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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

14/10/2012


Dettaglio intervista

La sicurezza in Nordafrica dopo l'assalto di Bengasi e la necessità di recuperare la Russia sulla crisi siriana sono stati al centro nell'incontro del ministro degli Esteri Giulio Terzi con il Segretario di Stato Hillary Clinton, dal quale esce quella che i portavoce Usa definiscono «una partnership sui temi globali».

Ministro, con l'euro più stabile, come cambia l'agenda Usa-Europa?

«La stabilità dell'euro resta rilevante per l'economia Usa ma questo aspetto viene seguito con minore ansia perché Washington vede i progressi europei. Le importanti parole di Hillary Clinton sul Nobel per l'Ue nascono dal fatto che l'Amministrazione conta su un'Europa che, più stabile, pesi di più».

In cima ai timori di Washington c'è la Libia. Cosa può fare l'Italia per contribuire a renderla più stabile?

«Vogliamo incoraggiare tutte le forze politiche a formare un governo, garante di stabilità e sicurezza. Il consolidamento deve avvenire dall'interno, ma i Paesi più amici possono incoraggiare le forze politiche ad avere una visione nazionale e non regionale, affinché la Costituzione maturi in una direzione che coincida con la Carta dell'Onu. Inoltre possiamo contribuire a creare un ambiente economico favorevole».

Dopo l'assalto di Bengasi al consolato Usa, quanto è seria la minaccia di Al Qaeda in Maghreb?

«C'è una realtà di movimento di gruppi jihadisti nella regione che va dal Sahel al Mediterraneo, a Libia e Egitto. Sono macchie di presenza jihadista che si sono avvantaggiate della diminuita capacità di controllo di alcuni Paesi, come Libia, Mali, Niger e Nigeria. Il rischio di Al Qaeda c'è ma non è generalizzato. Non bisogna vedere nei fatti di Bengasi un allarme rosso, ma dobbiamo impedire che i jihadisti si consolidino nel Nord del Mali».

In Mali l'Ue è pronta a fare la sua parte contribuendo finanziariamente alla missione africana sotto l'egida dell'Onu?

«Quanto avviene in Mali è cruciale per l'intero Sahel. La stabilità interna serve alla missione Onu. La Francia è il Paese Ue più impegnato ma l'Europa è coinvolta e vogliamo accrescere gli investimenti sullo sviluppo. Spero l'Ue trovi volontà politica e mezzi per affrontare la situazione».

Che cosa manca ancora all'opposizione siriana?

«Un'agenda unitaria. L'opposizione fa fatica a uscire dalla morsa dei personalismi, a porsi come vera alternativa al regime. Vi sono leadership credibili ma resta una galassia di realtà. C'è ancora molto da fare».

Che idea ha delle resistenze russe?

«La Russia dà un'interpretazione critica delle Primavere arabe. Le considera un segno di instabilità regionale, non un progresso verso la democrazia. Di conseguenza dà una valutazione negativa della guerra civile in Siria e continua a sostenere il regime».

È un dissenso recuperabile?

«Credo di sì perché le gravi conseguenze della guerra civile in Siria sono una minaccia per la comunità internazionale, Russia inclusa. Ciò che preoccupa tutti è il jihadismo, che si sta radicando in Siria».

Come pensa che si possa superare lo stallo con Mosca?

«Serve un cambio di marcia fra Russia e Ue. Vi sono stati elementi di incomprensione, ma la Russia è un partner fondamentale. Sono convinto che ci siano le premesse per maggiore convergenza, anche sulla Siria».

Quanto contano le nuove sanzioni Ue all'Iran?

«Contano molto. Investono il sistema finanziario, l'economia e i trasporti, toccando settori strategici dell'economia iraniana».

Italia e Usa sono più vicini a una soluzione della vicenda dei 23 agenti della Cia condannati per il sequestro di Abu Omar?

«Abbiamo la sentenza della Corte di Cassazione. Non è compito del governo commentarla. Riteniamo che gli accordi "Sofa" abbiano una precisa connotazione per quanto riguarda il trattamento dei militari americani in Italia. Dobbiamo chiarire questi aspetti».

Il 2013 sarà l'anno della Cultura italiana negli Stati Uniti. Vedremo esposti alcuni dei grandi tesori d'arte italiani?

«Credo proprio di sì. Abbiamo molte richieste e c'è grande attesa, sulla scia delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità».


Luogo:

Washington

Autore:

Maurizio Molinari

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