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Governo Italiano

Gentiloni: “L'Europa non torni in letargo sui migranti. Il populismo si sconfigge combattendo le paure” (La Stampa)

Data:

26/05/2016


Gentiloni: “L'Europa non torni in letargo sui migranti. Il populismo si sconfigge combattendo le paure” (La Stampa)

Ministro Paolo Gentiloni, la settimana si è aperta con le elezioni austriache. Metà degli elettori ha scelto l'ultradestra: c'è da stare tranquilli?

«Purtroppo no. Ci sono sicuramente delle ragioni domestiche per quel risultato - per 70 anni, hanno governato sempre gli stessi due partiti - ma Vienna impartisce una doppia lezione».

Quale?

«La prima è che è possibile soffiare sul fuoco della paura delle migrazioni anche in Paesi senza tensioni sociali drammatiche come l'Austria. La seconda, che se la sinistra e i partiti tradizionali inseguono i populismi finiscono contro un muro. Ed è quello che hanno fatto in Austria anche sulla frontiera del Brennero».

Hanno schierato altri 80 agenti: meritiamo questa sfiducia?

«È triste che uno dei confini europei più importanti dal punto di vista storico, simbolico ed economico sia stato usato per settimane a fini domestici. Ora che la campagna elettorale è finita, la posizione che sia pur di poco ha vinto penso renderà più facile il dialogo».

I populismi dilagano in Europa. Come si deve reagire?

«C'è un'onda populista, ma non è uno tsunami. Può essere sconfitta. Bisogna combattere i distributori di paure, sapendo che, come dimostra l'Italia, non solo è possibile, ma è doveroso governare senza coltivare paure e divisioni».

Avevate inaugurato riunioni dei ministri degli Esteri dei sei Paesi fondatori: è un dialogo che continua?

«Ci siamo riuniti a Bruxelles venerdì scorso, e ripeteremo a Berlino subito dopo il referendum inglese: il senso di questo "gruppo di Roma" è fare sentire la voce dei sei Paesi fondatori per rilanciare la Ue, perché se l'Europa resta ferma rischia molto».

È fiducioso sul risultato del referendum del 23 giugno?

«Mi auguro che vinca il Remain, e tutte le analisi economico-politiche ragionevoli giungono alla conclusione che la vittoria del Leave, l'addio alla Ue, sarebbe una decisione brutta per l'Europa e disastrosa per la Gran Bretagna. Dobbiamo però ricordarci che le analisi ragionevoli, se non si accompagnano a leadership coraggiose, rischiano di non bastare».

Cosa intende dire?

«In Europa oggi non basta avere ragione: ci vuole anche la forza e il coraggio di rappresentare una spinta anti-establishment, cioè la cifra che accompagna le diverse forme di protesta. Una leadership di governo ma anche anti-establishment è una chimica difficile ma necessaria».

Tra le ragioni della crescita dei populismi c'è la crisi migratoria: colpa dell'Europa che ha sottovalutato troppo a lungo il problema?

«L'Europa non si è posta il problema fino al maggio 2015, quando a chiedere un vertice europeo sull'argomento è stato Renzi. Ora dobbiamo stare attenti che la Ue non torni in letargo: la nostra proposta del Migration compact nasce proprio per evitare che Bruxelles tolga priorità all'argomento. L'Europa non deve tornare a fare la bella addormentata, altrimenti rischia di risvegliarsi m piena emergenza».

A che punto è il Migration compact nelle discussioni in Europa?

«Lunedì a Bruxelles i ministri degli Esteri hanno approvato all'unanimità un documento per dire che il Migration compact dev'essere alla base della nostra strategia. La nostra proposta è, sul medio periodo, riorientare sui temi migratori una parte dei fondi di cooperazione della Ue: circa 5 miliardi che, con l'effetto leva di altri finanziamenti pubblici e privati, potrebbero moltiplicarsi fino a 50-60. E, sul breve periodo, un piano di pronto intervento rivolto a 17 Paesi africani (con progetti pilota nei primi 7) per alcune centinaia di milioni di euro da individuare nel bilancio europeo».

Il governo libico ha chiesto aiuto alla Ue per addestrare la Guardia costiera: un passo avanti nella stabilizzazione del Paese?

«Un altro piccolo passo avanti verso il consolidamento del governo. Aggiungo che finalmente nei giorni scorsi sono stati decisi i criteri di reclutamento della Guardia presidenziale, e che prosegue la ricerca di un accordo con il generale Haftar, che deve riconoscere il governo Sarraj e vedersi riconosciuto un ruolo nella nuova struttura di sicurezza del Paese».

È vero che sarà l'Italia a addestrare la Guardia presidenziale?

«Negli incontri con Sarraj finora ho discusso di sostegno diplomatico e umanitario, oltre che di possibili esenzioni sull'embargo di armi. L'Italia ha fatto e sta facendo molto, in piena sintonia con gli Usa e l'Europa. Quando la stabilizzazione sarà più avanzata, il governo libico potrebbe fare richieste di addestramento e ne discuteremo. Sarà un percorso da condividere in Parlamento e che va accompagnato dall'Onu: proprio oggi ne parlerò a New York con gli ambasciatori dei 5 membri permanenti».

Quando riprenderanno i negoziati di Ginevra sulla crisi siriana?

«A oggi purtroppo è difficile fare una previsione. Sarà decisiva questa settimana: se la tregua si rafforza e se verranno consentiti corridoi umanitari per raggiungere le città assediate, allora si potrà ipotizzare di riprendere i colloqui di Ginevra prima del Ramadan. In caso contrario, dal primo giugno scatterà un piano di soccorsi aerei alle zone assediate».

Ha novità sul caso Regeni?

«Nell'ultimo periodo c'è stata una ripresa di contatti delle autorità egiziane con la procura della Repubblica di Roma. Decideremo il da farsi anche sulla base dello sviluppo di questa collaborazione».


Luogo:

Roma

Testata:

La Stampa

Autore:

Francesca Schianchi

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