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Governo Italiano

Alfano: "Sulle sanzioni alla Russia l'Europa decida con Trump" (La Stampa)

Data:

24/01/2017


Alfano:

Ministro Alfano, l'asse angloamericano si rinsalda come non accadeva dal secolo scorso, intanto Londra esce dall'Ue. Una brutta notizia per noi, non crede?

«L'Europa non deve rinunciare alla sua leadership e guardare in tutte le direzioni. Dobbiamo dare respiro ai Balcani, rafforzare la leadership nel Mediterraneo, difendere la Nato e collaborare con la Russia: è un attore globale, un partner affidabile nel rifornimento energetico e nella lotta al terrorismo. Occorre rilanciare il progetto europeo senza aver paura che qualcuno non partecipi».

Rilanciare? E in che modo?

«E' l'ora della difesa comune europea. Sono degasperiano nel cuore e negli studi: nel 1954 è morto con nel cuore il dolore per non essere riuscito a ottenerla. Dobbiamo farla spiegando a Trump che la Nato è utile ma non più sufficiente. Quando fu concepita l'Alleanza Atlantica guardava a est, l'esercito europeo deve pensare soprattutto a Sud. La guardia di frontiera Ue è un passo avanti ma piccolo rispetto alle nostre esigenze».

Facile a dirsi, difficile a farsi. La Francia è favorevole? La Merkel?

«Perché nell'euro o in Schengen ci stanno tutti? Vuoi dire che l'Europa dei tanti cerchi concentrici avrà un altro cerchio».

La sua è una risposta ai dubbi di Trump sul futuro della Nato?

«Ho davanti agli occhi l'Unità del 6 novembre 1980. Titolo: "Inquietudine nel mondo per l'elezione di Reagan". Vedo troppi pregiudizi e pochi giudizi, soprattutto a sinistra. Il rapporto transatlantico è imprescindibile».

Una strategia multilaterale, insomma, nella tradizione della diplomazia italiana. È così?

«Non una strategia multilaterale da convegno, ma pragmatica e attenta ai nostri interessi».

A proposito di interessi: che fare delle sanzioni alla Russia? Prodi dice che è ora di toglierle.

«Di certo non sono un meccanismo perpetuo a rinnovo automatico, semmai uno strumento per il rispetto degli accordi di Minsk. Però non possiamo rimanere ostaggi del paradosso per cui il Paese che più ha spinto per le sanzioni - gli Stati Uniti - fa la pace, e quelli che hanno pagato un significativo conto alle sanzioni – l’Ue e l'Italia - restano ostaggio delle sanzioni È come se noi pagassimo la bolletta e l'America poi accende la luce. Così non è possibile: come Europa dobbiamo proporre a Trump di decidere insieme».

Insomma lei è per cancellarle. Che dirà la Merkel? Possibile farlo prima delle elezioni tedesche?

«Bisognerà fare una valutazione che tenga conto anche di quel che nel frattempo è successo in Ucraina».

Sempre a proposito di interessi italiani: che fare in Libia? Trump non è un sostenitore di Sarraj.

«Noi non lo sosteniamo su ordine di qualcuno, ma in base ad una risoluzione Onu. Ma noi siamo anche quelli che per primi hanno proposto di dare un ruolo ad Haftar. Il popolo libico è uno, e la storia e la vocazione dell'Italia è di credere nell'unità della Libia. Al tempo stesso dobbiamo esser consapevoli che quell'unità non si impone dall'esterno: devono fare pace fra di loro».

L'Italia si farà promotrice di un tavolo?

«Lo abbiamo fatto in passato e siamo pronti a farlo di nuovo».

Theresa May annuncia la «hard Brexit», ma più che altro sembra un «cherry picking»: chiudere le frontiere e tenersi il passaporto finanziario. Che fare?

«La Brexit ha due facce della stessa medaglia. Una è la trattativa per l'uscita dall'Unione: il Regno Unito fa il proprio interesse, noi facciamo il nostro. In questo caso il negoziato sarà vero e forte. L'altra è che Londra esce dall'Unione ma non dall'Europa. Per noi restano fondamentali alleati in materia di sicurezza e partner della Nato».

Trump fa scintille con la Cina. L'Europa e l'Italia possono approfittarne?

«Siamo un Paese esportatore e abbiamo sempre avuto una buona collaborazione. Spero che la visita di febbraio del presidente Mattarella rafforzi il vincolo».

L'ultimo video sul caso Regeni conferma le responsabilità egiziane nella sua morte violenta. Gentiloni aveva minacciato conseguenze che potrebbero mettere in discussione i legami commerciali. Sarete conseguenti?

«Delle responsabilità si deve occupare la magistratura, ma non ci daremo pace politica e diplomatica finché la verità non verrà a galla».

In Italia ormai la battaglia politica è fra due visioni dell'Europa: da una parte Pd e Forza Italia, dall'altra Grillo e Salvini. Siamo alla vigilia di una grande coalizione?

«Ci sono due fatti epocali che hanno sconvolto il Continente: la crisi economica e il binomio immigrazione-sicurezza. Fatti che hanno spostato milioni di elettori verso il populismo e che costringono le due grandi famiglie politiche europee a collaborare. Noi vogliamo cambiare l'Ue, loro la vogliono lasciare».

Accadrà in Italia quel che è accaduto in Germania?

«Sarà necessario. Resta solo da capire se lo si dirà prima delle elezioni, o viceversa se lo si negherà prima e lo si farà dopo. Io e il mio partito possiamo prenderci la soddisfazione di aver capito per primi cosa sarebbe successo».


Luogo:

Roma

Testata:

La Stampa

Autore:

Alessandro Barbera

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