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Governo Italiano

Gentiloni: "I terroristi non arrivano sui barconi" (Il Mattino)

Data:

24/01/2015


Gentiloni:

II ministro Gentiloni: giro di vite su web e viaggi all'estero

«Nuovi reati per fermare i terroristi»

di Maria Paola Milanesio

Ci troviamo di fronte ad un fenomeno nuovo, quello dei Foreign Fighters, che richiede una risposta nuova - sottolinea il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un'intervista a Il Mattino - Saranno introdotte delle fattispecie di reato che non sono state previste finora dal nostro codice, come l'autoaddestramento o il viaggio all'estero con finalità terroristiche». E non è tutto. Il ministro Gentiloni indica infatti ancora «la possibilità di oscurare siti web di propaganda o arruolamento. E poi la possibile istituzione di una Procura antiterrorismo».

Rischio di infiltrazione di terroristi attraverso l'immigrazione. Ministro Paolo Gentiloni, si è acceso qualche contrasto su questo intervento. Ma così si scatena l'allarme e la paura dello straniero?

«Se si fossero ascoltate bene le mie parole sui rischi di infiltrazioni - spiega il responsabile per gli Affari esteri - non si sarebbe fatta confusione tra fenomeni migratori e terrorismo. A Londra, dove sono stato per la riunione dei 20 Paesi impegnati contro il Daesh, si è parlato molto della questione dei Foreign Fighters (cittadini con passaporto europeo che si sono uniti all'esercito dell'Isis, ndr) e del rischio di infiltrazioni terroristiche. Ma una generica confusione con il fenomeno dell'immigrazione non ha senso ed è anche strumentale. I terroristi non arrivano con quei barconi che rischiano il naufragio lungo le nostre coste. Chiedere di sospendere le operazioni di sorveglianza e di salvataggio in mare è non solo un errore politico ma è anche un errore morale».

Il ministro dell'Interno Angelino Alfano non esclude questo canale, anche se aggiunge che non ci sono segnalazioni specifiche.

«Le forze di sicurezza stanno monitorando tutti i possibili meccanismi d'ingresso nel nostro Paese. Una operazione normale visto che il livello d'allarme è molto alto, tanto più dopo gli attentati di Parigi e le minacce di colpire ancora l'Europa. Ha ragione Alfano quando dice che al momento non ci sono segnalazioni concrete sui rischi di infiltrazioni».

Il governo ha già rinviato due volte il consiglio dei ministri dove era previsto il via libera ai decreti antiterrorismo. Che sta succedendo? Mancano i soldi o non c'è accordo sulle misure da intraprendere?

«Non c'è nessun mistero dietro questi rinvii. Semplicemente si è deciso di associare al decreto per le misure straordinarie sui Foreign Fighters anche il decreto tradizionale sulle missioni e sulla cooperazione internazionale. Vista la difficoltà, con un anticipo di sole 24 ore, di definire nei dettagli questo capitolo, si è preferito rinviare tutto a mercoledì prossimo. Antiterrorismo e missioni internazionali sono capitoli distinti, ma non mancano i punti di contatto. Basti pensare alla missione anti Daesh: l'Italia è in prima linea tra i paesi che forniscono armi e addestrano le forze che combattono lo stato terrorista».

E il capitolo anti-terrorismo?

«Ci troviamo di fronte a un fenomeno nuovo, quello dei Foreign Fighters, che richiede una risposta nuova. Saranno introdotte fattispecie di reato non previste finora dal nostro codice, come l'autoaddestramento o il viaggio all'estero con finalità terroristiche oltre alla possibilità di oscurare siti web di propaganda o arruolamento. E poi la possibile istituzione di una Procura antiterrorismo».

C'è stata molta polemica dopo la vicenda di Greta e Vanessa. Come comportarsi di fronte a nostri concittadini che vanno in Paesi troppo pericolosi?

«Ufficialmente e ripetutamente la Farnesina sconsiglia iniziative individuali sia pure animate dalle migliori intenzioni di cooperazione o di informazione o di lavoro. Ci sono alcune aree, e una di queste è la Siria, per cui il ministero degli Affari esteri non dà alcuna autorizzazione al viaggio. Le due ragazze lombarde non avevano avvisato la Farnesina, così come fanno, invece, normalmente le associazioni di cooperazione. Oggi non possiamo permetterci simili imprudenze...».

E per chi le commette che cosa accade?

«Qualsiasi Stato moderno e democratico ha l'obbligo di tutelare la vita dei propri cittadini. Comunque. Lo Stato non può lavarsene le mani. È quanto fanno, magari con modalità diverse tutti i governi. Ricordo che proprio in Siria, dove sono state rapite le due ragazze italiane, nell'ultimo anno sono stati liberati altri 9 ostaggi provenienti da diversi Paesi occidentali».

Ministro, torniamo alla Conferenza di Londra. A che punto è la sfida con lo stato islamista?

«Negli ultimi 4 mesi sul terreno si sono ottenuti buoni risultati, specie nel nord dell'Irak e attorno alla città di Kobane. Ma sarà una battaglia di lunga durata. E non potremo vincerla solo sul piano militare».

In che senso?

«Nel senso che è decisiva anche l'iniziativa politico-culturale per coinvolgere i governi dei Paesi a maggioranza islamica nella lotta al terrorismo. Daesh, Al Qaeda e Boko Haram oltre a sfidare l'Occidente, muovono guerra ai governi e alle istituzioni islamiche. Ho apprezzato il presidente egiziano Sisi che, per la prima volta in modo esplicito, ha raccolto il guanto di questa sfida».

Venendo ai Balcani, che importanza ha avuto il vertice trilaterale che la Farnesina ha organizzato con Serbia e Albania?

«Sono due Paesi chiave nei Balcani occidentali. L'Italia, che è il primo partner commerciale di entrambi, promuove il dialogo e il superamento delle tensioni che ancora esistono, specie attorno al Kosovo, ed è il più forte sostenitore della loro integrazione nell'Unione Europea. Il vertice è stato molto importante visto che i Balcani hanno per noi un valore strategico».

Lei è un renziano della prima ora. Che cosa sta succedendo nel Pd? Veleni, sospetti, sembra il replay di quanto e accaduto nell'aprile 2013.

«Non riesco a fare troppi mestieri contemporaneamente. E da quando sono alla Famesina non mi è possibile occuparmi delle dinamiche interne ai democratici. E tanto meno di quel che sta accadendo intorno all'elezione del prossimo capo dello Stato».


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