Pistelli: «Non c’è solo la Libia. La sfida è sempre più globale» (La Stampa)
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Pistelli: «Non c’è solo la Libia. La sfida è sempre più globale» (La Stampa)

Data:

16/05/2015


Pistelli: «Non c’è solo la Libia. La sfida è sempre più globale» (La Stampa)

«Vediamo solo la coda dell’elefante....»

Scusi vice ministro Lapo Pistelli, di che elefante parla?

«Il fenomeno migratorio è planetario ma noi ne vediamo solo un pezzo, appunto la coda dell’elefante».

Il caso Libia è una porzione?

«Sì. Ci siamo mai accorti che in Tunisia ci sono 1 milione di libici? Per non dire del milione e mezzo di siriani fuggiti in Libano, un Paese che ha poco più di 4 milioni di abitanti. Scorgiamo i movimenti che ci sono da continente a continente, Africa verso Europa, America Latina verso gli Usa, ma il resto, ovvero i movimenti interni ai continenti li ignoriamo».

Quanto è grande questo elefante che vaga per il mondo?

«Per l’Onu ci sono 232 milioni di migranti, pari al 3% della popolazione mondiale».

Chi sono i migranti oggi?

«Prima facciamo un po’ di ecologia del linguaggio».

Non le piace il termine migranti?

«Ormai per comodità usiamo la parola migranti, ma non fotografa la complessità del fenomeno. Il migrante è l’italiano di inizio secolo scorso che salpa con il piroscafo per gli Stati Uniti...».

Oggi sono quelli dei barconi in Libia e nel Sud Est asiatico: quali distinzioni dobbiamo fare?

«La maggior parte delle persone che sono “in viaggio” è gente che fugge da pericoli o da conflitti. Anzi negli ultimi due anni i tre quarti dei cosiddetti migranti sono proprio coloro in fuga da crisi drammatiche. Sono richiedenti asilo, rifugiati, non più migranti economici».

Ad esempio?

«In Siria scappano da una guerra esplicita; in Mali, Somalia e Sud Sudan da minacce terroristiche, in Eritrea da crisi politiche. Sa che se scendiamo in Africa il primo Paese dove si emigra per ragioni economiche è il Gambia?».

Molti approdano in Europa...

«Certo, tendono ad arrivare nel posto più vicino possibile, e quindi in Europa dove ci sono convenzioni e trattati che danno loro protezione internazionale».

E l’Europa come sta rispondendo?

«Bene, il fatto che la risposta a quanto succede nel Mediterraneo sia diventata della Ue e non più nazionale è positivo, ma...».

Manca qualcosa in termini di quote di immigrati da distribuire? O altro?

 «Diciamo che dobbiamo prendere atto che il Continente può sostenere e sopportare il problema immigrazione. È ricco e civile. Il problema esiste ma mettiamolo per favore nel giusto contesto storico e consideriamo i numeri del fenomeno» .

Insomma la coda dell’elefante non deve spaventarci...

«Dopo il crollo del comunismo la Germania da sola fu capace di assistere 500 mila delle 650 persone provenienti dall’Est Europa. Anche la Ue può farcela 25 anni dopo».


Testata:

La Stampa

Autore:

Alberto Simoni

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