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Governo Italiano

Bonino: «We kunnen niet verder met Duits model» (NCR Handelsblad)

Data:

25/11/2013


Bonino: «We kunnen niet verder met Duits model» (NCR Handelsblad)

(traduzione non ufficiale)

"Non possiamo continuare con il modello tedesco"

Nella sua lunga carriera politica Emma Bonino non ha mai nascosto la sua convinzione che il futuro dell’Europa stia in una cooperazione rafforzata. È un messaggio che continua a trasmettere come Ministro degli Affari Esteri dell’Italia. Ma di come le cose vanno in questo momento, neanche Bonino e’ entusiasta. "L’Europa, come la conosciamo adesso, non è benvoluta da nessuno", afferma il Ministro- a margine di una breve visita a L’Aja. Occorre invece una replica più chiara, alla Germania ed ai populisti ovunque in Europa, i quali, a causa del disagio per il mondo globalizzato, designano Bruxelles come capro espiatorio. Occorre inoltre una scelta esplicita a favore di un’Europa federale.

La scorsa settimana la Francia e l’Italia congiuntamente hanno ribadito che il 2014 deve diventare l’anno della crescita. Il Premier Letta ha avvertito i tedeschi: Se continuate così, creerete un deserto attorno a voi.

"Se nessuno in Europa e’ più in grado di pagare i prodotti tedeschi perché la politica di austerità crea un deserto ovunque, prima o poi anche la Germania crollerà. Malgrado l’importanza dell’export tedesco in Cina ed in India, il grosso delle loro esportazioni è destinato tuttora ai Paesi europei. È chiaro che dobbiamo riassestare i nostri bilanci, ma l’austerità non deve essere un fine a sé stesso. I tagli alle spese devono essere uno strumento per giungere ad un’economia più competitiva e ad un bilancio più contenibile".

L’ex-Premier ed ex-Presidente della Commissione Europea Prodi sostiene la necessità di litigare di più con i tedeschi. Lei, come Ministro, lo fa?

"Sono tre mesi che non ho nessuno con cui litigare. Ho molto rispetto per i tedeschi, ma ci mettono tre mesi a formare un Governo".

Anche l’Italia aveva bisogno di due mesi ...

(fa un cenno di sì e riprende il discorso) "Nella politica estera non vi sono molti conflitti. Credo che siano più tesi invece i rapporti tra i Ministri delle Finanze."

La Francia e l’Italia insieme alla Spagna intendono fare un fronte unico contro la Germania?

"Vi sono proposte nei settori della flessibilità, dei fondi strutturali e di investimenti produttivi che non aumentano il deficit ulteriormente. La pressione sta crescendo, non in un’atmosfera conflittuale, ma per rendere chiaro che non possiamo continuare con il modello tedesco".

La posizione internazionale dell’Italia risente dell’immagine secondo cui a Roma regna una crisi permanente.

"Se si parla di litigate, l’Italia non ha pari. Ma nelle nostre scelte finali, siamo stabili. I governi cambiano, ma le grandi linee nel settore delle alleanze estere sono chiare.

La nostra classe dirigente accetta che vi siano conflitti frequenti, e li alimenta anche, ma evita i grandi conflitti in cui si dovrebbe veramente litigare. In questo momento in Italia stiamo parlando della riduzione del numero dei deputati: da 630 a 300, a 350, a 400? Ma le vere domande sono ben altre: quale tipo di sistema elettorale ci conviene? Cosa fare con il sistema bicamerale? Dopo la dittatura (fascista) sono state fatte determinate scelte. Ma tali scelte nel 2013 non sono più funzionali. Non possiamo continuare in questo modo".

Dal momento che i dissidenti del campo di Berlusconi hanno deciso di continuare a sostenere il Governo, Lei avrà almeno un anno di tempo per le riforme strutturali che occorre effettuare.

"Me lo auguro. La destra non è l’unico problema. Se si pensa ai due Governi di sinistra guidati da Prodi alcuni anni fa: sono caduti tutti e due per opera della stessa sinistra. 11 PDL (il partito di Berlusconi, red.) non è l’unico responsabile della instabilità. à chiaro che sia una parte del PDL che una parte del Partito Democratico stanno puntando ad elezioni. Perciò molto dipenderà dell’azione del nuovo Segretario del PD, che sarà eletto l’8 dicembre."

I conflitti, come incidono sui lavori del Consiglio dei Ministri?

"L’atmosfera non risente delle aspre discussioni politiche fuori del Governo. Letta finora è riuscito a tenere il Consiglio dei Ministri fuori dai ‘conflitti. Rimanda poi sempre alla dichiarazione di Governo: il nostro compito non è quello di mettere in atto un programma elettorale, ma quello di attuare riforme. Comunque sia, politicamente ed istituzionalmente, ci troviamo in questo momento in una fase di transizione".

In molti Paesi europei vediamo una nuova enfasi sulla Nazione. Il messaggio è che il problema è ‘Bruxelles’.

"È un messaggio efficace, ma è sbagliato e pericoloso. Il ritorno al nazionalismo non ha mai fatto bene a nessuno. Nessuno è soddisfatto di come vanno le cose in questo momento. Sono possibili due risposte: la prima è di cercare un capro espiatorio, e scaricare tutta la colpa sull’Europa. Ma non è corretto. Guardiamo ad uno tra i problemi maggiori dell’Italia: l’esplosione del debito pubblico. Non è stata causata dall’Europa: è successo negli anni ottanta e novanta. Altrove il problema è la mancanza di competitività. Non ha una causa europea. Designando un capro espiatorio si suggerisce che la colpa sia di altri. Come se noi italiani non avessimo alcuna responsabilità. È facile dire che è tutta colpa dei burocrati di Bruxelles. È molto più difficile invece spiegare che occorre avere più Europa. E il messaggio di qualcuno che accetta che il mondo sia complesso e che cerca di affrontarlo. È a questo che servono i leader: fungere da guida in situazioni difficili".

La sua risposta al crescente sentimento anti-europeo è razionale. Mentre l’opposizione all’Europa è più una questione di ‘stomaco’. Vede simboli o slogan che possano servire come replica al populismo?

"Non è facile. Anche perché quelli che vogliono un’Europa più forte, hanno idee diverse a riguardo. C’è chi sostiene il modello intergovernativo, mentre altri invece vogliono una federazione. Qualcuno ritiene che nel mondo attuale occorre avere una politica estera e di difesa comune, ma altri non la vogliono, ad esempio perché ritengono che la politica estera vada perseguita meglio nell’ambito del Consiglio di Sicurezza. Alcuni vogliono, per motivi vari, mantenere 28 eserciti separati, con un costo di 240 miliardi di curo: non ha senso e non è efficace.

Non esistono soluzioni miracolose per i problemi attuali in Europa. Ma sono convinta che dobbiamo cercare non tanto una soluzione tecnica, quanto una soluzione politica. I problemi attuali nell’eurozona sono nati con la creazione dell’euro. Il Cancelliere tedesco Helmut Kohl all’epoca disse: abbiamo fatto un accordo sulla moneta, ora seguirà anche la politica. In realtà, tale integrazione politica non si è verificata. Per dieci anni l’euro è stato un successo e tutti ne avevano dimenticato la vulnerabilità data dalla mancanza di una buona governance. Nel mondo intero non vi è alcuna valuta che possa continuare ad esistere senza un Ministro del Tesoro. Avevamo una governance adeguata ai bei tempi, ma all’alzarsi della prima tempesta ciò è risultato insufficiente. Gli effetti sono di natura finanziaria ed economica, ma il fulcro è la politica. Per questo motivo, l’Italia è a favore di una soluzione federale, come obiettivo finale. Non conosce altro sistema che sia in grado di unire così bene la democrazia e la libertà".

Molta gente fuori dell’Italia dice che Berlusconi ha danneggiato l’immagine del Paese.

"Una parte del popolo ritiene che non abbia danneggiato proprio nulla".

E qual è stata la Sua impressione, nei Suoi contatti internazionali?

"Non è tanto un problema internazionale. Il vero problema è ancora più grave. Dal 2001 al 2006 Berlusconi godeva di una maggioranza bulgara, resistente a tutto. In quel periodo aveva la possibilità di mettere in atto le riforme liberali che aveva promesso. Ma non è successo proprio niente. É questa la mia critica fondamentale a Berlusconi: per cinque anni un’opportunità enorme, senza però attuare neanche una riforma drastica".


Luogo:

L'Aja

Autore:

Marc Leijendekker

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