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Governo Italiano

Terzi:«Più fondi Ue alla sponda Sud» (Il Sole 24 Ore)

Data:

16/02/2012


Terzi:«Più fondi Ue alla sponda Sud» (Il Sole 24 Ore)

«Da tre mesi è il mio obiettivo prioritario. Ma è l'azione di un Governo intero, non di un ministero. C'è stata la visita a Tripoli del presidente del Consiglio: ad aprile ne farà un'altra nella regione. C'è l'impegno di tutti gli altri dicasteri», dice Giulio Terzi nel suo studio al primo piano della Farnesina. L'Italia dunque torna a Sud, sull'altra sponda del Mediterraneo.

Sembra un'ovvietà, guardando la carta geografica, la collocazione delle nostre fonti energetiche, i rischi e le opportunità delle Primavere arabe. Ma non è così semplice, considerata la visione germanocentrica dominante dell'Europa, per la quale le aree vicine da finanziare e stabilizzare erano a Est e non a Sud del continente unito. Oltre alla diffidenza tedesca l'Italia aveva un altro ostacolo da superare: la politica piuttosto personalistica del precedente Governo. Proficua ma allacciata con le persone sbagliate. Gheddafi, Mubarak, Ben Ali hanno tutti perso il posto.

Nel suo sforzo di rilanciare sul nuovo mondo arabo e di esserne protagonista questa volta come sistema, l'Italia ospita lunedì un doppio vertice mediterraneo: il "5+5" e il Foromed. I nomi sono complicati, la struttura euromediterranea anche, gelosie e veti non sempre fanno funzionare le cose. Ma il concetto è che a Roma s'incontreranno i ministri degli Esteri di Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Malta, Grecia, Turchia, Egitto, Marocco, Algeria, Tunisia e Mauritania.

Ministro Terzi, in cosa consiste?

«Erano anni che non si riunivano questi organismi. Avremo l'occasione di discutere con gli uomini che sono l'espressione delle Primavere. Ci sono questioni fondamentali di politica e sicurezza da affrontare. Ma dobbiamo accelerare la collaborazione sui programmi economici e di finanziamento. Progetti e sostegni per la piccola e media impresa come per le grandi infrastrutture. E ancora: cooperazione universitaria, scientifica, tecnologica, formazione giovanile».

Gli arabi sono piuttosto delusi dalla nostra scarsa reattività alle Primavere e alle loro necessità.

«Non c'è dubbio ma criticano più le lentezze europee che italiane. Sanno benissimo quanti sforzi stiamo facendo a Bruxelles per attirare l'attenzione e i finanziamenti sulla politica di vicinato mediterranea. C'è già stato un significativo aumento dei fondi da 12 a 18 miliardi di euro stanziati dalla Commissione, ma vogliamo andare oltre l'obiettivo dei due terzi dei fondi per il Mediterraneo. Un senso di urgenza è espresso in modo drammatico dai nostri interlocutori: è difficile stabilizzare società e istituzioni se non sei in grado di garantire occupazione e crescita».

Il Governo libico ha promesso che i nostri contratti saranno garantiti. Ma è il Governo provvisorio. Non teme che dopo le elezioni quello nuovo cambi idea?

«Abbiamo avuto risposte molto chiare su quello che ci preoccupava: onorare i debiti con le aziende italiane, sia pure attraverso una forma di revisione della congruità dei prezzi praticati. Le forniture energetiche stanno procedendo. La visita del presidente del Consiglio non è stata la fine ma l'inizio di un processo».

Anche l'Egitto è fondamentale per noi. Le imprese italiane non sono fuggite ma sono preoccupate.

«È un tema che mi riprometto di riprendere martedì col ministro degli Esteri egiziano in visita qui a Roma, per risolvere alcuni contenziosi che derivano dal passato regime. Dobbiamo mantenere un'attenzione molto, molto alta».

Egitto è anche Islam politico. Gli americani hanno contatti con i Fratelli musulmani. Noi?

«Da tempo. Il mese scorso al Cairo ho anche incontrato le loro autorità religiose di riferimento. Ho colto nei fatti la loro intenzione che la nuova costituzione garantisca le libertà fondamentali. Siamo molto convinti che sia necessario avere rapporti stretti con tutti i partiti in Parlamento. A questo tengo molto».

Qual è il loro modello economico, se ne hanno uno?

«Non credo ce l'abbiano ma se guarda alla storia del loro movimento troverà che il pensiero islamista raccoglie economisti e imprenditori. Possiamo concludere che sono capaci di produrre modelli d'impresa compatibili con i nostri mercati».

Siria. Lei ne ha appena parlato a Washington con Hillary Clinton, il segretario di Stato.

«Insieme sosteniamo il piano della Lega araba per fermare le violenze con un mandato Onu, un numero credibile di osservatori, un processo politico che coinvolga tutte le opposizioni».

Bashar Assad ha superato il punto di non ritorno?

«È la sensazione che colgo nei miei contatti con la Lega araba e le opposizioni siriane».

Un bombardamento sul modello libico è pensabile?

«Impensabile allo stato delle cose. Non esiste su alcun tavolo una proposta d'intervento. Neanche umanitario».

Una guerra con l'Iran è l'evento più temuto e atteso del 2012. Anche da lei?

«Apparentemente il comportamento iraniano è impermeabile alle sanzioni. Continuo a vedere l'azione militare certamente possibile ma altamente improbabile. Cina e India importano ancora petrolio iraniano ma cogliamo la loro preoccupazione. C'è un contesto internazionale in consolidamento attorno all'Iran».

Israele è sempre più certo di dover bombardare.

«No, resto convinto sia estremamente improbabile fino a che non si materializza una minaccia nucleare diretta».

C'è un altro conflitto: quello palestinese, sotto traccia come un vulcano addormentato, non spento. Israele pensa di poterlo governare senza risolverlo.

«Siamo consapevoli che il Governo israeliano considera le Primavere arabe un motivo per non impegnarsi nel negoziato con i palestinesi. Il rischio iraniano è un elemento aggiuntivo. Noi vogliamo di più, auspichiamo con forza che si dia respiro ad Abu Mazen, che gli si dia la possibilità di affrontare l'altro negoziato sulla riconciliazione con Hamas. La ripresa del processo di pace con Israele lo rafforzerebbe. Solo così potrebbe imporre ad Hamas le condizioni che il mondo chiede».


Luogo:

Roma

Autore:

Ugo Tramballi

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