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Governo Italiano

Giro: “Il Brasile di Dilma è l’occasione per pensare agli italiani nel mondo“ (Limes)

Data:

26/02/2014


Giro: “Il Brasile di Dilma è l’occasione per pensare agli italiani nel mondo“ (Limes)

LIMES In Brasile a ottobre ci saranno le elezioni presidenziali. Dilma Rousseff rivincerà?

GIRO Dilma sta risalendo nei sondaggi, la nuova classe media creata da oltre un decennio di politiche luliste è rassicurata. La presidente ha accelerato sui piani sociali, ovunque vengono inaugurati grandi lavori. La concessione di infrastrutture ai privati darà frutti tra qualche anno. C'è bisogno di tempo, ma, se la congiuntura regge, ci sono i soldi per investire. Se i brasiliani saranno pazienti, il paese continuerà a crescere.

La priorità di Dilma è stata la lotta alla povertà. Qui si pone un problema: quanto si riesce ad accelerare, oltre ai piani sociali, anche quelli di investimento? In una fase di rallentamento della crescita, c'è qualche difficoltà in tal senso. D'altra parte, l'opposizione non è ancora riuscita a trovare una narrativa alternativa, anche perché proviene in parte dal lulismo e ne condivide l'impostazione orientata sui programmi sociali. All'opposizione va dato il merito di non aver cavalcato l'onda delle proteste del giugno scorso.

A che punto sono le riforme?

Ho già avuto modo di sottolineare come il Brasile abbia un grande bisogno di fare importanti riforme politiche per dotarsi di strutture politico-istituzionali adatte a una potenza del suo calibro. In particolare, è importante superare un sistema ostaggio del trasformismo dei partiti e la competizione economica tra Stati federali e municipalità. Il tradizionale trasformismo brasiliano è difficile da comprendere qui in Europa. La riforma politica è molto complessa, anche se è uno dei problemi più pressanti. Va inoltre portata a compimento una riforma tributaria che riduca gli squilibri.

L'avvicinamento alle elezioni dell'autunno prossimo e quello dei Mondiali di Calcio rende le cose più complicate: la preoccupazione maggiore in questo momento è per l'ordine pubblico. La crisi energetica e i numerosi blackout sottolineano le carenze strutturali di un paese che non ha infrastrutture degne della sesta potenza mondiale.

Dalle proteste del giugno scorso ai rolezinhos, ultimamente il Brasile fa notizia per episodi ricollegabili al problema della violenza.

I rolezinhos sono stati presentati come saccheggi dalla stampa occidentale. In realtà non è così. Sono essenzialmente dei flash-mob, ma non hanno nulla a che vedere (per esempio) con i saccheggi argentini di qualche mese fa. Sul Brasile c'è troppo allarmismo. La violenza non è una questione nuova. Durante il mio recente viaggio in Brasile ho avuto modo di vedere come funziona la politica di pacificazione delle favelas di Rio de Janeiro: si punta più sul controllo del territorio che sulla lotta al narcotraffico vera e propria. La questione della droga per ora è derubricata a una scelta personale, non c'è ancora una drug policy. Questa è una debolezza.

I Mondiali saranno un successo?

Su questo bisogna sospendere il giudizio: se il Brasile saprà sfruttare bene il momento ne trarrà giovamento. Sicuramente entreranno molti soldi nel paese.

Spostiamoci sul piano internazionale: quanto preoccupano il Brasile le crisi in Argentina e Venezuela?

I problemi economici di Buenos Aires preoccupano molto il Brasile. Le due economie sono legate, per quanto lo Stato di San Paolo da solo abbia un pil pari a quello di tutta l'Argentina. La preoccupazione è dovuta sia all'instabilità del vicino sia agli inevitabili rallentamenti che la situazione argentina crea all'accordo tra Mercosur e Unione Europea, fortemente voluto dal Brasile. Vista dal Brasile, la crisi in Venezuela, per quanto grave, è più lontana e meno incisiva di quella argentina. Il Venezuela, pur essendo divenuto membro del Mercosur nel luglio 2012, non partecipa ai negoziati con l'Unione Europea, quindi preoccupa meno. Anche se è innegabile che la sua crisi sia profonda: la morte di Chávez ha lasciato un vuoto politico e un problema di governance che Caracas non è stato ancora in grado di risolvere.

Come sono i rapporti con gli Usa, dopo il Datagate e il rinvio della visita di Stato di Dilma?

Sono in stand-by. Il Brasile non vuole rompere con Washington, fino alle elezioni deve fare la voce grossa per motivi di politica interna ma dopo è probabile che le relazioni tornino a essere più calorose.

Con Cuba invece tutto sembra andare a gonfie vele.

Le autorità di L'Avana dicono: se non ci sarà più PetroCaribe, ci aiuterà il Brasile. L'asse con Brasilia in questo momento è molto forte. L'iniziativa di far arrivare medici cubani in Brasile è stata accolta benissimo dalla popolazione – meno dai medici brasiliani, naturalmente. Continuerà. Nell'ultimo anno anche il Messico sta ricominciando ad avere relazioni normali con Cuba, nell'ambito di un riavvicinamento del paese nordamericano all'America Latina. Ma il Brasile può vantare una relazione molto salda con l'isola dei fratelli Castro.

Il Messico è anche uno dei membri dell'Alleanza del Pacifico, l'organizzazione più dinamica dell'America Latina odierna.

Per il Brasile, il paese chiave dell'Alleanza del Pacifico è il Perù, non trascurando gli storici rapporti con il Cile: il gigante lusofono non vuole perdere le grandi opportunità che offre l'Oceano Pacifico e per raggiungerle sta investendo molto in Perù (dovremmo farlo anche noi italiani). Sulle Ande sono in corso grandi lavori a opera delle imprese brasiliane.

Com'è visto il Brasile nella regione?

È molto rispettato: tutti ne riconoscono il primato. Brasilia sta attenta a non suscitare gelosie e preoccupazioni: cerca di interpretare il proprio ruolo in maniera “inclusiva” nei fori regionali. Sta trovando il modo di non fare tutto da sola, come pure potrebbe.

Che cos'è l'Italia per il Brasile?

Un paese amico con cui il Brasile vuole girare pagina dopo il raffreddamento degli ultimi anni. Abbiamo imprese, tecnologie e un know-how che interessa oltreoceano. Tra le nostre eccellenze più apprezzate in Brasile ci sono il design, la moda, il restauro, l'alta cucina. Senza dimenticare il turismo.

E cos'è il Brasile per l'Italia?

Qui bisogna fare un discorso economico e uno sulla comunità italiana in Brasile. Un immenso mercato, dal quale inoltre si può esportare in tutta l'America Latina. Le imprese italiane presenti in Brasile sono soddisfatte, conoscono i problemi e le opportunità offerte da questo paese. La chiave è nell'internalizzazione: le imprese devono farsi più “brasiliane” se vogliono stare qui. Il Brasile cerca joint-ventures soprattutto nel settore manifatturiero e nelle tecnologie. Vuole l'internalizzazione delle imprese perché sa che in questo momento dipende ancora troppo dalla vendita delle materie prime. Il segreto quindi per le aziende italiane è diventare un'impresa brasiliana, con la presenza e la pazienza, scordandosi di poter avere un successo commerciale in questo paese con un atteggiamento “mordi e fuggi”.

Quanto alla comunità italiana in Brasile?

La comunità italiana in Brasile è molto importante, a San Paolo 1/3 degli abitanti è di origine italiana. Gli italo-brasiliani hanno una forte identità brasiliana e una forte identità italiana, senza alcuno spirito rivendicativo. Sono un ponte eccellente e vanno considerati una grande risorsa. Al riguardo, dovremmo fare una riflessione più ampia. Tradizionalmente in Italia abbiamo prestato poca attenzione alla regione latinoamericana e non abbiamo intrapreso una politica per gli italodiscendenti, che sono oltre 30 milioni nel mondo.

Cosa potrebbe fare l'Italia a favore degli italiani nel mondo?

Servirebbe un ministero italiano per l'internalizzazione, non basta occuparsi di commercio estero. Occorre una cabina di regia delle competenze del ministero degli Affari Esteri, dell'Università e della Ricerca, dei Beni Artistici e Culturali. L'obiettivo dovrebbe essere la promozione culturale-linguistica dell'Italia all'estero. Al Brasile per esempio piace molto il programma “Scienza senza frontiere” che permette ai giovani brasiliani di venire in Italia a fare ricerca.


Luogo:

Roma

Autore:

Niccolò Locatelli

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