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Governo Italiano

Il Sottosegretario Di Stefano in missione a Berlino per portare l’industria italiana nel cuore d’Europa (Affari Italiani)

Data:

03/11/2020


Il Sottosegretario Di Stefano in missione a Berlino per portare l’industria italiana nel cuore d’Europa (Affari Italiani)

Il Sottosegretario agli Affari Esteri Manlio Di Stefano si è recato in missione a Berlino. All’ordine del giorno: incontri con sistema fieristico e industriale e con i Ministeri tedeschi dell’Economia e degli Esteri per fare il tagliando ai rapporti economici bilaterali e discutere il nuovo corso dell’Unione Europea nel mezzo dell’emergenza pandemica. Affaritaliani.it lo ha intrvistato sul suo viaggio.

 

Sottosegretario, lei si è recato a Berlino nel giorno in cui la Cancelliera Merkel ha annunciato il lockdown. Che impressione ha avuto della situazione in città?

Si respirava un clima teso, come in tutta l’Europa. Nei pressi del Tiergarten il traffico era congestionato per via di una manifestazione di lavoratori dello spettacolo colpiti dalla pandemia, e tutti i nostri interlocutori provavano a capire che tipo di misure e limitazioni sarebbero state introdotte di lì a poco. In momenti come questi si percepisce come tutto il continente europeo sia in realtà unito da un destino comune.

Cosa accomuna Italia e Germania nella lotta alla pandemia?

Oggi, forse ancor più che nella scorsa primavera, la situazione sanitaria è assolutamente critica in tutta Europa. La stessa Germania, che in marzo-aprile aveva registrato un numero di casi e decessi inferiore a quelli di Italia, Spagna e Francia, ha disposto restrizioni più dure di quelle attualmente previste da noi. Di certo nessuno è immune da errori nella gestione di simili crisi, ma la realtà è che questa pandemia è un raro evento storico che, con questa intensità, è pressoché impossibile da contenere se non con il blocco dei contatti sociali. Il fulcro della nostra azione è quello del bilanciamento tra l’esigenza di evitare il collasso del sistema sanitario e il mantenimento di una economia solida. Finché non sarà diffusa una valida terapia contro il virus, speriamo quanto prima, l’intera Europa agirà in questo modo. Allo stesso tempo, per evitare l’emergenza sociale, l’Unione Europea e gli Stati membri dovranno continuare a garantire sostegno alle fasce più deboli della popolazione, anche assicurando - come più volte ripetuto dalla Presidente della Commissione UE Ursula Von Der Leyen - un reddito minimo europeo.

Qual è stato lo scopo della sua missione? Perché proprio in Germania?

Questo è il momento del dialogo e della solidarietà, e oggi la Germania, centro geografico dell’Unione Europea e grande motore economico, non si sta sottraendo a questi valori. Dopo anni di austerità e associazione tra debito e colpa - la semantica di “schuld” non mente - con l’indice perennemente puntato sulle cicale mediterranee e la loro incapacità di mantenere il bilancio in ordine, abbiamo notato con favore, anche grazie all’eccellente lavoro del Presidente Conte, un netto cambiamento della posizione tedesca che ha portato alla storica accettazione dell’idea di emettere debito comune per erogare soldi a fondo perduto agli Stati membri colpiti dalla crisi. Abbiamo riconosciuto questo passo ai nostri interlocutori a Berlino, auspicando che queste posizioni concilianti, che apprezziamo, possano portare quanto prima al superamento dei tecnicismi che stanno rallentando il Recovery Fund a Bruxelles e al perdurare di queste misure anche in una più solidale Europa post-pandemica. 

Sottosegretario, come immagina questa Europa del futuro?

Immagino principalmente tre vettori per i prossimi anni di sviluppo del nostro continente ovvero l’economia digitale, le alte tecnologie e la diffusione delle energie rinnovabili. Nello scenario post Brexit l’Italia, seconda manifattura europea e realtà all’avanguardia in questi campi, vuole giocare la partita da protagonista, e per poterlo fare ha bisogno di instaurare un dialogo di alto livello con il Governo tedesco, che negli ultimi anni - anche per colpa dell’inerzia italiana - ha rappresentato insieme alla Francia il motore delle iniziative industriali comuni più strategiche e innovative.

In cosa si sostanzieranno esattamente le iniziative comuni su digitale ed energie rinnovabili?

L’Europa ha bisogno di riaffermare il suo ruolo di potenza economica del futuro per poter giocare ad armi pari con gli alleati americani e la Cina. Per questo, da tempo, vengono lanciati Progetti Europei di Interesse Comune (i cosiddetti IPCEI) che, se approvati dalla Commissione, consentono ai singoli Stati di erogare aiuti alle imprese per lo sviluppo congiunto di singole filiere e settori industriali strategici. Ciò è già avvenuto con le batterie elettriche e i microchip, e nei prossimi mesi avverrà con idrogeno, connettività 5G/6G, cloud e infrastrutture dati. Chiaramente, considerato anche che due terzi dei fondi a valere sul Recovery Fund dovranno essere destinati alla transizione digitale ed ecologica, l’Italia deve essere centrale e orientare questi processi, in quanto essi ne definiranno il volto futuro. Orientare significa partecipare alla creazione e crescita dei futuri campioni industriali continentali, all’elaborazione degli standard tecnici, alla scelta di soluzioni vantaggiose per il nostro sistema Paese. Proprio di questo abbiamo parlato con il Ministero dell’Economia tedesco, e loro sono stati ben lieti di sostenere la partecipazione di istituzioni e imprese italiane a queste iniziative, che renderanno l’Europa del futuro padrona della propria sovranità tecnologica, digitale ed energetica. Parlando di idrogeno, ad esempio, condividiamo che esso debba essere verde (da energie rinnovabili), e che vi sia piena complementarietà tra il ruolo dell’Italia, leader tecnologico e ponte infrastrutturale tra Europa e Nord Africa, e quello della Germania, volano del mercato energetico centro-europeo.

Durante la missione si è parlato anche di fiere, corretto?

Sì, ho incontrato i vertici dell'Associazione delle fiere tedesche (AUMA) per discutere la possibile creazione di una partnership rafforzata tra il sistema fieristico italiano e quello tedesco in questo momento di crisi pandemica. Questo coordinamento, che sarà formalizzato da un’intesa bilaterale tra i nostri Governi, potrà portare, tra le altre cose, alla creazione di un meccanismo di coordinamento dei calendari degli eventi e alla realizzazione di collaborazioni in Paesi terzi. L’iniziativa è chiaramente aperta alla partecipazione di altri sistemi fieristici europei e nasce dalla comprensione del fatto che, dopo la perdita di fatturato del 70/80% subita quest’anno in tutta Europa, il comparto debba rinnovarsi e uscire dalle miopi logiche di concorrenza locale se vorrà restare competitivo a livello globale nei prossimi anni rispetto ai colossi cinesi e non solo.

L’Europa del futuro sarà anche una potenza geopolitica? Cosa è necessario per non restare intrappolati nella lotta tra Stati Uniti e Cina?

Voglio essere chiaro, il Governo sostiene e sosterrà l’integrazione europea e il potenziamento dell’Unione nella misura in cui questa rappresenta (e rappresenterà) una casa comune e un punto di riferimento valoriale per il popolo italiano. Come abbiamo sempre considerato repellente e combattuto l’Europa del mero rigore, riconosciamo e apprezziamo gli sforzi di questa Commissione in materia di welfare, sostenibilità, connettività, sviluppo, ossia i temi del Movimento 5 Stelle dalle origini. Senza i voti dei nostri europarlamentari Ursula Von Der Leyen non sarebbe stata eletta Presidente dell’esecutivo europeo e, fino a prova contraria, ad oggi, se si escludono alcune fisiologiche divergenze, riteniamo questa fiducia ben ripagata. Ciò premesso, se consideriamo che presi singolarmente le maggiori Nazioni europee, Germania e Italia incluse, generano una frazione del PIL americano o cinese e non possono oggettivamente disporre da sole dei mezzi per far fronte a queste due superpotenze del presente e del futuro, è evidente come l’unica soluzione per restare geopoliticamente rilevanti nel mondo di domani e non subire le decisioni altrui sia far parte di un’Unione Europea all’avanguardia e coesa, in grado di giocare il ruolo di superpotenza economica e valoriale alla pari degli altri attori globali. Nei prossimi anni saremo noi, insieme agli altri popoli europei, a dover scegliere quale strada percorrere.

Turchia, Libia e politica estera in generale: quali le posizioni di Italia e Germania?

Per decenni la diplomazia tedesca è stata molto timida rispetto agli scenari al di fuori dall’Unione Europea. Da qualche anno, invece, sta adottando posizioni sempre più profilate e, va detto, quasi sempre allineate con quelle portate avanti dall’Italia. Ciò avviene in Libia, rispetto alla quale le conferenze di Palermo (2018) e Berlino (2020) hanno permesso di avviare una roadmap istituzionale che sta conducendo alla cessazione delle ostilità belliche, alla stabilizzazione economica e all’avvio di un processo di pace in grado di contenere gli appetiti turchi, russi, egiziani, emiratini e francesi. Medesimo discorso vale per il conflitto in Nagorno Karabakh, in cui stiamo entrambi premendo per una mediazione inclusiva e senza strumentalizzazioni tra Azerbaijan e Armenia per il tramite del “Gruppo di Minsk allargato” in seno all’OSCE, e per il rapporto con la Turchia di Erdogan. Su questo punto, pur condannando le continue e sgradevoli provocazioni all’Europa sia a mezzo stampa che nel Mediterraneo orientale, Italia e Germania convengono sul fatto che Ankara, invece di essere emarginata, stigmatizzata e sanzionata, vada ricondotta con fermezza sulla via del dialogo con Grecia e Cipro e che, allo stesso tempo, il popolo turco debba essere tenuto vicino ai valori europei.

In conclusione, abbiamo parlato di Europa, ma come immagina l’Italia del futuro?

Un’Italia consapevole delle sue enormi capacità, in grado di dialogare da pari con le maggiori economia globali e indirizzare le politiche dell’Unione Europea specialmente in ambito industriale. Ma non la stiamo solo immaginando, la stiamo costruendo. 

 


Testata:

Affaritaliani.it

Autore:

Alberto Maggi

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