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Giro - «Il grave errore dell`Occidente: non esistono golpe democratici» (Unità)

Data:

18/07/2016


Giro - «Il grave errore dell`Occidente: non esistono golpe democratici» (Unità)

Il fallito golpe in Turchia. La strage di Nizza. Un mondo che sembra assistere impotente a una "terza guerra mondiale a pezzi", per usare le parole di Papa Francesco, l’ "Unità" ne discute con Mario Giro, Vice ministro degli Esteri con delega alla Cooperazione internazionale.

La Turchia ha vissuto uno dei momenti più drammatici della sua storia recente. Alla fine di una notte di scontri e di morti, il golpe militare contro il presidente Erdogan è fallito. Qual è in merito la sua valutazione?

«Innanzitutto va detto che la Turchia è un grande Paese che va preso sul serio, i militari che venerdì sera hanno tentato il golpe forse si erano fatti un film diverso: la vecchia Turchia degli anni Ottanta, sonnolenta e ingessata. Ma oggi la Turchia è un Paese molto diverso, articolato e complesso. Lo ha dimostrato la gente scendendo in piazza ad affrontare i carri armati: oggi non è più il tempo in cui si spara sulla folla e la gente è molto più cosciente e pensa con la propria testa».

Nelle prime, convulse ore del tentato golpe, quando sembrava che i militari putschisti avessero la meglio e che Erdogan cercasse riparo all'estero, alcuni leader occidentali hanno dato l'impressione, e anche qualcosa di più, di aver scaricato il "Sultano" di Ankara, attendendo segnali stabilizzanti dai militari. Come giudica questo atteggiamento?

«È stato un grave errore. Un golpe militare è un golpe militare. Non esistono golpe "democratici". Dobbiamo sempre difendere la democrazia anche se chi è al potere non ci piace. Per questo dico che la Turchia va presa sul serio. Questi giochetti in cui si chiede ad Erdogan di trattenere i profughi e poi si resta ambigui davanti ai carri armati non vanno bene. Ha avuto ragione 0bama a schierarsi per la democrazia per primo e anche la Mogherini a seguirlo subito dopo. La reazione tentennante e ambigua a cui fa riferimento somiglia tanto a quella avuta nei confronti del tentato golpe contro Gorbaciov ed Eltsin».

Nel caso del golpe fallito in Turchia come in quello riuscito in Egitto, l'Europa è sembrata essere più interessata a stringere patti con "Gendarmi" piuttosto che cercare interlocutori politici nella sponda Sud del Mediterraneo.

«È una politica che non ha mai funzionato: crea soltanto maggior odio e semina vendette future. Se qualcuno pensa di affrontare la questione dell'Islam politico con questi mezzi sbaglia: la storia parla da sé sin dagli eventi algerini del '92. Guarderei piuttosto a ciò che accade in Tunisia che mi pare il metodo migliore».

Il giorno dopo il fallito golpe si guarda al futuro. Sono scattati migliaia di arresti tra le fila dei militari. C'è chi teme un pesante giro di vite da parte dei "vincitori".

«Non credo. L'esercito turco sono mezzo milione di uomini. Ora Erdogan deve stare attento: se va difesa, come va difesa, la democrazia sempre, proprio per questo non possiamo tacere i tanti errori commessi dal governo turco in questi anni. Neo-ottomanesimo, liti con tutti i vicini, ambiguità sul dossier iraniano, pulsioni autoritarie all'interno, in specie con i media: oggi Erdogan è comunque indebolito e questa non è una buona notizia per L'Europa. La narrazione di una Turchia iper potente che può fare da sola, senza amici, senza alleati, che Erdogan ci ha venduto, non è più valida. La Turchia esce dal tentato golpe infragilita e questo deve farci pensare».

Il giorno del fallito golpe in Turchia è stato anche il giorno in cui il mondo, scioccato, inorridito, ha fatto i conti sulla immane strage consumata a Nizza. Oggi (ieri per chi legge, ndr) l'Isis ne ha rivendicato la paternità e prim'ancora il presidente Hollande aveva annunciato un rafforzamento dei bombardamenti sulle roccaforti in Siria e in Iraq dello Stato islamico. Ma è questa la via per sradicare il terrorismo jihadista in Europa?

Moltiplicare i bombardamenti non serve. «Come ha più volte ripetuto Matteo Renzi, siamo di fronte a un problema europeo interno, in cui si danno alle forze del male giovani di seconda e terza generazione, intrappolati tra nichilismo e propaganda jihadista islamica. Dobbiamo capirne il meccanismo, dobbiamo mantenere la pace sociale e un buon clima nelle nostre città perché ogni politica isterica aumenta la nostra insicurezza e rende difficile il lavoro delle forze dell'ordine. I jihadisti vogliono conquistare le comunità islamiche europee con il meccanismo dei "compagni che sbagliano" che noi italiani ci ricordiamo bene».

Parigi, Bruxelles, Istanbul, Dacca, Baghdad. E ora Nizza. Ha ragione Papa Francesco quando, già mesi fa, aveva parlato di una "terza Guerra mondiale a pezzi"?

«La "terza Guerra mondiale a pezzi" si nutre delle diseguaglianze, della mancanza di dialogo, dell'ossessione identitaria e della sfiducia nella politica. Dobbiamo dimostrare all'opinione pubblica di essere in grado di risolvere concretamente i problemi. Alcuni di questi necessiteranno di tempo ma per la politica stare accanto ai luoghi di dolore, ascoltare, mostrare empatia oggi è essenziale. Per fare un esempio nostrano: il "sì" al referendum costituzionale non va spiegato con argomenti e termini efficientisti, in una logica tutta politica, ma come la volontà di essere più vicini ai bisogni delle persone. In altre parole, la politica si semplifica e si autoriforma per essere meno presa dai suoi riti e più vicina alla gente».


Luogo:

Roma

Testata:

Unità

Autore:

Umberto De Giovannangeli

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