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Governo Italiano

Intervista

Data:

08/04/2003


Intervista

Li chiamano pacifisti, ma sul dopo Saddam sono i più agguerriti. Vogliono esserci, a tutti i costi.

Due esempi: si parla di ricostruzione, e spunta il ministro degli Esteri francese de Villepin, in tourneè nelle capitali europee per discutere di come organizzare la fase post-bellica in Iraq.

Si accenna al ruolo dell’Onu, e Piero Fassino si trasforma da colomba a quaglia, con un salto all’indietro che lo riporta sulle posizioni dell’ex compagno guerrafondaio Tony Blair.

" la sua è una posizione schizzoide ", commenta lapidario il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, quasi divertito nell’assistere all’ennesima acrobazia politica dei Ds.

stanno rispolverando la loro icona perduta solo perché Blair ha una posizione leggermente diversa dagli usa sul dopo-Saddam. Dopo aver osteggiato per settimane il leader laburista, Fassino adesso cerca di ritagliare un ruolo a quella Sinistra che si è frammentata e ha ondeggiato paurosamente sulla guerra in Iraq.

D. " Anche il governo italiano e con Blair, che sostiene un ruolo di primo piano dell’Onu nella gestione post-bellica "

R. " Certo, noi stiamo con l’Europa, che in questo momento sta esprimendo una posizione politica molto forte, unitaria, di sostegno a Blair. Sulla ricostruzione dell’Iraq e sul sostegno alle Nazioni Unite, l’Europa potrebbe ritrovare uno spirito comune che ha perso quando si è trattato di schierarsi rispetto all’intervento militare ".

D. Non c’è il rischio che gli Usa individuino nella posizione di alcuni paesi europei, come Francia e Germania " dichiaratisi contrari alla guerra " il tentativo di salire sul carro dei vincitori?

R. Nessun paese che contribuisce a determinare la posizione della Ue può pensare di sostenere una linea antagonista rispetto agli usa. Questo deve essere chiaro: la Ue non può e non deve esprimere una linea che non sia frutto di una assoluta collaborazione euro-atlantica. Niente forzature, altrimenti le distanze tra alcuni paesi europei e gli usa sono destinate ad aumentare.

D. Quali sono gli scenari post-bellici? E’ possibile un’escalation della guerra ino al coinvolgimento di Iran e Siria?

R. " Mi sembra improbabile un futuro attacco ai due paesi. Credo piuttosto che il passo successivo alla guerra in Iraq sia affrontare la questione medio orientale. Nessuno, realisticamente può pensare di prescindere da questo problema. Questa è anche la posizione di Blair ma anche di tutti gli altri partners europei. Palestinesi e Israeliani devono sedersi allo stesso tavolo per concordare e definire come e quando potranno esserci due popoli e due stati nell’area ".

D. E’ possibile ipotizzare una presenza di truppe italiane in Iraq per la fase di peace-keeping?

R. " Se la Nato e la Ue ce lo chiedessero, in un contesto Onu, noi non ci tireremmo indietro, anche in virtù dell’esperienza accumulata e dell’apprezzamento ricevuto in precedenti missioni, come ad esempio quella di peace keeping in Mozambico. Siamo pronti a fare il nostro dovere ".

D. E sulla ricostruzione? Il vice-presidente di Confindustria sembra interessato all’argomento. " la partita non è persa, ma saranno avvantaggiati i paesi che si sono impegnati nella guerra con uomini e mezzi ", dice Tognana.

R. " Dico che l’argomento economico ora è prematuro. Del resto non mi pare che Confindustria si fosse schierata in favore della guerra. Ora aspetti le indicazioni del governo, faremo sapere al momento opportuno ".


Luogo:

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Autore:

Luca Maurelli

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