltà, che non è la vera interpretazione della storia del momento in cui viviamo; i Paesi sono insieme nell'affrontare i problemi della realtà economica, dello sviluppo sociale, della realtà istituzionale e democratica. Questo sente la stragrande maggioranze delle popolazioni. E una volontà di cooperare e superare le sfide, non certo di creare crociate o lotte di religione. Bisogna eliminare i presupposti della tensione fra le culture. L'eliminazione della diffamazione religiosa, dell'incitamento all'odio e il rispetto delle religioni devono rientrare seriamente nell'attività dell'Onu».

Di fronte alle novità della primavera araba e degli eventi in Libia, l'Italia non si è mossa in ritardo, rispetto al protagonismo francese?

«Assolutamente no, ne ho avuto la prova all'incontro del presidente del Cnt Jalil con il capo dello Stato e con il presidente del Consiglio. E stato evidente quanto importante sia il nostro Paese e come l'Italia rappresenti il primo partner per il nuovo governo e per l'intera popolazione libica. Non c'è nessun deficit, bensì una grande volontà di costruire insieme un percorso democratico istituzionalmente solido dei nuovi assetti libici; vuol dire far crescere l'interscambio, i rapporti umani, i contatti universitari, il lavoro e l'assistenza. L'Italia viene ritenuta un partner fondamentale per aiutare nella ricostruzione sulla base della riattivazione, già dichiarata, del Trattato di amicizia e di cooperazione bilaterale».

Il premier Monti sarà in Libia a fine gennaio. I dossier della missione?

«Entrambi i Paesi puntano alla riattivazione del Trattato di amicizia. I dossier sono quelli esplicitati nel Trattato: economico, della cooperazione sul piano di controllo delle frontiere e dell'emigrazione e il dossier della cooperazione universitaria e dell'educazione».

Rispetto al precedente governo c'è una maggiora sintonia con l'America di Obama?

«Onestamente non mi sento di discettare su questo aspetto. Quando ero ambasciatore a Washington mi sforzavo di spiegare, soprattutto in Italia, perché gli americani l'avevano ben chiaro, che il rapporto fra Italia e Usa ha una tale intensità che è un dato di fatto, è difficile dire se ci sia una gradazione in più o meno; basti ricordare il riconoscimento americano non appena noi abbiamo dichiarato la nostra immediata disponibilità all'intensificazione degli sforzi Usa in Afghanistan, con la partecipazione di una quota aggiuntiva al nostro contingente dal dicembre 2009, che ci portava ad essere il Paese che più di ogni altro alleato aveva risposto con immediatezza e anche come percentuale di aumento. In questo momento l'America guarda all'Italia come all'elemento chiave nel contributo alla stabilizzazione dell'Eurozona e a un rilancio del processo di integrazione europeo che contribuisca in modo risolutivo alla stabilità dei mercati finanziari internazionali. Ecco, in questo senso all'Italia si guarda con ancor maggiore intensità di quanto si sia guardato negli ultimi due anni».


Luogo:

Roma

Autore:

Alessandro Di Lellis

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