Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio articolo

Data:

13/10/2012


Dettaglio articolo

Caro Direttore, il Nobel all'Unione europea è un premio alla carriera. Nel senso che riconosce giustamente il principale risultato storico dell'integrazione fra ex nazioni nemiche: rendere impensabile la guerra nel Vecchio Continente. Questo punto è spiegato con chiarezza nell'annuncio fatto a Oslo dal Presidente del Comitato, il segretario Generale del Consiglio d'Europa, Jagland. Il quale ha aggiunto, alla riconciliazione post-bellica, due altre motivazioni determinanti:

  • II consolidamento della democrazia e il rispetto dei diritti umani - richiamati in relazione sia all'adesione di Grecia, Spagna e Portogallo negli Anni 80, sia all'apertura ai Paesi dell'Europa centrorientale dopo la caduta del Muro di Berlino;
  • La pacificazione della ex Jugoslavia, con il riferimento all'adesione della Croazia, ai negoziati col Montenegro e al riconoscimento dello status di candidato alla Serbia. La pacificazione del Vecchio Continente dopo le guerre calde e fredde del secolo scorso; l'espansione dello spazio democratico europeo. Queste le motivazioni del Nobel per la pace all'Ue. Da parte della giuria di un Paese europeo, la Norvegia, che ha sempre preferito non entrare nell'Unione. Ma i paradossi, come sappiamo, non hanno mai spaventato i giudici di Oslo.

Il Comitato del Premio Nobel non ha d'altra parte ignorato la crisi economica e sociale dell'Europa. Ha tuttavia ribaltato il prisma attraverso cui si tendono ormai ad inquadrare le problematiche comunitarie, ricordando che le difficoltà attuali «non impediscono di mettere a fuoco quello che è stato il risultato più importante dell'Ue: il successo nella lotta per la pace, la riconciliazione, la democrazia e i diritti umani». Sembra proprio un omaggio alla carriera, quindi. Ma la realtà è che attraverso l'omaggio passa anche un forte messaggio politico, rivolto sia contro i sentimenti anti europei sia contro le rigidità economicistiche. In linea con le posizioni più lungimiranti di una parte dei leader europei -e con quanto il presidente Napolitano ha sempre detto, anche ultimamente Madrid -«I'Europa è molto di più dell'euro». Il Nobel per la Pace lo ricorda. Proprio per questo invita implicitamente a trarne le conseguenze. Per non disperdere la sua migliore eredità, l'Europa deve diventare più solidale nella gestione dell'economia dell'euro. E deve riuscire a passare, dalla pace «interna», a una capacità di proiezione pacifica «esterna». Sono le due condizioni per salvare il futuro. Il monito che viene da Oslo è di non mettere a rischio, con le battaglie sull'euro, la pace europea.


Luogo:

Roma

Autore:

Marta Dassù

14277
 Valuta questo sito