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Dassù: «Bamako è più vicina di Kabul» (La Stampa)

Data:

19/01/2013


Dassù: «Bamako è più vicina di Kabul» (La Stampa)

Quella in gioco in un pezzo di Africa solo a prima vista remoto è una questione di importanza vitale per il nostro Paese. È necessario che i partiti politici rendano i cittadini consapevoli di quali siano e dove si trovino i nostri interessi nazionali.

Al di là di considerazioni pre-elettorali dal respiro corto. Rispetto a una parte dei conflitti post-11 settembre, in Mali la posta in gioco non riguarda la difesa delle alleanze dell’Italia; riguarda direttamente i suoi interessi strategici. Nessuno si sognerebbe di considerare ininfluenti, per l’Italia, gli eventi che colpiscono la Libia o l’Algeria, da cui dipende un terzo delle nostre forniture energetiche. Eppure il Sahel è lì, appena dietro. La guerra interna al Mali è in parte figlia della disgregazione della Libia; in parte si riflette nella nuova e drammatica prova di forza, fra governo e terrorismo islamico, in Algeria.

Gli uomini blu del deserto non riconoscono padroni, neanche africani. Tutta la fascia di Paesi che sono emersi dagli imperi coloniali - una fascia che grosso modo taglia l’Africa all’altezza del Sahara meridionale, dalla Mauritania al Sudan - soffre dello stesso problema: la difficile convivenza tra un Nord desertico, di cultura araba e nomade, ed un Sud abitato da agricoltori stanziali di stirpe africana. Rivolte e guerre civili, dagli inizi degli Anni Sessanta del secolo scorso, hanno avuto questo denominatore comune: in Ciad, Niger, Sudan - oggi diviso in due dopo un conflitto sanguinoso - e in Mali.

L’incapacità internazionale di affrontare il «problema Tuareg» - come è sempre stato grossolanamente definito - e le deficienze delle classi dirigenti locali, hanno prodotto Stati fragili o falliti; con grandi sofferenze per le popolazioni. Il Mali è ancora più povero oggi di quanto non fosse due decenni fa.

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.

La storia degli ultimi anni? Mentre a Bamako giunte golpiste guidate da giovani ufficiali deponevano primi ministri (colpo di Stato del 2012), nel Nord i tuareg storicamente laici e separatisti si alleavano con i fondamentalisti di Ansar Eddine e altri gruppi affiliati ad Al Qaeda nel Maghreb Islamico. Il Nord del Mali è stato così trasformato in uno stato rifugio di ogni traffico illecito e patria potenziale dei nemici del mondo occidentale. Le conseguenze della guerra di Libia hanno pesato in modo negativo, dando luogo ad una «doppia polveriera» Maghreb-Sahel.

Ecco: tutto questo dovrebbe essere tenuto in considerazione da chi - parecchi in Italia e ancora di più in Europa - considera l’intervento in Mali come l’ennesimo sussulto antistorico e neocolonialista di una Francia sempre uguale a se stessa. In questi interventi nel vicinato d’Europa, l’America di Obama resta in secondo piano: appoggia ma non guida. Lo spazio lasciato da Washington non è colmato tuttavia dall’Europa o da attori regionali che ancora non sono tali; vede in prima fila Parigi. Si può - lo abbiamo fatto - discutere sulle scelte compiute in Libia. Ciò non toglie che l’intervento in Mali non sia una scelta; è una necessità. Resa legittima, guardando al diritto internazionale, dalla Risoluzione 2085 dell’Onu e dalla diretta richiesta di assistenza da parte del Presidente maliano Traoré.

E’ abbastanza paradossale che altri grandi Paesi europei pensino di potere lasciare sola la Francia, quando il futuro del Sahel riguarda, insieme alla Francia, l’Europa nel suo insieme.

E’ in particolare la sponda Sud del continente a dovere riprendere i fili di una vera e propria strategia europea per l’Africa, fatta di cooperazione economica e di soluzione politiche, non solo militari. Ma senza chiudere gli occhi di fronte a una crisi come questa: fra interventismo solitario di Parigi, e tentazioni attendiste di Berlino, l’Italia ha un ruolo importante da svolgere. Appoggio logistico e negoziato politico ne sono la condizione.

La sicurezza nazionale deve spingerci a superare sia i calcoli elettorali che le insicurezze europee.


Luogo:

Roma

Autore:

Marta Dassù

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